L'elegante equilibrio di Hélène Grimaud
Il recital a Bologna nell’ambito di Musica Insieme
27 marzo 2026 • 2 minuti di lettura
Auditorium Manzoni, Bologna
Hélène Grimaud
24/03/2026 - 24/03/2026In un programma dedicato alle tre sacre “B” (più una) del pianoforte, ovvero Beethoven, Brahms e Bach (più Busoni), l’attesissima Hélène Grimaud ha calcato con la sua solita eleganza francese il palco dell’Auditorium Manzoni nell’ambito della stagione concertistica di Musica Insieme Bologna. L’esito è stato quello desiderato e previsto: un successo notevole. Interprete raffinata, Grimaud è riuscita a ricavare un bilanciamento strabiliante tra la rigorosità della sua tecnica e la composita emotività del suo pianismo, rintracciando un punto di equilibrio dove la prima non cedeva mai il passo alla freddezza e la seconda non scadeva mai nella stucchevolezza: una dote rara, che appartiene solo ai grandi. Questa condizione del suo particolarissimo e pregevole stile si è potuta ammirare ipnoticamente fin dall’esecuzione maiuscola della Sonata n. 30 op. 109 di Beethoven, in cui il suono peculiare del suo pianoforte personale, uno Steinway che rimarca l’indole cordofona dello strumento tanto da far percepire un’acustica nostalgia di clavicembalo, è stato esaltato dalla deliziosa gestione delle dinamiche. Sempre attenta al dettaglio più microscopico eppure mai davvero invisibile, la musicista ha esibito dei crescendo di ragguardevole tensione sinfonica, accompagnati da lussuosi profili cantabili nei passaggi distensivi e più placidi, come nell’Andante conclusivo, e a margine di un Beethoven dal sapore antico.
Approcciando l’opera di Brahms, nello specifico i Tre intermezzi op. 117 e le Sette fantasie op. 116, Grimaud ha rivelato una sensibilità inedita e prima celata tra le pieghe del suo pensiero analitico. Estremamente concentrata sulla musicalità dei brani, ha sedotto efficacemente l’uditorio con una dolcezza ricamata (l’Andante che apre il trio di intermezzi) e con una sofferenza silenziosa ma tangibile. Il tormento tardo-romantico, e fortemente rivisitato da Brahms nell’ottica del costruttivismo beethoveniano a cui tendeva, è emerso dunque in gesti fugaci e mignon: una nota, un’acciaccatura, un arpeggio, un tocco. Una dimensione interiore difficile da cogliere e costruita sull’appena udibile, in virtù di una timidezza che nasconde, per chi ha l’orecchio fino, una complessa galassia di sentimenti.
Tuttavia, ecco il coup de théâtre: un’esecuzione rabbiosa e violenta della Chaconne dalla Partita n. 2 di Bach controfirmata da Busoni. Già sondata, seppur con riservatezza, nell’alternanza magmatica tra i capricci e gli intermezzi dell’op. 116 di Brahms, la furia percussiva di Grimaud si è manifestata con veemenza nel fraseggio, pur sempre calmierato, con cui ha domato la partitura. Elargitrice di un discorso musicale sempre proteso in avanti, l’impressionante interprete francese ha espresso un pianismo slanciato e progressivo, ardito nella sua aristocratica eleganza e semplicemente irresistibile.
Al termine, applausi entusiastici da parte del pubblico bolognese, ringraziato da Grimaud con due bis condotti con l’usuale classe che la contraddistingue: la contemporanea Bagatelle op. 1 n. 2 di Valentyn Silvestrov, intrisa di un commovente lirismo, e l’Étude op. 33 n. 3 di Rachmaninoff, luminoso e catartico.