Jozef van Wissem & Jim Jarmusch: lupi a Bologna

È doppio il nuovo frutto discografico della collaborazione fra il liutista olandese e il regista statunitense

AC

05 novembre 2026 • 2 minuti di lettura

Jim Jarmusch e Jozef van Wissem
Jim Jarmusch e Jozef van Wissem
Bocca di lupo
Bocca di lupo

Jozef van Wissem & Jim Jarmusch

Bocca di lupo/Mouth of the Wolf

Sacred Bones 2026

I dischi gemelli Bocca di lupo e Mouth of the Wolf sono il nuovo frutto della partnership ventennale fra Jim Jarmusch e Jozef van Wissem, culminata in Only Lovers Left Alive: Palma d’Oro a Cannes per la colonna sonora nel 2013. Il regista statunitense, i cui trascorsi musicali risalgono addirittura agli albori anni Ottanta, quando suonava post punk nei Del-Byzanteens, raccontava tempo fa a “The Fader” del primo incontro con il liutista olandese: da poco trasferito a New York, lo aveva approcciato sulla Bowery, consegnandogli un cd. “Ecco un tizio che suona avanguardia minimalista ma con radici nella tradizione. Perciò pensai: ‘Wow!’. Quella miscela mi fece effetto immediatamente”.

Una volta rodata la collaborazione dal vivo, i due realizzarono tre album usciti nel 2012, ai quali se ne sono aggiunti altrettanti fra il 2019 e il 2025. Proprio l’anno passato si sono esibiti in estate al Duse di Bologna, sostando in città ancora per qualche giorno a registrare negli studi Fonoprint in via Bocca di Lupo, indirizzo che spiega l’origine del titolo. Ad aprire il disco è una versione rallentata e impreziosita nell’arrangiamento del tema principale nel film sui vampiri innamorati, eseguita allora da van Wissem insieme agli SQÜRL di Jarmusch.

L’atmosfera traslucida e decadente è contrastata subito dopo da “Never Like You Said”, energico numero di rock velvetiano dove alla voce maschile si aggiunge ai cori quella della cantautrice australiana Courtney Barnett, descrivendo la fine di una relazione: “Ha detto che non sopportava il caldo, sì, tutto quel calore la fa piangere, così l’ho portata all’angolo, solo per poterle dire addio”.

L’arpeggio ipnotico del liuto torna in evidenza nella rielaborazione di “Apology”, brano già incluso in Nihil Obstat di van Wissem, cui più avanti fa eco la mesta postura rinascimentale di “On Twofold Nature”, insidiata impercettibilmente da un tramestio d’interferenze, mentre un sottofondo rumorista di chitarra elettrica accompagna la conversazione informale fra Adriana Coppi e Veronica Mayrr, ossia le artiste citate nell’intestazione di “Pour Deux Femmes”. Su un registro meno molesto, in “Black Roses” il medesimo strumento asseconda Jarmusch, impegnato a declamare i versi di una poesia scritta sul posto da lui stesso. Conclude la sequenza l’episodio che dà nome all’album: un duetto fra liuto e chitarra destinato a un crescendo impetuoso.

Costituito da un paio di estese improvvisazioni, “In A” e “Massa Damnata”, Mouth of the Wolf esplora altri territori: i protagonisti imbracciano le chitarre elettriche e danno forma a massicci bordoni di scuola Sunn O)), dichiarata fonte d’ispirazione in un ventaglio variegato nel quale convivono Hildegard von Bingen e Swans. Una conciliazione degli opposti che in fondo racchiude il senso dell’opera.