Nuovo allestimento (regia e scene di Graziano Gregori) per "Nabucco" a Verona. Ma l'attesa è andata in parte delusa: scenografia minimale, a favorire lo sfondo petroso naturale dell'Arena, e tuttavia responsabile di alcuni incidenti tecnici. Che non compromettono per altro il grandioso respiro corale e la bellezza di fraseggio ricercata da Oren (protagonista assoluto, con il coro) nell'opera verdiana. Anfiteatro gremito e successo enorme, specie per il direttore israeliano.

Il dramma radiofonico di Bruno Maderna rinasce trasformato in un'opera sui generis

"Il sogno di Urizen", una delle commissioni del Ravenna Festival 2002, ha riunito in un'operazione di grande potenza espressiva e simbolica l'allestimento visivo di Jannis Kounellis e la densa e tensiva partitura di Crivelli: questa si segnalava per sciogliere nel visionario tessuto sonoro i versi, visionari essi stessi, del I libro dei Libri Profetici di Blake, affidandone la recitazione in sovrapposizione agli stessi strumentisti e facendone un'importante livello timbrico.

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Russalka di Dvorak sbarca all'Opéra Bastille un secolo dopo la creazione a Praga. Ed è subito successo grazie alla complicità di Renée Fleming e giochi finissimi della regia di Carsen

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All'Alighieri di Ravenna le "Nozze" di Strehler-Muti hanno confermato l'efficacia della lettura, grazie ad un allestimento che, seppure ridimensionato, ha mantenuto tutto il suo fascino. Muti ha diretto Mozart "alla Muti": piacevole e vivace, a tratti veramente intenso. Cast vocale azzeccato, a parte qualche imprecisione nelle mezze voci di Cherubino, e uno squilibro all'inizio del primo atto tra palcoscenico e orchestra. Sostanzialmente perfetti i Wiener, meno brillante il coro. Alla fine tanti, tanti applausi.

Menotti polimorfico: librettista e compositore di due operine diversissime e anche regista, con risultati sempre sorprendentemente efficaci, nonostante la semplicità, per non dire banalità, dei mezzi usati

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Successo a Ravenna per West Side Story. Compagnia di giovani dal generoso impegno ma dalla resa un poco generica. Orchestra che ha creato qualche imbarazzo nei momenti più "swinganti". Interessante la riproposta dell'allestimento originale del 1957.

Un giovane regista genialoide e un direttore di talento propongono il loro Macbeth

Bruno Bartoletti, Renata Scotto e Adina Nitescu sono stati gli artefici del successo di "Madama Butterfly" l'opera pucciniana che ha chiuso la stagione del Carlo Felice. Incisiva la direzione di Bartoletti che negli ultimi cartelloni ha offerto alcuni degli spettacoli migliori visti nel teatro genovese. Interessante la prova di Adina Nitescu ben "consigliata" da una Cio-Cio-San storica come Renata Scotto.

Mark Elder e l'Orchestra of the Age of the Enlightenment riscoprono le infinite ricchezze del capolavoro misconosciuto di Weber in una nuova produzione al festival di Glyndebourne.

Aida al massimo dello sfarzo e della sovrabbondanza, che alla fine ha mortificato una visione dialettica della vicenda: Vocalmente buone le prove della Cedolins e della Cornetti, sotto tono quella di Licitra. Direzione positiva di Oren.

Un Don Giovanni affidato soprattutto all'eccellente cast, cui la regia di Proietti e le scene e i costumi di Conti forniscono un'elegante cornice più che un indirizzo interpretativo

Il Simon Boccanegra di Claudio Abbado al sessantacinquesimo Maggio Musicale Fiorentino: un trionfo per il maestro, di nuovo a capo, dopo tanti anni, di una produzione italiana. E' un debutto italiano nella regia d'opera per il grande Peter Stein. Spicca nel cast, accanto al protagonista Carlo Guelfi, la dolce, intensa e luminosa Amelia Grimaldi di Karita Mattila.

Bella e ben riuscita la "Maria" di Ravenna. Perfettamente in linea con le esigenze espressive di quest'opera gli interpreti, prima tra tutti Vanesa Quiroz. La musica di Piazzolla ha trovato ottimi interpreti nella compagine strumentale impegnata, diretta dal mestiere di Ziegler. Tanti applausi alla fine.

Anthony Michaels-Moore e Maria Guleghina forniscono una imponente interpretazione del Macbeth di Verdi nella produzione squisitamente teatrale di Philida Lloyd

La forza del destino è andata in scena a Parma proponendo uno spettacolo funzionale, a tratti piacevole ed efficace, in cui il regista Fassini è riuscito a gestire le 4 ore di musica con dignitoso mestiere. A tratti imbarazzante l'Alvaro di Cupido (voce sfibrata, il fraseggio: questo sconosciuto..., ecc.) mentre bene la Fantini e Colombara. Adeguata anche la direzione musicale di Rath, un poco opaca alle prese con la sinfonia d'apertura. Successo di pubblico, solo qualche brusio per il tenore nello stesso teatro dove, solo lo scorso anno, Cupido in una serata come questa sarebbe stato tempestato di "buuu...".