Nirosta Steel: un album lungo più di 40 anni

Su My Skyscraper di Steven Hall aleggia lo spirito di Arthur Russell

AC

09 agosto 2026 • 2 minuti di lettura

Nirosta Steel
Nirosta Steel
My Skyscraper
My Skyscraper

Nirosta Steel

My Skyscraper

Ulyssa 2026

A richiamare inizialmente l’attenzione su My Skyscraper, album pubblicato a fine giugno da Nirosta Steel, pare sia stato il post su TikTok di un influencer della comunità gay statunitense: innesco di uno sbalorditivo crescendo mediatico che ha strappato all’anonimato lo scozzese Steven Hall, il quale – dopo un’avventurosa vita da globetrotter, soprattutto in Estremo Oriente – per sbarcare il lunario ultimamente lavorava con Uber nell’area di Chicago.

Emigrato oltreoceano insieme alla famiglia all’età di 15 anni, cominciò ben presto a bazzicare il sottobosco artistico del Greenwich Village ed entrò così in contatto con Allen Ginsberg (che lo ritrasse in foto nel 1977), allora vicino di casa di Arthur Russell nel “palazzo dei poeti” in East 12th Street.

Fu l’incontro con quest’ultimo a indirizzare il cammino del giovanissimo Hall: divennero amici fraterni e complici in musica. Una partnership di cui troviamo tracce in My Skyscraper: Russell risulta coautore di “Go for the Night” e suona la batteria in “Fresh Feeling” e “Special Weakness”, doppietta d’ispirata improvvisazione folk rock animata da “poesia in movimento”. Ma è anzitutto in termini di attitudine che se ne percepisce l’eco: medesima è l’incondizionata libertà espressiva, infatti, cosicché all’ampiezza cronologica – il materiale abbraccia un arco di tempo che va dai primi anni Ottanta ai giorni nostri – corrisponde una varietà stilistica altrettanto vasta.

Da un lato è evidente l’influenza del “clubbing” newyorkese, frequentato assiduamente dai due e celebrato qui nell’eloquente “My Name Is Night” e nell’ammaliante “Lost in Music”, che cita Isley Brothers e Marvin Gaye, terminando però con fiati rituali degni di Jajouka. Dall’altro affiorano viceversa memorie dei trascorsi asiatici del personaggio, introdotto su Bandcamp come “generale a cinque stelle dell’esercito buddista”: “Mohan” è un’eterea ballata acustica intonata in mandarino duettando con il cantante d’opera pachinese Hung Chiu Fung.

Pieno di imperfezioni, ma a tratti sublime, My Skyscraper – aperto dal funk sintetico di “English Party”, in origine proposto senza successo all’esordiente Madonna – condensa in 83 minuti biografia e sapienza musicale di un artista che ha scelto quale pseudonimo il nome dello speciale acciaio inossidabile impiegato nella costruzione del Chrysler Building.

Basandosi sugli esiti commerciali dei lavori precedenti di Nirosta Steel, l’indipendente discografica Ulyssa aveva previsto una tiratura di 200 copie in vinile, mentre quella delle ristampe veleggia ora nell’ordine delle migliaia: “In due settimane abbiamo guadagnato più di quanto accumulato in cinque anni di attività”, hanno ammesso stupefatti.

Da parte sua, Hall – outsider finito inopinatamente sotto la luce dei riflettori, simile in questo al recente caso di Cindy Lee – ha commentato: “È assurdo e divertente diventare una stella del pop a 69 anni”.