Kate Lindsey incanta Bologna

Con Thomas Hengelbrock alla guida di Balthasar Nova e Cuban-European Youth Orchestra per Bologna Festival 2026

GD

12 giugno 2026 • 3 minuti di lettura

Kate Lindsey e Thomas Hengelbrock (foto di Roberto Serra)
Kate Lindsey e Thomas Hengelbrock (foto di Roberto Serra)

Auditorium Manzoni, Bologna

Kate Lindsey, Thomas Hengelbrock, Balthasar Nova e Cuban-European Youth Orchestra

10/06/2026 - 10/06/2026

Al Teatro Manzoni è calato il sipario sulla rassegna “Grandi interpreti” di Bologna Festival 2026: a siglare il termine di una stagione di grandi concerti (di cui almeno un paio definibili memorabili) è stato un viaggio tra l’armonia e l’espressività del Classicismo, in un programma che ha visto succedersi pagine di Mozart, Haydn e Beethoven. Al centro della serata, considerabile al tempo stesso divertente e umanamente profonda, il progetto didattico lanciato dal direttore Thomas Hengelbrock (un habitué del festival bolognese): affiancare a giovani musicisti degli interpreti con una carriera professionale già ampiamente consolidata. Nello specifico, il concerto ha offerto due diversi ensemble orchestrali, ovvero Balthasar Nova (contraddistinta dall’esecuzione storicamente informata su strumenti d’epoca) e Cuban-European Youth Orchestra; quest’ultima consiste nell’impiego dei migliori giovani talenti provenienti da Cuba e da diversi paesi europei. Nel presentare la seconda parte dell’evento, Hengelbrock ne ha sottolineato la rilevanza culturale e sociale definendo un autentico “miracolo” il fatto che degli artisti cubani possano calcare palcoscenici internazionali così prestigiosi (la supposta difficoltà nella realizzazione di tale progetto risiede ovviamente nella precaria e grave situazione socio-economica in cui versa Cuba oggi).

Ad aprire le danze è stata la Sinfonia n. 34 in Do maggiore di Mozart, interpretata dal direttore e musicologo tedesco all’insegna di una trascinante linearità in cui è emersa vistosamente tutta l’energia dei due ensemble. Lo stile salisburghese, contraddistinto da eufonia, musicalità e brillantezza è stato soprattutto appannaggio di un divertente dialogo tra archi e legni, che Hengelbrock ha guidato con espressione e un buon senso della concertazione.

Tuttavia, non si può negare che la vera star della serata sia stato il mezzosoprano Kate Lindsey impegnata in due pagine di notevole intensità drammatica: la cantata per soprano e orchestra “Berenice che fai” di Haydn e l’aria-rondò “Al desio di chi t’adora” di Mozart. Il primo brano, scritto per Brigida Banti nel 1795 durante il secondo soggiorno londinese di Haydn, è tratto da Antigono di Metastasio e narra i tormenti psicologici della principessa egizia Berenice, tra amore e gelosia. Già dai primi suoni emessi dalla cantante americana è apparsa subita evidente l’imponente statura tecnica del suo strumento. Dotata di un timbro naturalmente musicale, la voce è risultata davvero ben disciplinata e capace di emozionare grazie a un’intonazione genuinamente sublime; sicura soprattutto nel registro centrale, Lindsey ha regalato al pubblico un suono levigatissimo e adornato da splendidi “mezzoforti”. Eppure, l’artista non possiede solo una tecnica sopraffina ma pure un’ottima capacità interpretativa, che le ha consentito di scolpire approfonditamente tutti gli stati d’animo del personaggio e di risultare sempre in perfetto equilibrio con l’intenso accompagnamento orchestrale. In merito all’aria mozartiana, composta nel 1789 per Adriana Ferrarese del Bene in occasione di una ripresa viennese delle Nozze di Figaro, Lindsey ha rivelato un inedito abbandono erotico alla parola operistica, dischiudendo una sensualità interamente costruita e raffinata sul legato e sull’ampia musicalità del proprio strumento, sempre intonatissimo e talvolta tendente quasi all’incanto celestiale riscontrabile in una voce bianca.

Dopo l’intervallo, Hengelbrock ha chiuso appassionatamente la serata con una direzione spiritosa e filologicamente accurata della Settima sinfonia di Beethoven. Il carattere danzante dell’opera si è manifestato con gusto durante l’intera esecuzione, giungendo negli ultimi due movimenti a picchi di entusiasmo condiviso da parte di un’orchestra coinvolta e divertita. A spiccare è stata, tuttavia, l’alternanza tra la vivacità cinetica e la stasi rigenerativa (proprio ciò che avviene in una festa da ballo) del primo tempo, governato dal direttore tedesco attraverso una buona concertazione che ha messo in risalto il colloquio spigliato e gagliardo tra legni e archi.

Al termine, applausi ritmati e calorosi da parte del pubblico bolognese per tutti gli artisti coinvolti.