Il Requiem di Verdi a Modena

Nell'ambito del Modena Belcanto Festival con la direzione di Aldo Sisillo e le voci di Fridman, Berrugi, Pernozzoli e Zanellato

GD

15 ottobre 2026 • 3 minuti di lettura

Messa da Requiem (foto di Rolando Paolo Guerzoni)
Messa da Requiem (foto di Rolando Paolo Guerzoni)

Teatro Comunale Pavarotti-Freni, Modena

Messa da Requiem

10/10/2026 - 10/10/2026

Sebbene l’edizione 2026 del Modena Belcanto Festival sia dedicata al 125° anniversario della morte di Giuseppe Verdi, non poteva mancare di certo un evento in occasione del suo 213° compleanno. Ebbene, l’evento in questione è stato una bella e soddisfacente esecuzione della Messa da Requiem, andata in scena sotto l’accurata direzione di Aldo Sisillo e in presenza di un cast di solisti di tutto rispetto composto da Lidia Fridman, Giorgio Berrugi, Valentina Pernozzoli e Riccardo Zanellato.

Lo stesso Sisillo ha affermato l’importanza di riuscire a trovare un equilibrio convincente tra la componente sacra dell’opera e quella drammatico-teatrale di cui questa è indubbiamente ricca. Da questo punto di vista, si può dire che il direttore abbia portato a termine il compito con buoni risultati, soprattutto considerando l’ottimo livello di intesa raggiunto con gli interpreti, con il coro e con l’orchestra. Infatti, se la natura religiosa del Requiem emerge quasi naturalmente di per sé – d’altronde, basta pensare a momenti ad alta intensità lirica come il Lacrimosa e l’Ingemisco –, la sua anima più “operistica” occorre ricercarla nell’esecuzione stessa.

In questo frangente, Sisillo ha proposto una direzione vibrante e melodicamente appagante, (soprattutto in concomitanza del celebre Dies Irae, elargito con tutto il vigore necessario). Tuttavia, non bisogna pensare che Sisillo abbia lasciato le pagine più luttuose e intimistiche in balia del frastuono – comunque adeguato – di alcuni passaggi. Al contrario, il direttore ha saputo celebrare, con un fraseggio ben studiato, tutto lo struggimento tardo-ottocentesco dell’opera, a partire dal solido piano degli archi con cui è stata inaugurata l’esecuzione, dalla certosina concertazione con cui ha amministrato il Lacrimosa e fino all’intenso crescendo riscontrato sul finale.

In generale, la Filarmonica del Teatro Comunale di Modena è stata protagonista di una performance davvero encomiabile; il complimento va esteso a tutti i reparti coinvolti e particolarmente amplificato nei riguardi dei fagotti per il solo che apre Quid sum miser, e degli archi, artefici di una tagliente drammaticità di grande effetto scenico e musicale. Ugualmente, il Coro Lirico di Modena, preparato ottimamente da Giovanni Farina, ha regalato una prova abbastanza convincente, riuscendo sia sul piano tecnico, sia su quello interpretativo.

Per quanto concerne il gruppo di solisti, a spiccare trionfalmente è stata la voce sensazionale di Lidia Fridman. Il soprano russo, ultimamente lanciatissimo nel repertorio verdiano (a Modena lo si è ammirato recentemente in Stiffelio), è dotato di un timbro miracolosamente unico: complessivamente riconoscibile dal peculiare colore bruno, che dona al registro acuto una pasta di suadente e granitica rotondità, lo strumento è da definirsi sorprendente soprattutto per come viene amministrato dal raffinato legato e dall’ineccepibile intonazione di Fridman in presenza del registro medio-basso. In quest’ambito, la voce della cantante acquisisce una prodigiosa aura di enigmaticità: la tipicità del timbro diventa, infatti, quella di smontare o, quantomeno, eclissare il genere dello strumento stesso, per cui la voce si doterebbe di un intrigante carattere androgino.

Questo dono naturale non può che essere esaltato da una partitura come quella del Requiem, tanto che non si può negare la magnifica resa da parte di Lidia Fridman del Libera Me conclusivo (tra l’altro, adornato da una capacità declamatoria di notevole profondità recitativa) e quella incantevole messa di voce, poi morbidamente diminuita, sui versi "sed signifer sanctus Michael repraesentet" nell'Offertorio.

Accanto a lei, Giorgio Berrugi è risultato più che convincente, sebbene il suo timbro vocale si stia parzialmente allontanando da questo repertorio, giudicabile per lui attualmente un po’ pesante. Comunque, il tenore si è fatto notare per la buona dizione e l’intonazione generale, riuscendo a raggiungere soddisfacenti vette interpretative anche nei momenti tecnicamente più intensi. Riccardo Zanellato, invece, si è fatto valere con la sua solida esperienza scenica e le sue indefesse abilità canore, risultando particolarmente efficace nel Mors stupebit.

Valentina Pernozzoli, a causa della giovane età, era sicuramente la solista con meno esperienza e, proprio in virtù di ciò, è doveroso tributarle i complimenti più sinceri; effettivamente, il mezzosoprano non solo è dotato di una voce molto bella e naturalmente musicale, ma anche di ottimi mezzi tecnici, considerando l’intonazione adeguata con cui ha illuminato il proprio registro centrale. Insomma, è sempre una gioia avere l’opportunità di scoprire una nuova voce che, peraltro, si attesta già meritatamente in ascesa.

Al termine dell’esecuzione, il pubblico modenese ha salutato tutti gli artisti coinvolti con applausi rumorosi e convinti.