Inizia a Roma il ciclo dei sette concerti del "Progetto Pollini", per il debutto italiano del suo progetto Maurizio Pollini ha eseguito Schönberg, Webern, Stockhausen e Beethoven.

Leggerezza e ironia sono la cifra vincente della suggestiva lettura di Abbado, Luzzati, Calì e Saccomandi

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Tra tutte le tinte di cui l'opera di Donizetti è portatrice, si è calcato soprattutto, se non esclusivamente, sull'aspetto comico, buffonesco, tralasciando in secondo piano quelle finestre sul sentimentale, il lirico, il passionale, che sono rimaste episodi, quasi occasionali, poco integrati.

Fortemente tagliata la "Lucia di Lammermoor" proposta da Oren, la cui direzione è apparsa spenta e confusa. L'abbinamento con la regia di Vick, pensata per l'opera completa, è stridente. Eva Mei ha debuttato nella parte di Lucia.

spettacolo nel complesso mediocre ma dignitoso, con alterni risultati sul piano della resa musicale.

Una Carmen superficiale quella di Parma, con tanti colori ma nessuna passione. Fredda, distaccata fin dalle prime note. Reynolds ha diretto a compartimenti stagni, con poco spreco di inventiva. Le voci parevano quasi tutte estreanee ai personaggi, tranne forse Pertusi, bravo attore ma "fuori repertorio" con Carmen. Il pubblico ha applaudito, anche se ho visto piccoli gruppetti di loggionisti tagliare la corda durante il secondo intervallo.

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Un apologo aperto alla speranza che passa dalle radici, dalla memoria, dal canto: con la bella messinscena firmata da Giorgio Barberio Corsetti, e' andata su al Piccolo Teatro del Maggio Musicale Fiorentino la novita' assoluta di Fabio Vacchi "Il letto della storia" su libretto del poeta e narratore Franco Marcoaldi.

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Un "Falstaff" trionfale a Bastille grazie al baritono francese Jean-Philippe Lafont. Lo sostiene l'Orchestra dell'Opéra national de Paris in stato di grazie sotto la bacchetta di James Conlon. La regia di Dominique Pitoiset si rivela estremamente intelligente.

Il teatro Capitole di Tolosa apre a "Lulu" di Alban Berg. E il regista Pet Halmen provoca. C'è molto erotismo in questa produzione dove il nudo è esibito con disinvoltura grazie alla prestanza del soprano americano Marisol Montalvo. Un cast d'eccezione e l'orchestra stabile sempre solida assicurano un grande successo.

Al teatro dell'opera di Francoforte la proposta di una "Donna senz'ombra" senza orpelli orientaleggianti che permette al pubblico di concentrarsi sul valore della "poiesi" della musica di Richard Strauss.

Il Teatro Mariinski è in residenza allo Châtelet di Parigi dove è in programma una ricca stagione russa. La troupe è dominata dalla Tatiana di Irina Mataeva, menntre Valery Gergiev seduce alla prese con la "sua" orchestra. La regia è firmata da Patrice Caurier e Moshe Leiser.

La regista cinematografica Colinne Serreau ci prova con Rossini. Il suo Barbiere convince e conquista il pubblico di Bastille. Ci metto la loro il direttore Jesus Lopez-Cobos e una troupe di gran livello.

Vespri cupi e interrotti a Busseto. Pizzi ha investito il teatrino della cittadina con un velo nero, nel quale ha avvolto tutto, e con una atmosfera cupa e triste (non che la vicenda rappresentata sia allegra...). Papi, un Procida in serie difficoltà, ha pensato bene di scusarsi e rinunciare, lasciando la palla al giovane Anastassov, che ci ha messo buon impegno, come del resto la Nizza e Zuliani, entrambi però molto poco sicuri nei ruoli di Elena e Arrigo. Apprezzabile il Monforte di Stoyanov. Ranzani a diretto senza brillanti spunti, al solito a tinte forti. Il solito successo di pubblico e "gente conosciuta".

Colin Davis si rivela il vero mago nella nuova produzione del Flauto magico alla Royal Opera House, dominata dalla Regina della notte di Diana Damrau e dalla Pamina di Dorothea Roschmann.

Un grandioso nuovo allestimento del grand-opéra di Gounod inaugura con successo la stagione lirica dell'Opera di Roma

Scarno e povero l'impianto registico e scenografico, fatto un po' in economia e senza idee di rilievo. Disomogenea la compagnia di canto con una sostituzione dell'ultimo momento della Behrens con Sarah Johannsen (che avrebbe dovuto fare le ultime due recite in cartellone), non entusiasmante. Efficaci La Runkel in Clitennestra e Linn in Oreste. Di rilievo la direzione d'orchestra di Christian Arming.

Ritorna a Trieste "Tancredi" di Rossini, assente dal 1830, ma un'interpretazione poco attenta stilisticamente rende l'opera musicalmente pesante, malgrado la presenza di un buon cast vocale e di una regia innovativa nell'ambientazione.

Videoproiezioni, danza, recitazione, canto tra l'eclettismo musicale di Honegger e l'assemblaggio colto di Paul Claudel per una Jeanne d'Arc di multiple suggestioni.

La grande prova di Ramón Vargas; lettura controversa di Denis Krief

Grande interesse musicale nel ritorno alle scene di un capolavoro firmato Metastasio e Pergolesi