La luce di Mahler secondo Daniel Harding

Con il soprano Christiane Karg e l'orchestra di Santa Cecilia per Bologna Festival 2026

GD

12 maggio 2026 • 2 minuti di lettura

Daniel Harding e l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia (foto di Dino Russo)
Daniel Harding e l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia (foto di Dino Russo)

Auditorium Manzoni, Bologna

Daniel Harding, Christiane Karg e l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia

08/05/2026 - 08/05/2026

Il secondo appuntamento della rassegna "Grande interpreti" della quarantacinquesima edizione di Bologna Festival è stato dedicato al tema della "trasfigurazione", intesa nell'alta accezione filosofica dell'equivalente tedesco "Verklärung". Nella cultura germanica, trasfigurarsi non significa semplicemente cambiare aspetto, bensì assurgere a uno stato spiritualmente più elevato e luminoso. Si può dire, dunque, che il fil rouge che ha legato i due brani del concerto, Preludio e morte di Isotta di Wagner e la Quarta sinfonia di Mahler, sia stato proprio la luce. E sul palco del Teatro Manzoni, Daniel Harding e l'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia hanno avuto il compito di farla risplendere.

In merito al brano di Wagner, di cui Harding completerà l'esecuzione integrale della tetralogia a Roma nel 2028, il direttore ha saputo attingere al suono nitido e corposo della compagine romana, guidandola con notevole maturità in un'esecuzione dinamicamente intensa e sempre pregna di dettaglio coloristici. In particolare, si è distinto l'articolato e avvolgente legato degli archi, capaci di restituire al pubblico davvero tutte le emozioni e sensazioni del brano, dai suoi crepuscolari struggimenti alle sue pacifiche e fulgide albe risolutive.

La Sinfonia n. 4 in Sol maggiore di Mahler, uno degli autori più cari a Harding (il quale è d'altronde “direttore onorario a vita” della Mahler Chamber Orchestra), è stata affrontata con una stratificata compattezza tecnica da parte dell'orchestra e una solida visione interpretativa da parte del direttore. Il profondo fraseggio tra le parti ha scandito un viaggio dagli umori infantili, e a tratti genuinamente sgraziati, del beffardamente nostalgico primo movimento fino ai temi campestri del secondo e all'ascesa verso la luce abbacinante delle sublimi e toccanti aure melodiche del terzo. Menzione a parte per l'ultimo tempo, coronato dal celebre lied La vita celeste, interpretato in quest'occasione dal soprano Christiane Karg. La cantante si è fatta subito apprezzare per la carismatica espressività messa al servizio di una voce bella e luminosa, opportunamente dolce e soavemente disciplinata.

Al termine del concerto, lunghi applausi ritmati per tutti gli artisti coinvolti, a dimostrazione di un ulteriore successo da parte della kermesse musicale bolognese che ha dato modo di ascoltare non solo una delle compagini orchestrali più complete e compatte in Italia, ma anche di ammirare la bacchetta di un direttore magnifico come Daniel Harding.