Il titanismo musicale di Currentzis
Trionfo con Utopia Orchestra e Vilde Frang nell'ambito di Bologna Festival 2026
07 giugno 2026 • 4 minuti di lettura
Auditorium Manzoni, Bologna
Teodor Currentzis, Vilde Frang e Utopia Orchestra
04/06/2026 - 04/06/2026Senza maniche, senza bacchetta e senza podio, il genio di Teodor Currentzis si è manifestato sul palco del Teatro Manzoni per un nuovo e imperdibile appuntamento della rassegna “Grandi interpreti” di Bologna Festival 2026, che ha lasciato il pubblico felsineo in un estatico sconcerto. Ciò che rende tanto peculiare lo stile del direttore greco non è solo l’ammiccante e spettacolare performance visiva che regala in ogni suo concerto, ma anche la straordinaria poetica esecutiva che lo accompagna. Per Currentzis, la generazione del suono si configura anzitutto come una questione corporea e fisica. Il direttore è infatti concepito come un corpo situato in uno spazio da attraversare: non soltanto il palcoscenico, ma pure l’orchestra stessa. I suoi reiterati spostamenti verso il fondo della scena, cioè verso le profondità spaziali della sua Utopia Orchestra, alimentano un dialogo gestuale ravvicinato con le diverse sezioni dell’ensemble, dando forma a una relazione costantemente mediata dalla presenza fisica. Tale dimensione è ulteriormente enfatizzata dallo stesso Currentzis che, in modo al tempo stesso performativo e ruffianamente esibito, scandisce il passaggio tra un movimento sinfonico e l’altro con ripetuti sorsi d’acqua, elementi che finiscono per entrare a far parte del concerto tanto quanto le note eseguite. Ne deriva un legame simbiotico tra direttore e orchestra, fondato su una continua interazione corporea, da cui il suono sembra scaturire con straordinaria naturalezza come reazione diretta di una specifica azione fisica.
Tale prassi esecutiva – e, pertanto, anche interpretativa – viene conservata anche quando, oltre all’orchestra, è presente un solista, ovvero un ulteriore corpo che abita lo spazio musicale. In questo caso, si trattava della sublime Vilde Frang, impegnata nel Concerto per violino e orchestra “Alla memoria di un angelo” di Alban Berg. Concepito come un’opera su commissione e poi evolutosi in un affettuoso requiem per la morte della giovane Manon (figlia di Alma Mahler e Walter Gropius), a cui Berg era molto legato, il concerto è stato esaltato in tutta la sua complessità compositiva: la dialettica tra la scrittura dodecafonica e la cornice formale “classica” (una sovrapposizione tra concerto e sinfonia, in cui Berg evita ogni possibile attrito dissonante e inserisce accomodanti citazioni a una canzone dialettale carinziana e di un corale bachiano) dell’opera è stata intesa da Currentzis all’insegna di un sentimentale e rarefatto intimismo, talvolta perturbato (come nella violenta apertura della seconda parte) da sprazzi timbrici di tragedia. In quest’occasione, la corporeità della direzione di Currentzis si è espressa in una forma registica (per una volta, l’abusato parallelismo tra regista e direttore appare calzante): la fissa verticalità del direttore è stata riprodotta mimeticamente all’inizio solo dalle prime parti e poi dall’intero reparto degli archi, tutto in piedi e in continuo colloquio con la meditativa promenade della solista verso il lato sinistro del proscenio. Frang ha esibito un suono intonatissimo e di abbagliante raffinatezza, perfettamente equilibrato con l’aureo manto orchestrale.
Dopo l’intervallo,
Currentzis ha praticamente “messo in scena” la Prima sinfonia di Mahler,
il cui carattere programmatico (in origine la Titano era stata concepita
come un poema sinfonico) si è rivelato tanto vividamente che a tratti ci si
chiedeva come mai un’espressività cinetica tanto netta e sontuosa non fosse
accompagnata da proiezioni cinematografiche. Già solo l’esecuzione del primo movimento
ha sublimato sinteticamente quella concezione fisica e spaziale propria di
Currentzis a cui si accennava: l’aurorale levità bucolica delle prime battute è
stata sottolineata da una concertazione interamente basata sulla fluttuazione sonora
nello spazio dell’orchestra (sempre attraversato dal direttore), la quale è stata
scoperta in un’impeccabile profondità dinamica, poi rilanciata dall’irruzione
della fanciullesca fanfara militare. Tuttavia, a colpire è stato il modo in cui i gesti esuberanti di Currentzis hanno condotto all’apoteosi del motivo trionfale: una costruzione non
solo narrativa, ma autenticamente fisica, ovvero scaturita dallo sviluppo di un
instancabile movimento (di superba cantabilità e compattezza ritmica) anelante
alla formazione di una specifica immagine sonora; insomma, una reazione a un’azione fisica.
Le irresistibili atmosfere rustiche della seconda sezione (in cui a brillare sono
stati l’intonazione e lo smalto dinamico dei beffardi ottoni) hanno anticipato un’interpretazione
monumentale del terzo tempo. Anche stavolta, lo spirito soggiacente all’esecuzione
è stato il movimento, in particolare quello della danza: dalla cupezza
parodistica del Fra Martino a mo’ di implacabile marcia funebre si è
passati a una versione quasi viennese del tema ungaro seguente; ammorbidito e
nobilitato dalla compostezza degli oboi, sembrava illustrare la crisi di una classe aristocratica ormai moribonda, tanto che non è stato difficile scorgere, in una resa molto moderna del brano, alcune sonorità affini al lavoro di Nino
Rota per i valzer del Gattopardo.
Nella sezione conclusiva della sinfonia, Currentizis e i magnifici musicisti di
Utopia Orchestra hanno portato a compimento un discorso inaugurato due ore prima:
per loro, ogni gesto e ogni nota sono dei corpi con un peso specifico, da
organizzare in uno spazio emotivo e sensoriale a partire da ogni splendida
variazione dinamica e agogica. Allora, il titanismo che anima filosoficamente
il primo capolavoro sinfonico mahleriano diventa per Currentzis una lotta che
vede contrapposti da un lato il direttore e l’orchestra e dall’altro uno spazio
che va conquistato nota dopo nota, gesto dopo gesto, movimento dopo movimento.
Al termine di un concerto memorabile e che ribadisce quali possono essere gli sviluppi del concerto sinfonico oggi (cioè potenzialmente caratterizzato da una maggiore commistione tra performance fisica e musicale), il pubblico bolognese ha salutato con un caloroso tripudio tutti gli artisti coinvolti.