Swans, l'urlo e il furore

Il nuovo live degli Swans, Newly Sentient Being, celebra la fine, dopo 15 anni, del cosiddetto "Big Sound"

EB

13 ottobre 2026 • 5 minuti di lettura

Copertina
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Swans

Newly Sentient Being

Young God Records 2026

Il titolo del romanzo di William Faulkner che ho fatto diventare quello della recensione che state leggendo rende meglio nella sua versione originale: The Sound and the Fury infatti si avvicina maggiormente a ciò che ricordiamo di aver ascoltato durante un'esibizione degli Swans. Questo nuovo album dal vivo - l'undicesimo della serie, ma potrei anche sbagliare - è stato registrato il 28 novembre dello scorso anno a Berlino, tappa finale del tour conseguente alla pubblicazione di Birthing.  Riporto la dichiarazione presente sul sito dell'etichetta Young God: «Addio a questa stellare versione degli Swans. Newly Sentient Being racchiude registrazioni eccezionali dell'ultimo concerto degli Swans dell'"era Big Sound", l'apoteosi di 15 anni di espressionismo sonoro cosmico, alternativamente paradisiaco e depravato, viscerale e trascendente».  

Newly Sentient Being  segna un momento decisivo nella ricchissima discografia dal vivo degli Swans perché cattura la formazione guidata da Michael Gira - sempre più simile ad Anthony Hopkins nel ruolo di Hannibal Lecter - in uno stato di pura, quasi devozionale, trascendenza sonica. Nato come evoluzione del materiale esplorato nei recenti lavori in studio, Newly Sentient Being abbandona ogni struttura precostituita per trasformarsi in un organismo vivente. Gli Swans non suonano canzoni, celebrano rituali di pura dinamica ed energia.

Mi sembra giusto lasciare la parola a Michael Gira, l'iniziatore degli Swans, colui che da quasi 45 anni è la guida per tutti i musicisti che si sono avvicendati nel gruppo: «Nel 2010 presi la decisione di riunire la mia band, gli Swans, che anni prima avevo soppresso per frustrazione, delusione e sfinimento. Poi ho visto una luce, una strada da seguire e ho deciso di percorrerla. Né io né i miei collaboratori del suono avevamo alcuna idea di come si sarebbero evolute le cose, ma sembrava necessario e giusto, così abbiamo seguito la musica ovunque ci conducesse. Si è scoperto che c'era e c'è un pubblico per la nostra musica, che spesso è tutt'altro che accessibile, ma che si è rivelata comunque avvincente per un gruppo sempre più numeroso di persone alla ricerca del tipo di esperienza unica che abbiamo offerto». 

«Credo che abbiamo raggiunto vette davvero eccezionali, dove la musica è diventata una bestia autonoma, furiosa e senziente: quello era l'obiettivo fin dall'inizio, perderci nel vortice. Ci è voluto molto, fisicamente e psichicamente, ma sono felice che l'abbiamo fatto. Ora questa fase è finita e credo che queste registrazioni attuali trasmettano le sensazioni e l'esperienza del mondo unico che abbiamo plasmato».

Michael Gira
Michael Gira

«Per la fase successiva, sto orientando gli Swans verso qualcosa con una tavolozza musicale decisamente più umile e intima, ma qui ora offro la mia lode a un gruppo di esseri umani, i musicisti che hanno reso realtà la nostra ultima incursione nell'etere sonoro: Norman Westberg, Dana Schechter, Phil Puleo, Larry Mullins, Kristof Hahn, Christopher Pravdica... e in mezzo a loro, a dimenarmi da qualche parte, c'ero anch'io».

Ci sono album dal vivo che documentano una band in un momento particolare: non è questo il caso di Newly Sentient Being.  L'album non è un semplice concerto documentato, ma una vera e propria dichiarazione di chiusura di un'epoca. Catturando l'ultimo concerto dell'"era Big Sound", questa pubblicazione monumentale raccoglie più di due ore e mezza di musica che suonano meno come un addio e più come l'ultima trasmissione da una dimensione aliena.

Per 15 anni gli Swans hanno sviluppato un linguaggio musicale sempre più gigantesco, basato sulla pazienza, la ripetizione ipnotica, il volume, la tensione e la trascendenza, fino a trasformare il suono in un rito in diretta. . L'esibizione berlinese alterna passaggi di una bellezza quasi celestiale ed eruzioni sonore brutali, creando un'atmosfera inquietante e magnetica.  Non siamo di fronte a una retrospettiva in stile greatest hits, la scaletta contiene tre brani mai registrati altrove - "The End of Forgetting", "The End of Regretting" e la title track, che con la sua durata superiore ai 53 minuti è tra i brani più lunghi della storia del gruppo - più "The Merge", presente in Birthing ma proposto con variazioni significative, e "Paradise Is Mine", compreso in The Beggar, conferendo all'esibizione anche un senso di scoperta mentre segna la fine di questo particolare capitolo.

Michael Gira e i suoi compagni appaiono completamente immersi nella musica (questo aspetto è maggiormente apprezzabile guardando il DVD di cui parlerò fra poco), lasciando che le "canzoni" si espandano, cambino forma e prendano gradualmente vita propria, per poi abbattersi sugli spettatori come onde di un mare in tempesta. Le trame di chitarra di Westberg, l'implacabile sezione ritmica e la presenza solenne di Gira si combinano in qualcosa che assomiglia meno a una convenzionale esibizione rock e più a un rito quasi religioso che si svolge in tempo reale.

Gli Swans hanno sempre compreso il potere della pazienza. La loro musica è costruita sulla base dell'accumulazione: un riff ripetuto fino a diventare ipnotico, un ritmo spinto al limite fino a farsi fisico, un suono gradualmente trasformato fino a far scomparire la sua forma originale. In Newly Sentient Being questo approccio raggiunge un punto di particolare intensità, risultando al contempo oppressivo e liberatorio, muovendosi in maniera a volte inaspettata tra l'oscurità e momenti di straordinaria chiarezza.

Rimarco che Newly Sentient Being è molto più di un'ulteriore aggiunta al già formidabile catalogo di registrazioni dal vivo degli Swans, è il documento imponente di una band che chiude con dedizione e coerenza assolute uno dei suoi capitoli creativi più significativi. Gli Swans ci salutano con amore, ferocissima intensità e una volontà quasi incosciente di spingere la propria musica oltre ogni limite. Questo è un addio devastante, totalizzante e - quel che più conta - bellissimo all'"era Big Sound", nonché un ulteriore promemoria del fatto che, al loro meglio, gli Swans hanno suonato come pochi altri. Citando il titolo del loro settimo album dal vivo pubblicato nel 1998, Swans are dead (almeno in questa versione). Già ci mancano.

P.S. Con il doppio CD c'è anche un DVD, strumento essenziale per comprendere la dimensione visiva di un'esibizione la cui presenza fisica è quasi impossibile da catturare solo attraverso l'audio. Guardare questa formazione esibirsi rende ancora più evidente l'intensità della musica. Questo DVD è il frutto del lavoro del regista e produttore danese Peter Harton e di Marco Porsia, regista romano residente a Toronto, di cui ho già scritto in occasione delle sue due partecipazioni a Seeyousound International Music Film Festival, la prima nel 2020 con il film, sempre sugli Swans, Where Does a Body End?, e la seconda tre anni dopo con il film sui Rema-Rema che vinse la rassegna, What You Could not Visualise. Se il 26 ottobre siete a Roma, non perdetevi la proiezione di questo bellissimo DVD al Cinema Troisi, con la presenza in sala di Marco Porsia.