Il pianismo sussurrato di Alexander Malofeev

A Bologna successo per il musicista russo nell’ambito di Musica Insieme

GD

14 gennaio 2026 • 3 minuti di lettura

Alexander Malofeev (foto Andrea Ranzi)
Alexander Malofeev (foto Andrea Ranzi)

Auditorium Manzoni, Bologna

Alexander Malofeev

12/01/2026 - 12/01/2026

Dopo il successo del concerto tenuto nel 2024, il giovane e talentuosissimo pianista Alexander Malofeev ritorna, per la gioia del pubblico felsineo, sul palcoscenico dell’Auditorium Manzoni in occasione del suo nuovo recital svoltosi nell’ambito della stagione invernale di Musica Insieme. Il musicista russo, che ha da poco festeggiato il ventiquattresimo compleanno, ha proposto un programma particolarmente interessante e alquanto inedito, tutto incentrato sul rapporto tra la musica scandinava (presente nella prima parte della serata) e quella russa (andata in scena dopo l’intervallo).

Il pianismo di Malofeev si è fatto apprezzare per la sua complessità coloristica, riuscendo agevolmente a passare da un’estrema delicatezza a una solida veemenza espressiva; oltre a ciò, occorre menzionare l’esperta capacità interpretativa che gli ha permesso di dipingere con accuratezza tecnica e pregnanza semantica la diversità caratteriale di ogni brano. La serata è stata aperta dalle melodie placide e arboree degli Alberi di Sibelius, eseguiti raffinatamente dal tocco liquido e ondoso di Malofeev, per poi tuffarsi nelle reminiscenze barocche della Holberg Suite di Grieg: dai ritmi danzanti dei pezzi più vivaci come Preludium, Gavotte e Rigaudon ai toni candidi e quieti di Sarabande e Air, il gesto artistico del giovane vincitore del prestigioso Concorso Tchaikovsky ha individuato un equilibrio perfetto tra l’opportuno rigore dello stile barocco e il sentimentalismo silenzioso della rilettura prevista dal compositore norvegese.

A concludere la prima parte del concerto, la Sonata n. 2 “Sermone del fuoco” del poco noto finlandese Einojuhani Rautavaara, scritta nel 1970 e declinata dal pianista russo con strabiliante fermezza tecnica, soprattutto nei passaggi virtuosisticamente più impegnativi; l’indole cinerea e magmatica dell’opera è emersa in una violenza originalmente introspettiva, frutto della sorprendente intellegibilità di ogni nota anche nelle sezioni più selvagge.

Dopo l’intervallo, la prevalenza del repertorio russo ha mutato considerevolmente il panorama sonoro dal punto di vista geografico, ma senza turbarne la coerenza emotiva rispetto alle atmosfere udite nella parte scandinava. La Sonata n. 2 di Prokofiev ha, in effetti, ripreso alcuni dei tratti percussivi del brano di Rautavaara, accompagnati dalla limpidezza acustica che appartiene a un musicista di prim’ordine come Malofeev, in grado di schiudere nel movimento Andante un moto dell’animo fondato su melodie silenziose, quasi taciute nel segreto intimismo dei suoni, e nel finale Vivace un turbinio di schegge roventi.

Per stemperare il clima caliginoso di Prokofiev è stata necessaria la lucentezza della Valse di Skrjabin, in cui il tocco vellutato e levigato dell’interprete ha costruito un inaspettato ponte umorale con l’opera di Sibelius che aveva inaugurato il concerto; ne sono seguite le Sinfonie di strumenti a fiato di Stravinskij (nella trascrizione per pianoforte di Arthur Lourié), intrigante punto di contatto tra la fase russa e quella neo-classica dell’autore, suonate con ragguardevole lucidità intellettuale e scolpite in tutte le loro ermetiche dissonanze. Il ricco programma del recital è stato terminato dai Cinq Préludes fragiles del già citato Lourié, composti tra il 1908 e il 1910, che hanno dato la possibilità a Malofeev di incantare l’uditorio con tutta l’educata intensità del suo pianismo tenero e riservato, innervato da docili carezze acustiche (in concomitanza soprattutto dell’uso del registro più acuto dello strumento) intese come contraltare catartico all’avvolgente e sussurrata tristezza propria dello stile del giovane interprete russo.

Al termine di una bellissima serata, lunghi e fragorosi applausi da parte del pubblico bolognese, ricambiati da Malofeev con tre bis tratti da Rachmaninov, Glinka e Händel.