Kissin e Schiff: due pianoforti per due leggende

La 40ª edizione di Musica Insieme Bologna accoglie il debutto italiano in duo dei due interpreti

GD

04 novembre 2026 • 4 minuti di lettura

Evgeny Kissin e András Schiff (foto di Andrea Ranzi)
Evgeny Kissin e András Schiff (foto di Andrea Ranzi)

Auditorium Manzoni, Bologna

Evgeny Kissin e András Schiff

31/10/2026 - 31/10/2026

Con la stagione corrente, Musica Insieme Bologna spegne ben quaranta candeline di numerosi, e talvolta memorabili, concerti cameristici e sinfonici. E uno degli eventi più attesi di questa edizione XL non poteva che essere la serata dedicata a due dei massimi pianisti della nostra epoca ovvero Evgeny Kissin e Sir András Schiff, spesso presenti singolarmente nei cartelloni dell'organizzazione. 
Questa volta, i due geni del pianismo di ieri e di oggi si sono uniti per un inedito ed elettrizzante concerto a quattro mani e due pianoforti, che ha attraversato due secoli di letteratura pianistica. 

Lo stile galante dell'irresistibile Sonata in re maggiore KV 448 di Mozart ha aperto la serata, calando immediatamente il pubblico in un clima di estatica spensieratezza. Già dal primo movimento è emerso tutto l'affiatamento tra i due musicisti, impegnati a scolpire un dialogo tra i due strumenti all'insegna di un fraseggio vivido e sempre proteso in avanti dal punto di vista interpretativo. L'“Allegro con spirito" si costruisce, infatti, su progressioni dinamicamente assertive e melodicamente eloquenti; Kissin e Schiff, da esperti quali sono, hanno saputo dosare tutto alla perfezione, lasciando che l'uditorio potesse cogliere le gustose sfumature del brillante colloquio intrattenuto tra le diverse regioni delle due tasitere. 

Dopo gli arpeggi rutilanti del primo tempo, l'esecuzione preziosa dell'“Andante" ha dischiuso quella raffinata e tenera cantabilità per cui sono noti i movimenti lenti di Mozart. In questo caso, la premura stilistica di Kissin e Schiff ha illuminato tutto l'affettuoso lirismo insito nella partitura; merito del sapiente ed equilibrato controllo richiesto per articolare adegutamente il morbido legato che deve consumarsi nel registro centrale dello strumento e lo staccato necessario per amministrare con personalità la regione più acuta. 
Dopo tale oasi di serenità, il movimento finale – uno scinitllante e cinetico rondò tutto incastri, giustapposizioni e sorprese – ha ricondotto all'agitazione iniziale, mostrandosi, tuttavia, come la compiuta sintesi delle due anime della sonata: l'irrequietezza dei virtuosismi (eseguiti con naturale espressività) e la cantabilità delle melodie.

La prima incursione nell'epoca romantica è stata testimoniata dall'Andante e Variazioni op. 46 di Schumann, eseguito da Kissin e Schiff (opportunamente scambiatisi di posto, con il primo stavolta rivolto sull'iinterno del palcoscenico e il secondo sull'esterno) con solida maturità  e rispetto assoluto della partitura, colta egregiamente in tutti i suoi raffinati e colorati ghirigori, tra carezze e schiaffi dinamici. 

Successivamente, ancora Schumann con Bilder aus Osten (Quadri d’Oriente) op. 66, sei improvvisi dalle mutevoli atmosfere emotive tratti da un'opera dell'orientalista tedesco Friedrich Ruckert. A spiccare è stato il temperamento dei due interpreti, espressivo e consono ai numerosi caratteri della composizione, la quale è stata generalmente risolta all'insegna di una personale distensione e abbandono. Il vigore cromatico del primo pezzo, l'acuta introspezione del secondo, la virtuosa spigliatezza del terzo, il poetico e toccante lirismo del quarto, la tenace e percussiva risolutezza del quinto e il religioso e sospirante raccoglimento dell'ultimo, talvolta piacevolmente insidiato da una dolcezza quasi infantile: un magistrale mosaico di incantevoli e ipnotiche suggestioni. 

Dopo l'intervallo, un'esecuzione travolgente e magnetica della Moldava, celebre sezione del poema sinfonico Má vlast di Smetana. Interpretazione squisitamente virtuosistica, quella di Kissin e Schiff è apparsa come una traboccante cornucopia di scale, cromatismi e arpeggi rapidissimi, come se i due maestri avessero condensato l'ABC del pianoforte in un dipinto di Jackson Pollock. Eppure, anche nei momenti più vorticosi si poteva scorgere in filigrana la soave bellezza di quell'attenzione allo sviluppo della linea melodica per cui i due artisti sono apprezzati in tutto il mondo.
In generale, un risultato straordinario e rivelatore, forse come mai prima di quel momento, della profondità del dialogo tra lo stile rigoroso e lucido di Schiff e il potente, drammatico e passionale virtuosismo di Kissin. 

Il patriottico eroismo di Smetana è stato seguito specularmente dal folk istintivo e divertito del connazionale Dvořák, di cui Kissin e Schiff hanno eseguito carismaticamente le Otto danze slave (in particolare, le n. 1, 2, 3, 7 e 8 dell'op. 46 e le n. 1, 2 e 7 dell'op. 72). Note sopratutto nella loro versione orchestrale, le danze furono composte originariamente proprio per pianoforte a quattro mani; un'indicazione comunque non rispettata dai due musicisti che hanno preferito avvalersi di due strumenti. 
Schiff e Kissin hanno proposto un'interpretazione che distillasse l'essenza più pura del piacere uditivo. Tattile, variopinta, vibrante, giocosa, cantabile, smaniosa, irrequieta, delicata e semplicemente trascinante, l'esecuzione si è rivelata un prodigio di "messa in musica" di colori, bagliori e umori eterogenei: un meravigilioso viaggio nel mondo di due colossi come Kissin e Schiff. 

Travolti dagli applausi del pubblico bolognese, i due maestri hanno voluto ringraziare con ben tre bis, tutti eseguiti – finalmente – a quattro mani su un unico pianoforte: la Marcia militare op. 51 di Schubert e il Valzer op. 39 n. 15 e la Danza ungherese n. 1 di Brahms.