La nuova incarnazione di Kelela

Tre anni dopo il celebrato Raven, Kelela pubblica New Avatar

EB

21 luglio 2026 • 5 minuti di lettura

Copertina
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Kelela

New Avatar

Warp 2026

Nel panorama musicale contemporaneo pochi artisti sono riusciti a ridefinire i confini di un genere con la precisione chirurgica e la profondità emotiva di Kelela Mizanekristos. Conosciuta semplicemente come Kelela, la cantautrice statunitense di origini etiopi ha saputo fondere l'R&B più vellutato memore degli anni Novanta con l'elettronica underground, creando un ponte sonoro tra la nostalgia del passato e un futuro imprecisato ma senza dubbio seducente.

Se l'R&B alternativo ha trovato una sua collocazione stabile nella cultura pop mainstream, una parte del merito va al lavoro pionieristico di questa artista.

Il viaggio di Kelela inizia ufficialmente nel 2013 con il mixtape Cut 4 Me, un debutto folgorante pubblicato sotto l'egida dell'etichetta Fade to Mind. Quel lavoro mise subito in chiaro le regole del suo gioco: la sua voce – calda, classica, che ricorda le grandi dive del contemporary R&B come Aaliyah e Brandy – fluttuava su beat destrutturati, freddi e metallici, curati da produttori della scena clubbing globale come Bok Bok, Jam City e Girl Unit.

L'album di debutto ufficiale, Take Me Apart (2017), ha consacrato questa formula. Acclamato all'unanimità dalla critica, il disco è un'esplorazione spietata delle relazioni umane, del desiderio, della rottura e della ricostruzione. Tracce come "LMK" e "Blue Light" mostrano una vulnerabilità lirica disarmante, sorretta da un'architettura sonora complessa ma al contempo accessibile.

Dopo un silenzio durato quasi sei anni, interrotto solo da rari avvistamenti, Kelela è tornata nel 2023 con Raven, un album che non ha solo confermato il suo status di idolo, ma lo ha elevato.

Se Take Me Apart era il racconto di una tensione intima, Raven è un'immersione nelle profondità dell'oceano e del dancefloor. È un concept album che celebra la tenacia e la sensualità delle donne nere e queer, muovendosi con fluidità tra ambient eterea, deep house ipnotica e UK garage dalle ritmiche spezzate.

Brani come "Washed Away" e "Happy Ending" non sono semplicemente canzoni, ma spazi di decompressione, rifugi sonori in cui l'ascoltatore è invitato a perdersi per poi ritrovarsi.

Volevo creare una prospettiva nera e queer all'interno della musica dance e del clubbing, territori storicamente plasmati da noi, ma in cui spesso veniamo marginalizzati.  
Kelela sull'ispirazione alla base di Raven

Kelela ha dimostrato che non c'è bisogno di saturare il mercato con uscite continue per rimanere rilevanti. Al contrario, la sua assenza genera attesa e la sua musica ha il raro potere di non invecchiare: se ascoltate oggi un suo pezzo del 2013, risulterà fresco e futuristico esattamente come allora.

In un mondo musicale che viaggia a velocità supersonica, Kelela ci ricorda l'importanza di rallentare, di respirare sotto la superficie e di ballare per guarire. 

Va bene non saturare il mercato, come ho scritto prima, ma tre anni di assenza sembrano un intervallo sufficiente: deve averlo pensato anche Kelela perché pochi giorni fa ha reso disponibile il suo nuovo album, New Avatar.

Fin da subito si capisce che questo nuovo lavoro rappresenta un'importante evoluzione artistica: se nei suoi progetti passati Kelela ci aveva abituato a tappeti sonori prevalentemente elettronici e ispirati alla club culture "liquida", in New Avatar la cantautrice statunitense decide di chiudere un cerchio ideale con le sue origini nella scena indie di Washington D.C., introducendo chitarre elettriche distorte, ritmiche rock e atmosfere quasi grunge, pur senza mai smarrire la sensualità e la precisione millimetrica del suo R&B che abbiamo imparato a conoscere.

L'incontro tra R&B futuristico e le distorsioni della chitarra elettrica crea un contrasto magnetico: brani come "idea 1" e "linknb" mostrano chiaramente questa nuova direzione, dove il calore della sua voce si scontra con arrangiamenti più ruvidi rispetto a quelli a cui ci aveva abituato. Nella devastante traccia di chiusura "If We Meet Again", una progressione di synth cupa e malinconica, che ricorda stranamente una chitarra, risuona come l'eco morente di una relazione già sbiadita.

Possiamo rigenerarci malgrado tutte le stronzate che dobbiamo affrontare in quanto donne nere
Kelela - Intervista a The Guardian

Il disco vanta pochi ospiti ma estremamente mirati:  spiccano le partecipazioni dell'eclettico A. K. Paul in "outta time", brano sulle cui note aleggia il fantasma di D'Angelo, di PinkPantheress nella sognante "the bridge" (caratterizzata da un groove spezzato e avvolgente) e della cantautrice statunitense Fousheé nella graffiante "new life forms". 

Dopo aver coinvolto un impressionante gruppo di artisti dance per dare una spinta alle sue prime uscite, in questo disco Kelela sembra aver trovato il proprio ritmo con un nucleo di collaboratori storici indubbiamente adatti ad aiutarla a realizzare le sue ambizioni. Una serie di relazioni di lunga data - i produttori Oscar Scheller (il cui album d'esordio, Cut and Paste, è uscito lo scorso 13 maggio) e Asma Maroof, oltre a un team creativo che include l'art director Mischa Notcutt e la pittrice Janiva Ellis - hanno formato un nucleo affidabile per dare vita alla sua visione. 

C'è più "aria" in questo disco rispetto alla densità subacquea di Raven: questa volta i produttori coinvolti hanno lavorato sottraendo elementi per dare risalto alla performance vocale di Kelela, che si conferma una delle migliori interpreti della sua generazione.

Penso che il suo costante talento nello spingersi oltre i confini della musica e nel continuare a immergersi nei lati più sperimentali dei suoni elettronici mi spinga spesso a pensare fuori dagli schemi quando produco le mie canzoni. Il suo lavoro ha senza dubbio ampliato il mercato e aperto porte ad altre artiste nere di musica elettronica/pop. Credo fermamente che grazie a lei abbiamo più spazio per sperimentare e non conformarci allo status quo
PinkPantheress

Kelela non è una che ha peli sulla lingua: l'anno scorso si è unita a oltre 400 artisti nel ritirare la propria musica dai servizi di streaming israeliani nell'ambito della campagna No Music For Genocide. È irremovibile nel mettere al centro una visione femminista queer e nera, fino a dare priorità ai fan afroamericani e ad annullare una collaborazione per l'album con un artista che non condivideva i suoi valori. Ha perso opportunità per il fatto di non aver paura di prendere posizione? «Sì», risponde nel corso di un'intervista concessa a The Guardian. Racconta che lo shooting per una collaborazione con un marchio è stato cancellato dopo che lei si era espressa pubblicamente, prima che l'azienda cambiasse idea. «Dopo che ho detto qualcosa, mi hanno detto: in realtà, non preoccuparti». Incalzata, ha preferito non rivelare di quale marchio si trattasse. «Non ho nemmeno dovuto restituire i soldi», ha aggiunto. «Hanno solo pensato: non vogliamo avere problemi con i profitti».

New Avatar è il ritratto di un'artista che non deve dimostrare nulla e che con questo disco si concede il lusso di smantellare le barriere tra rock alternativo e R&B, regalandoci uno dei dischi pop più sofisticati e in definitiva coraggiosi del 2026. 

Se volete valutare la sua resa dal vivo, l'appuntamento è per sabato 31 ottobre quando, dopo la prima apparizione durante l'edizione del 2014, Kelela farà il suo ritorno sul palco di C2C Festival