L'Accademia Bizantina per Bach
Ottavio Dantone e l’ensemble barocco a Bologna per Musica Insieme
10 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura
Auditorium Manzoni, Bologna
Accademia Bizantina
09/02/2026 - 09/02/2026Nell’ambito della stagione 2025/2026 di Musica Insieme, è andato in scena un interessante viaggio nelle sonorità barocche del Settecento tedesco, a cura dell’“esperta del settore” Accademia Bizantina guidata dal suo direttore Ottavio Dantone. Il concerto nasce a partire dal progetto discografico dell’ensemble dedicato all’incisione dei sei Concerti Brandeburghesi di Bach, i quali saranno presentati in altrettanti dischi accompagnati, così come nei programmi degli eventi dal vivo che coinvolgono la compagine, da autori e brani ad essi affini.
Quasi a voler individuare lo spirito musicale del tempo a partire da un’unica opera, ritenuta non solo fondamentale all’interno del corpus dell’autore ma pure rispetto alle geografie acustiche dell’epoca, la serata si è aperta sulle note proprio di uno dei concerti destinati da Bach al margravio del Brandeburgo, in particolare quello in Re Maggiore catalogato come BWV 1050. Accademia Bizantina è riuscita a restituire efficacemente tutte le voci dischiuse dalla partitura, colte nel profluvio del loro dialogare, a volte sovrapponendosi animatamente, altre tergiversando in un fugato ascolto reciproco. Il Quinto Brandeburghese, poi, deve la propria celebrità anche alla presenza – sorprendente per l’epoca – di un’ampia cadenza virtuosistica affidata al solo clavicembalo al termine dell’Allegro iniziale. In questo caso, Ottavio Dantone si è disimpegnato agevolmente nell’esecuzione di una sezione solistica piuttosto impervia, restituendo tutta la vigorosa e tormentata energia della magnifica musica bachiana. Al contrario, il secondo movimento Affettuoso (indicazione agogica peculiare per quel tempo e che sarebbe diventata più comune con l’affermazione dello stile galante alla fine del secolo) ha offerto al pubblico l’altra anima di Bach, quella pensosa e fragile, delineata vividamente dall’elettezza della linea melodica del flauto (Marcello Gatti). L’Allegro finale, come di consueto, ha poi riportato l’uditorio alle agili e incalzanti atmosfere della corte settecentesca, non senza ovviamente alcune increspature emotive dal colore adeguatamente ombroso.
Alla composizione di Bach è stato accoppiato l’irresistibile e avvincente Concerto in Re minore per flauto, violino e archi TWV 52e3 di Georg Philipp Telemann, in cui il suadente canto del flauto e l’indole educata e accomodante del violino (Alessandro Tampieri) sono stati impegnati in una conversazione aristocraticamente distinta, mentre il compatto tessuto degli archi somministrava i propri commenti dapprima con pizzicati inquisitori e poi con robuste prese di posizione sonore.
Dopo l’intervallo, la musica da camera ha preso il controllo del palcoscenico con l’esecuzione del Quartetto in La minore per clavicembalo, flauto e viola di C. P. E. Bach che, nonostante alcune imprecisioni tecniche dei musicisti, ha effuso l’interezza della propria piacevolezza contrappuntistica. Dai toni melodicamente invernali e dall’andatura inesorabilmente arrembante, la composizione è stata eseguita dall’ensemble barocco con l’opportuna concentrazione: il carattere personale di ogni voce era costantemente amplificato dall’incontro e dagli incastri con quello altrui, in un affascinante clima di serena distensione.
Il concerto è stato infine concluso da ciò che l’aveva inaugurato, ovvero con la musica di Johann Sebastian Bach, di cui è stato proposto il vorticoso Concerto in La minore per flauto, violino e clavicembalo BWV 1044, debitore, soprattutto rispetto all’organico strumentale, proprio del Quinto Brandeburghese. La notevole Accademia Bizantina è stata in grado, senza neppure troppa fatica, a rispettare la rigorosità dell’apparente irregolarità ritmica della composizione e congiuntamente a esaltare tutte le virtù cinetiche che così bene caratterizzano il brano. Il colloquio tra il flauto e il violino serviva, soprattutto nel primo tempo, a direzionare gli interventi dell’orchestra d’archi e del clavicembalo, anche in questo caso inteso quasi come solista, più esuberante o più riservato a seconda delle occasioni. L’Adagio centrale, invece, ha suscitato l’adeguato raccoglimento meditativo, affidato innanzitutto alla purezza delle melodie, mentre il finale Alla breve ha investito il pubblico con tutta la sua propulsiva valanga di intensi intarsi timbrici e vocali.
Al termine della serata lunghi e convinti applausi per tutti gli artisti, che hanno ringraziato il pubblico bolognese con un gradevole bis.