La prima volta di Semele a Bologna

L'opera di Händel in forma di concerto diretta da Giulio Prandi e interpretata da Suzanne Jerosme, Raffaele Pe e Jorge Navarro Colorado

GD

26 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura

Semele (foto di Andrea Ranzi)
Semele (foto di Andrea Ranzi)

Auditorium Manzoni, Bologna

Semele (in forma di concerto)

23/10/2026 - 25/10/2026

Un’opera lirica di Georg Friedrich Händel mancava al Teatro Comunale di Bologna dal 2003, quando andò in scena Giulio Cesare con la regia di Luca Ronconi e la bacchetta di Rinaldo Alessandrini.
Dopo ventitré anni, la nuova e illuminata direzione artistica di Pierangelo Conte (che si è posto l’obiettivo di rilanciare l’offerta artistica del massimo teatro felsineo riportando sulle sue scene sia l'opera contemporanea, sia quella barocca) ha riaperto le porte a uno dei compositori più cosmopoliti del Settecento.

Questa volta, tuttavia, le porte non erano quelle del Comunale (in attesa della riapertura prevista per il prossimo San Valentino, al termine dei lavori di ristrutturazione), bensì quelle dell’Auditorium Manzoni dove Semele è stata eseguita in forma di concerto. Sebbene rispetto all’ultima volta di Händel a Bologna non ci sia stata la regia di Ronconi o, comunque, la messinscena di qualsiasi altro regista, la bacchetta sarebbe dovuta essere impugnata nuovamente dallo stesso Rinaldo Alessandrini. Peccato, però, che il direttore abbia dovuto rinunciare alla produzione e lasciare il podio all’altrettanto esperto Giulio Prandi. 

Questi ha offerto una lettura invero molto convincente di un’opera che, nonostante la catalogazione sotto l’etichetta di “oratorio” (con questo genere Semele condivide solo la fitta presenza di brani corali e la cumulazione di più personaggi su un singolo interprete), possiede tutte le caratteristiche di un melodramma intenso e complesso nella descrizione dei caratteri. La materia da cui William Congreve trasse il suo libretto (scritto originariamente nel 1705-1706 per un’opera di John Eccles e poi rimodellato da un collaboratore oggi ignoto) proviene dalle Metamorfosi di Ovidio e narra la storia della madre di Bacco, Semele, innamorata di Giove e vittima della gelosia di Giunone.

Prandi ha proposto una concertazione ben consapevole della moltitudine degli affetti illustrati da Händel in partitura, riuscendo al contempo a rendere dinamica e, a suo modo, divertente l’esecuzione di un’opera barocca in forma di concerto che sfiora le tre ore di durata.
In particolare, il direttore ha trovato un equilibrio molto piacevole all’ascolto tra la morbidezza richiesta al manto orchestrale nei passaggi più sentimentali, languidi e sofferenti e l’impeto ritmico e fraseologico di quelli più turbolenti, passionali e tragici.

Da questo punto di vista, l’Orchestra del Comunale ha risposto alle sollecitazioni di Prandi con ammirevole espressività, spiccando soprattutto nel reparto degli archi. Una menzione a parte, invece, si deve ai musicisti impiegati al basso continuo, capaci di rendere un po’ più vivace un’opera che narrativamente è assai scarica (nei primi due atti non succede praticamente quasi nulla): Luca Faraci e Francesco Tomasi (chitarroni), Alessandro Ciuliani (violoncello) e Angelo Troncone (organo/cembalo). 

Il cast vocale si è rivelato ben assortito, dimostrando una buona intesa con il direttore e un prezioso affiatamento scenico tra i suoi membri.
Nel ruolo del titolo, Suzanne Jerosme ha regalato una prova davvero ragguardevole, portando in dote un’espressività canora sempre adeguata a ogni sfogo emotivo del personaggio ed elargendo tutta la bellezza del suo timbro e la solida tecnica del suo strumento. Il soprano francese è stata protagonista di una performance  in continuo crecendo nel corso della recita; l'eleganza del fraseggio, il buon appoggio sul fiato e qualche picco virtuosistico nei da capo le hanno garantito un meritato successo (si vedano le esecuzioni davvero coinvolgenti delle arie "With fond desiring", "Myself I shall adore" e la celebre "I'll take no less" – risolta con squisita raffinatezza). 

Jorge Navarro Colorado, impegnato nel doppio ruolo di Giove e Apollo, ha stupito l'uditorio con la convincente intonazione e il delicato legato del registro centrale, nonché con le sue robuste doti recitative (di grande interesse sono risultate l'esecuzioni delle arie "I must with speed amuse her" e "Ah, take heed what you press").
Raffaele Pe ha fatto brillare la sua tecnica da controtenore, indossando gli abiti di un Atamante psicologicamente ben articolato e in grado di entusiasmare l'uditorio con la pregiata linea vocale. 
Altrettanto positive sono state le prove di Giuseppina Bridelli (Giunone/Ino), Monica Piccinini (Iris) e Ben Kazez (Cadmus/Somnus/Primo sacerdote): tutti e tre gli artisti sono risultati adeguati ai rispettivi ruoli vocali e scenici, dimostrandosi ben intonati e sempre vigili anche sul lato espressivo. 

Il coro del Comunale, preparato ottimamente da Claudio Marino Moretti, ha superato egregiamente la sfida di un'opera in cui gli interventi corali sono invero numerosi e richiedono delle capacità interpretative non da poco. La compagine è sembrata, dunque, molto compatta sul fronte ritmico e particolarmente efficace su quello dell'intonazione vocale. 

Al termine della Prima, il pubblico bolognese ha tributato calorosi applausi a tutti gli interpreti coinvolti, certificando il successo di una produzione che fa ben sperare per il futuro artistico della Fondazione e che, sinceramente, risulta di buon auspicio in un momento estremamente delicato come quello che sta affrontando il Teatro Comunale di Bologna, in seguito alle inattese dimissioni della Sovrintendente Elisabetta Riva e in virtù dell'imminente riapertura della sede storica.