Jozef Van Wissem, la liberazione del liuto

This is My Blood è il nuovo album del compositore olandese

AC

13 maggio 2026 • 2 minuti di lettura

Jozef Van Wissem
Jozef Van Wissem
This is My Blood
This is My Blood

Jozef Van Wissem

This Is My Blood

Incunabulum 2026

This Is My Blood è il nuovo lavoro del 63enne Jozef Van Wissem, compositore nativo di Maastricht che predica “la liberazione del liuto”, volendolo sottrarre a “quell’insieme di regole imposte dagli studiosi allo strumento, confinandolo in un museo”, dichiarò anni fa al “Washington Post”.

Prima di affrontare in età adulta il tirocinio accademico a New York, si era fatto le ossa nel sottobosco punk dei Paesi Bassi e ciò ne deve aver forgiato il temperamento eretico, ovviamente inviso ai puristi, irritati ad esempio dalla scelta di amplificare il suono dal vivo: “I primi ad andarsene sono quelli della musica classica, che non lo sopportano, a differenza degli appassionati della sperimentazione, che invece lo adorano”, raccontava qualche settimana fa dei suoi concerti a “The Guardian”.

Ai più Van Wissem è noto in veste di autore della colonna sonora per il film di Jim Jarmusch Only Lovers Left Alive, grazie alla quale fu premiato nel 2013 al festival di Cannes: apice di una collaborazione persistente con il regista statunitense, testimoniata ancora lo scorso anno dall’album The Day the Angels Cried, quinto firmato in coppia, e dal tour conseguente, che in estate li aveva portati al Duse di Bologna, città dove tornerà a luglio il solo Van Wissem, atteso inoltre a Roma.

In quelle occasioni presenterà in pubblico This Is My Blood, appena uscito per l’etichetta discografica da lui fondata due decenni fa.

Spunto iniziale erano stati gli abbozzi improvvisati del corredo musicale destinato al documentario Màquina di Joaquim Pujol, descritto come “un viaggio psichedelico nel deserto del Colorado per curare l’alcolismo”: in particolare, l’eco di quell’esperienza è percepibile nelle tracce poste in apertura e chiusura di sequenza, "What the Eternal Beginning Is" e "What the Eternal End Is", ma anche nell’intermedia "How You Must Enter into Suffering" che ne riprende il tema, episodi in cui l’uso dello slide sulle corde del liuto suscita un effetto da miraggio nell’arsura affine alle suggestioni evocate dalla chitarra di Ry Cooder in Paris, Texas di Wenders.

Presentando l’opera, l’artista olandese l’ha definita una “riflessione sulla violenza silenziosa della memoria”, mentre i titoli dei brani sembrano alludere a un impulso spirituale: “La lode risuonerà da una sponda all’altra, finché il sole non sorgerà e tramonterà più”, il “silenzio del nostro Salvatore”, oppure “entrare nella sofferenza” e “perdono”. Quest’ultimo, “Remission” in originale, designa l’unico passaggio abitato dalla voce, che moltiplicata genera un mantra corale da Medioevo mistico, quando altrove prevale l’austero minimalismo di arpeggi sospesi nel vuoto ("Concerning Our Saviours Silence") o appoggiati su un sintetico fondale ambient ("All You Do All You Bare"). Cosicché, spiega egli stesso, “la ripetizione diventa rituale e l’ascolto si trasforma in devozione”. Amen.