Simon Rattle trionfa a Bologna

Con la Chamber Orchestra of Europe per l'inaugurazione di Bologna Festival 2026

GD

04 maggio 2026 • 3 minuti di lettura

Simon Rattle e la Chamber Orchestra of Europe (foto di Dino Russo)
Simon Rattle e la Chamber Orchestra of Europe (foto di Dino Russo)

Auditorium Manzoni, Bologna

Simon Rattle e la Chamber Orchestra of Europe

29/04/2026 - 29/04/2026

Il prestigioso Bologna Festival è giunto alla sua quarantacinquesima edizione e per festeggiare questo importante traguardo l’organizzazione ha offerto al suo pubblico affezionatissimo un concerto di elevata caratura artistica e mediatica. Simon Rattle e la Chamber Orchestra of Europe (uno dei complessi da camera più rinomati del pianeta, anch’essa fondata nel 1981 proprio come la kermesse bolognese) hanno aperto la rassegna “Grandi interpreti” (il cuore del cartellone del festival) infiammando il palco del Teatro Manzoni con un peculiare programma tra sonorità classiche e moderne.

La serata è stata aperta dalla complessa Musica per archi, percussioni e celesta di Béla Bartók: composto nel 1936, il brano si distingue per il bizzarro e affascinante organico strumentale proposto (oltre agli archi, troviamo celesta, pianoforte, xilofono, tam-tam e arpa) e per l’effetto stereofonico che intende suscitare nell’ascoltatore. Simon Rattle ruba immediatamente la scena con i suoi gesti secchi e precisi, riuscendo a far emergere tutta la perizia esecutiva della compagine orchestrale in un’interpretazione analitica ed espressiva. Il primo movimento “Andante tranquillo” scivola tra sonorità fosche e inquietanti e si apprezza per l’impeccabile gestione dell’accumulo acustico previsto in partitura; il secondo tempo “Allegro” spicca per drammaticità e vigore, mentre l’”Adagio” (forse il frammento più celebre della composizione) si rivela magnificamente come uno studio notturno e sognante sul timbro e sulla dinamica, che Rattle esalta elargendo un suono avvolgente, stratificato e appunto stereofonico. Il finale “Allegro molto” conduce con i suoi spaesanti prismi popolareschi ai primi rumorosi applausi del pubblico, a margine di un’interpretazione statuaria edificata sulle virtù dell’equilibrio e dell’impenetrabile fraseggio.

Dopo l’intervallo, la “Sarabande” dal Doktor Faust di Ferruccio Busoni si attesta come il nucleo filosofico del concerto, in quanto dotta riflessione sulla tradizione. Il brano decostruisce la sarabanda barocca, trasfigurandola in una danza acinetica e facendo sbocciare un clima di sospensione metafisica. Rattle fa quello che fanno i grandi direttori: lascia parlare l’orchestra. La sinuosa morbidezza degli archi e l’aristocratica gravità degli ottoni lasciano che il suono si assopisca delicatamente e si ridesti, senza soluzione di continuità e come una perfetta carezza dialogica tra il futuro e il passato, nel sublime attacco sospirante della Quarta sinfonia di Brahms. Dell’estremo capolavoro sinfonico del compositore tedesco, Simon Rattle dona un’interpretazione memorabile, sostanziata nella sua folgorante essenzialità dalla particolare pasta musicale infusa all’opera dal complesso cameristico. Il primo tempo “Allegro non troppo” si sviluppa in un abile mosaico di suggestioni umorali, a partire dall’ineccepibile fraseggio tra le parti; nella direzione di Rattle si sente tutto (anche qualche piccola, isolata e irrisoria imprecisione degli ottoni): ogni entrata strumentale, ogni inciso melodico, ogni crescendo e diminuendo, ogni “allargando e stringendo”. Il plurilinguismo brahmsiano, più che mai esplicito nella Quarta, rifulge nel trascolorare dei temi: la disperata nostalgia del primo cade nella perentoria solennità del secondo, per poi sciogliersi nell’assolata oasi lirica del terzo (che Rattle connota di una bellezza quasi arcadica). Tuttavia, l’apice del concerto resta l’esecuzione del secondo movimento “Andante moderato”, dove tutta la bravura di Rattle nella concertazione e nella conduzione ritmica raggiunge il picco accanto alla somministrazione di una celestiale musicalità. Il dialogo tra archi e fiati (di cui si segnala la vellutata intonazione del clarinetto) che anima il brano ricama aure di quiete campestre, esaltata dallo struggente passaggio centrale e di tanto in tanto scandalizzata dalla regale perorazione degli ottoni. Nell’”Allegro giocoso”, Simon Rattle espone tutti i colori della Chamber Orchestra of Europe (la brillantezza dei legni e i divertenti appunti del triangolo), in un turbinio di ludica espressività e trascinante libertà ritmica. Il finale “Allegro energico e appassionato”, geniale ritono di Brahms alla ciaccona barocca, certifica la maestria di Rattle nel fraseggio e nel ritmo: le trentuno variazioni (e una coda) su cui è strutturato il brano abbagliano per la loro controllata e naturale eterogeneità musicale, permettendo al pubblico di vivere molteplici stimoli sensoriali ed emotivi nell’arco di dieci minuti.

Al termine di un concerto trionfale, i calorosi applausi del pubblico bolognese vengono ricambiati con un’inebriante esecuzione fuori programma della Danza slava n. 3 in La bemolle maggiore di Dvořák.