The Womack Sisters, more than a Womack

La Golden Family del R&B/Soul è arrivata alla terza generazione, e le Womack Sisters non deludono le aspettative

EB

23 settembre 2026 • 6 minuti di lettura

The Womack Sisters
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Copertina
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The Womack Sisters

The Womack Sisters

Daptone Records 2026

Questa è una storia che inizia 75 anni fa, dunque nel 1951, quando uno sconosciuto Sam Cooke entrò a far parte di uno dei più famosi gruppi gospel del periodo, The Soul Stirrers, fondato addirittura nel 1926 da Roy Crain. Due anni più tardi il gruppo arrivò a Cleveland per un'esibizione e in apertura si esibì un gruppo formato da cinque giovanissimi fratelli, The Womack Brothers. I ragazzini entrarono nel cuore di Cooke, a tal punto da convincerlo a investire tempo e denaro nella carriera di quei mocciosetti innamorati della musica. Bisognava sgrezzarli, dar loro una disciplina e cambiare l’immagine, a cominciare dal nome: basta The Womack Brothers, era venuto il momento di The Valentinos. Cooke li spedì in tour con gli Staples Singers prima e i Five Blind Boys Of Mississippi poi, mentre i primi 45 giri venivano registrati agli United Sound Studios di Detroit.

Il secondo della serie, "Lookin’ for a Love", raggiunse l'ottava posizione nella R&B chart, la settantaduesima nella Billboard Hot 100 e arrivò a vendere due milioni di copie: il gruppo aveva trovato una sua strada, malgrado l’opposizione del religiosissimo padre, che non si rassegnava al fatto che i figli avessero abbandonato la via del Signore.

Nel 1964 il gruppo incise un brano che ebbe scarso successo ma che Cooke riuscì a vendere  a un gruppo inglese che ne registrò una versione negli studi Chess di Chicago: la canzone è "It's All Over Now" e il gruppo in questione sarebbe diventato di lì a poco famosissimo, confermando la previsione di Cooke. Come avrete capito, sto parlando di The Rolling Stones. 

Bobby, è una mossa davvero importante. Giuro che questo gruppo diventerà enorme. D'accordo, sono privi di talento, il cantante non sa cantare e gli altri suonano fuori tempo, ma non c'è nessuno come loro.
Giudizio di Sam Cooke riportato nell'autobiografia di Bobby Womack "Midnight Mover , My Story 1944-2014"

L'11 dicembre 1964 Sam Cooke morì in un motel di Los Angeles in seguito a tre revolverate calibro 22 esplose dalla custode che non l'aveva riconosciuto quando era sceso nella hall durante la notte (almeno, questa è la versione ufficiale; poi si scoprì che Cooke aveva preso una stanza in compagnia di una donna bianca, dando quindi origine a un'altra versione in cui l'aspetto razzista giocava un ruolo importante).

Il tragico episodio decretò la fine dei Valentinos e Bobby, all'epoca ventenne, continuò a frequentare assiduamente casa Cooke, al punto che tre mesi dopo la scomparsa di Sam sposò Barbara, la vedova di dieci anni più vecchia di lui, iniziando anche a prendersi cura delle figlie Tracey e Linda, all'epoca ragazzine.

Ben presto la cocaina diventò una costante delle sue giornate e il matrimonio andò a rotoli dopo che Bobby scoprì che la moglie aveva una relazione con Gene, il suo spacciatore. In casa però c’era un’altra donna, anche se aveva solo 13 anni: Linda. I due cominciarono una relazione segreta che andò avanti per qualche mese, finché una notte Barbara li sorprese a letto insieme. Scoppiò l’inferno: Barbara prese la pistola, Bobby scappò nel garage pensando di allontanarsi con l’auto, ma si accorse che nella fretta aveva dimenticato le chiavi in casa. Barbara sfondò la porta del garage e fece fuoco con la calibro 32: Bobby rimase ferito di striscio alla tempia. Arrivò la polizia e la situazione tornò sotto controllo.

Bobby sentiva che la sua vita privata era arrivata al capolinea: il suo amico Sam era morto, Barbara aveva appena cercato di ucciderlo, e comunque era sul punto di lasciarlo, mentre di lì a poco Linda avrebbe cominciato a uscire con Cecil, suo fratello, con cui avrebbe fatto coppia nella vita e sul palco, fondando il duo Womack & Womack.

I due hanno messo al mondo sette figli e quattro di loro li vediamo nel video del brano "Secret Star", registrato dal vivo 33 anni fa.

Le tre sorelle BG, Zeimani e Kucha già da qualche tempo hanno formato un trio vocale denominato The Womack Sisters, chiaro omaggio ai loro zii The Womack Brothers. Come si può dedurre da quanto scritto sopra, il trio porta sulle spalle un'eredità musicale impressionante nonché impegnativa: ricapitolando, le tre sorelle sono nipoti del re del soul Sam Cooke (nonno), figlie del celebre duo Womack & Womack (Cecil e Linda Womack) e nipoti di Bobby Womack (zio), che, dopo le vicissitudini appena narrate, riuscì a riprendere in mano la propria vita e costruirsi una lunga carriera ricca di successi. Nonostante questa pesante eredità, il loro primo LP, uscito qualche settimana fa per la prestigiosa etichetta newyorkese Daptone Recors, dimostra come l'armonia di famiglia possa trasformarsi in un'identità artistica indipendente, autentica e matura.

Del resto non potevamo aspettarci nulla di meno da loro, come spiegano bene queste righe sulla loro pagina Bandcamp: «The Womack Sisters cantavano ancor prima di cominciare a camminare. Sono cresciute in viaggio, le loro scuole sono stati i palcoscenici e gli studi di registrazione di tutto il mondo. Non sono mai rimaste a lungo nella stessa casa. Non era importante dove vivessero, erano sempre circondate dalla musica e dalla famiglia. Questo loro album d'esordio è il culmine musicale di un viaggio lungo e tortuoso alla ricerca di loro stesse».

L'album spazia attraverso le varie epoche del soul classico, dal Retro e Northern Soul nel solco delle grandi produzioni Daptone - l'etichetta che ci ha dato Sharon Jones, Lee Fields, Charles Bradley, Antibalas e altri ancora -, al Philly Soul e Gospel, con orchestrazioni ricche, fiati caldi ed evidenti radici gospel, e ancora al Samba-Soul e Vintage R&B: incursioni ritmiche con percussioni calde e groove avvolgenti.

Prodotto e curato con la collaborazione di Gabriel Roth (Bosco Mann), co-fondatore di Daptone Records, l'album evita la trappola della semplice "operazione nostalgia":  la produzione mette al centro l'analogico e la genuinità esecutiva e le tre voci si intrecciano con una precisione naturale e un'intesa dinamica tipica delle grandi sezioni vocali d'epoca, con influenze che ricordano il lavoro di arrangiamento alla Luther Vandross o delle grandi produzioni  Motown).

Quattro mesi prima della pubblicazione dell'album ecco arrivare "Chauffeur",  canzone diventata poi la traccia d'apertura dell'album:  nata da storie reali d'esperienza personale (lavori da autiste prima del successo), unisce archi esuberanti, fiati caldi e un basso cadenzato ispirato ai classici del soul/funk. Il marchio di famiglia è ben presente, la classe non è acqua.

"If I Let You" è un brano diventato rapidamente tra i più acclamati del loro repertorio e si distingue per una combinazione tra ritmi tradizionali salsa/samba (con guiro e organo suonato in stile montuno) e melodie neo-soul ricche di sensibilità. La canzone esplora il tema della vulnerabilità in amore, è una riflessione sincera sull'esitazione a lasciarsi andare, una richiesta all'amante di garanzia, sicurezza e impegno sincero prima della resa completa del proprio cuore.

Un altro dei pezzi forti dell'album è "Monster", una delle grandi canzoni d'amore - amore finito, ma pur sempre amore - uscite quest'anno e senz'altro memore di quelle interpretate dalle grandi voci femminili degli anni Sessanta e Settanta: «So di non essere un mostro perché in passato avevo un amore nel mio cuore. Tu facevi avere le vertigini alla mia anima, ricordo ancora la sensazione, ma da quando mi hai lasciata indifferente, il mio cuore è diventato una pietra, si sente come se io non avessi mai conosciuto quella sensazione».

"I Just Don't Want You (To Say Goodbye to Me)" è una ballad intensa con un'impronta gospel ed emotiva che in alcuni momenti riporta alla mente lo stile d'interpretazione della Queen of SoulAretha Franklin: prima di trascinarmi in tribunale per il reato di lesa maestà, ascoltate la canzone, che, come la precedente, vi propongo in una versione dal vivo.

"I Am your Season" è un brano elegante e misurato che richiama le atmosfere orchestrali del Philadelphia Sound dei primi anni Settanta, mentre la conclusiva "My Sisters and Me" è forse la traccia maggiormente carica di significato, costruita su una struttura chiaramente legata alle radici gospel del nonno Sam Cooke, celebrando il legame profondo e indissolubile tra le tre sorelle. In un album che è profondamente autobiografico, forse le parole più appropriate sono quelle del ritornello finale: «Le persone vanno e vengono,  ma una cosa so per certo, saremo sempre le mie sorelle e io».

The Womack Sisters non è soltanto un omaggio al sangue reale della musica afroamericana da cui provengono le tre cantanti: è un lavoro solido, viscerale, magistralmente eseguito, ricco di calore analogico senza risultare stantio o artefatto, che si posiziona fin dal primo ascolto tra le migliori uscite dell'anno della scena soul e R&B.