"La Costanza trionfante" di Vivaldi apre il Modena Belcanto Festival

La prima esecuzione in forma semiscenica curata da Marco Bellussi e diretta da Federico Maria Sardelli

GD

27 settembre 2026 • 4 minuti di lettura

La Costanza trionfante (foto di Rolando Paolo Guerzoni)
La Costanza trionfante (foto di Rolando Paolo Guerzoni)

Teatro Comunale Pavarotti-Freni, Modena

La Costanza trionfante degl'Amori, e degl'Odii

25/09/2026 - 25/09/2026

Dei novantaquattro titoli che costituiscono il catalogo teatrale vivaldiano, quelli pervenutici in forma integrale risultano soltanto nove; pertanto, avere l’opportunità di assistere alla prima esecuzione assoluta in forma semiscenica della ritrovata Costanza trionfante degl’Amori, e degl’Odii, nell’ambito della serata inaugurale del Modena Belcanto Festival (e dopo un’anteprima sempre a tema barocco, promossa dalla Fondazione Leone Magiera e dedicata ai personaggi femminili del teatro di Händel) può dirsi una fortuna.

L’opera è stata riscoperta e riassemblata dall’esperto Federico Maria Sardelli, che dopo una lunga ricerca (tra manoscritti, pasticci operistici e fonti spesso incomplete) è riuscito a dissotterrare quello che può definirsi un tesoro a tutti gli effetti: ben sedici arie (rispetto alle trentacinque totali indicate nel libretto di Antonio Marchi) che permettono, grossomodo, di carpire i caratteri narrativi ed emotivi di un titolo importantissimo nella produzione dell’autore. La Costanza, infatti, si attesterebbe come uno dei prodotti più fortunati di Vivaldi, considerando che dopo il debutto a Venezia nel 1716 si avviò una cospicua serie di riprese in tutta Europa giunta sino agli anni Trenta.

Nell’approcciarsi a quest’opera ritrovata, è opportuno chiarire che la partitura originale e completa del compositore è attualmente perduta. L’unico punto di riferimento per la ricerca di Sardelli è da ritenersi un nucleo di sette arie (più un frammento di un duetto) portato alla luce nel 2001 da Faun Tanenbaum Tiedge e Michael Talbot; da qui, lo studioso livornese ha rintracciato quanti più pezzi della Costanza possibile, andando a scavare in fonti periferiche (come alcuni pasticci tedeschi e abrégé per canto e basso tipici dell’epoca) o attingendo ad altre opere di Vivaldi, il quale era solito riutilizzare le proprie arie.

Il risultato è stata la presentazione al pubblico modenese della versione più fedele possibile della Costanza, che Sardelli ha voluto consegnare esattamente per come ci è pervenuta; dunque, senza aggiunte ex novo e rispettando l’organico (archi e basso continuo) attestato dalle musiche superstiti. L’unica libertà che l’autorevole musicologo si è concesso è stata quella di inserire, in apertura della rappresentazione, la Sinfonia RV 112, coeva all’opera. Da questo punto di vista, Sardelli ha diretto la sua Orchestra Barocca Modo Antiquo con notevole precisione, riuscendo ad articolare il flusso sinfonico di questa specie di ouverture con una concertazione approfondita e sorretta da un’ottima gestione dinamica.

Per quanto concerne il melodramma vero e proprio, invece, Sardelli non si è limitato all’uso della bacchetta, bensì vi ha affiancato quello della voce, calandosi nel ruolo di narratore, incaricato di chiarire agli spettatori, tra un’aria e l’altra, gli sviluppi della trama della Costanza. Onestamente, l’intricato – e adeguatamente bislacco – intreccio dell’opera è risultato abbastanza comprensibile, per quanto possa esserlo quello di un libretto di epoca barocca: Doriclea viene catturata da Artabano, re dei Parti e trionfatore su Tigrane, re armeno e marito della fanciulla, la quale con la sua costanza e la sua purezza riuscirà alla fine a riportare il coniuge sul trono.

La Costanza trionfante (foto di Rolando Paolo Guerzoni)
La Costanza trionfante (foto di Rolando Paolo Guerzoni)

La mise en espace è stata curata dal bravo Marco Bellussi, che ha proposto uno spettacolo tutto giocato sul rapporto tra platea e palcoscenico e sulla relazione fotografica tra l’oscurità della parete di fondo e le fioche luci delle numerose lampade da terra con paralume in tessuto disposte sulla scena. Sembrava spesso di trovarsi piacevolmente in un intimo studiolo notturno, probabilmente un riferimento metatestuale al lungo lavoro di ricerca compiuto da Sardelli e che rappresenta l’origine dell’intero progetto.

A interpretare i vari personaggi dell’opera (di cui uno, Farnace, doverosamente en travesti) si sono affaccendate, con esito positivo, le voci del baritono Mauro Borgioni, del soprano Valeria La Grotta e del mezzosoprano Cecilia Molinari. Borgioni ha offerto una dizione ben scolpita ed elegantemente adeguata all’ottima proiezione dello strumento, mentre La Grotta è apparsa piuttosto disinvolta nell’amministrazione del timbro naturalmente grazioso. Infine, Molinari ha spiccato per le sue solide doti recitative e per un canto solitamente intonato, soprattutto in virtù della buona gestione del fiato nell’efficace registro centrale.

La Costanza trionfante (foto di Rolando Paolo Guerzoni)
La Costanza trionfante (foto di Rolando Paolo Guerzoni)

In generale, il progetto di Sardelli (sequel dell’incisione su disco dell’opera, avvenuta sempre quest’anno) è da considerarsi riuscito sia sul fronte scientifico, sia su quello teatrale e sugella un inizio promettente per l’edizione 2026 del Modena Belcanto Festival; una kermesse che, come puntualizzato dal direttore artistico Aldo Sisillo, è interessata alla valorizzazione del Belcanto in tutte le sue forme e trasformazioni. Anche quelle incomplete e ricostruite.