Anna Pirozzi omaggia Mirella Freni

Grande successo per il soprano nel recital diretto da Davide Massiglia nell'ambito del Modena Belcanto Festival

GD

09 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura

Anna Pirozzi e Davide Massiglia (foto di Rolando Paolo Guerzoni)
Anna Pirozzi e Davide Massiglia (foto di Rolando Paolo Guerzoni)

Teatro Comunale Pavarotti-Freni, Modena

Concerto di Gala di Anna Pirozzi

04/10/2026 - 04/10/2026

Il nume tutelare dell’edizione 2026 del Modena Belcanto Festival è sicuramente Giuseppe Verdi, a cui l’intera kermesse è dedicata in onore del 125° anniversario della sua morte. Come illustrato dal direttore artistico della rassegna Aldo Sisillo, con Verdi il belcanto si trasforma in una vera drammaturgia della voce, dove la parola e il canto si fanno veicolo di azione teatrale.  Pertanto, non poteva mancare nel ricco cartellone della manifestazione una serata che omaggiasse proprio il canto verdiano.

A vestire i panni di illustre e celebrato alfiere di questo repertorio è stata Anna Pirozzi, protagonista di un concerto di gala con la Filarmonica del Teatro Comunale Modena diretta dal giovane Davide Massiglia. Tuttavia, l’evento non ha esaurito la propria natura celebrativa nel nome di Verdi, perché l’altra figura felicemente omaggiata è stata quella, imprescindibile per Modena (il teatro è intitolato congiuntamente a lei e a Pavarotti) e per il repertorio verdiano in generale, di Mirella Freni, artista a cui la stessa Pirozzi si è sempre detta molto legata e considerata affine.

Il recital ha visto Anna Pirozzi immergersi nelle vesti delle eroine verdiane che l’hanno meritatamente resa celebre in tutto il mondo, affiancate da alcune pagine rivolte anche a ruoli da lei poco frequentati.
La serata è stata aperta da Odabella, guerriera nobile e vendicativa che nel Prologo di Attila è protagonista della difficile aria “Santo di patria”: già dal primo poderoso acuto, seguito ottimamente dalla fulminea discesa nei meandri del suo bel registro grave, Pirozzi ha evidenziato le sue indiscusse qualità di interprete e di cantante. Individuando un equilibrio perfetto tra la robusta intonazione del registro centrale, autentico viatico per l’azione teatrale verdiana, e la disinvoltura tecnica nei portamenti e nei passaggi di coloratura, l’artista di origini campane ha dato al pubblico un benvenuto a dir poco scoppiettante.

Successivamente, è stata la volta di Aida; quello della principessa etiope è ormai un ruolo che Anna Pirozzi conosce e pratica alla perfezione (come dimostra il recente trionfo a Barcellona) e in “Ritorna vincitor” non si è potuto far altro che ammirare, con enorme soddisfazione acustica, l’esperienza della cantante. In quest’occasione, Pirozzi ha stupito per la nonchalance e la spontaneità vocale e recitativa con cui ha governato il passaggio, tutt’altro che semplice, dal primo al tardo Verdi. Nell’esecuzione dell’aria, è risultata dunque sentimentalmente intensa, affidando con grande intelligenza i risvolti emotivi dell’invocazione di Aida alla raffinata cura con cui ha articolato la parola. Un fulgido esempio di come si dovrebbe sempre cantare Verdi.

A seguire, le incursioni di Pirozzi nei panni di Abigaille (suo cavallo di battaglia) e Lady Macbeth hanno ribadito quanto il successo delle performance dell’interprete non si fondi esclusivamente sulla naturale bellezza del suo timbro e sulla sua portentosa capacità di emissione. Il talento di Anna Pirozzi si costruisce sullo studio costante del personaggio, inteso come ruolo vocale a tutto tondo: la magnifica risoluzione, tutta d’un fiato, del fatidico salto di ottava del “fatal sdegno” che conclude “Ben io t’invenni” non è apparsa come una mera espressione di virtuosismo, bensì si è attestata come la naturale emersione drammatica e canora di ciò che Abigaille provava e viveva in quel momento.

Subito dopo, anche la conduzione ben fraseggiata di “Anch’io dischiuso un giorno” si è fatta portavoce di un’autenticità recitativa che è andata ben oltre la consueta e felicissima intonazione della cantante.
 Allo stesso modo, l’esecuzione di “Nel dì della vittoria!… Vieni! t’affretta!” è stata un ampio successo: dall’istrionica e imponente declamazione inziale sino agli acuti più svettanti e intransigenti, Anna Pirozzi ha offerto una Lady carismatica e complessa.

La sfilata delle eroine verdiane non poteva, poi, non includere la Leonora della Forza del Destino, a cui Pirozzi ha reso giustizia con un’interpretazione da manuale di “Pace, pace mio Dio!”. La "messa di voce" e il seguente diminuendo – entrambi delicati e soavi – che hanno aperto l’aria hanno presto lasciato spazio a un racconto denso di dramma e tutto magistralmente cesellato sulla gestione del fiato, sull’impeccabile intonazione e, ovviamente, su una dizione scolpita direttamente nelle pagine del libretto di Francesco Maria Piave.

La medesima abilità espressiva si è ammirata nella resa di “Morrò, ma prima in grazia” da Un ballo in maschera: qui, il timbro di Pirozzi si è fatto improvvisamente più morbido e rotondo, contribuendo a elargire un fraseggio struggentemente palpitante di lagrimevole impressione e ben accentato su alcuni ipnotici pianissimo.

Sul fronte dell’accompagnamento, la direzione di Davide Massiglia ha sofferto di alcune imprecisioni, come nell’attacco della sinfonia di Giovanna d’Arco e in alcuni passaggi di Aida; evidentemente l’intesa con la Filarmonica di Modena (anch’essa vittima di una forma non proprio ottimale) non è stata raggiunta appieno. Ugualmente, anche l’interpretazione del Preludio di Attila e l’ouverture dell’opera innominabile di Verdi non hanno sortito l’effetto sperato, risultando prive di quello scavo agogico e dinamico che meriterebbero.
Decisamente più convincente è stata la resa del Preludio dell’atto II di Un ballo in maschera, la cui esecuzione è sembrata pregna dei colori e delle emozioni giuste.

Il concerto si è infine concluso con due omaggi esplicitamente rivolti da Anna Pirozzi a Mirella Freni: il primo si è esaurito nella commozione generale sulle note dell’Ave Maria da Otello, mentre il secondo ha visto protagonista la più leggera “Son pochi fiori” dall’Amico Fritz, un brano che Pirozzi ha imparato proprio dalla stessa Freni.