L’architettura musicale di Iosonouncane

L’artista sardo firma la colonna sonora del documentario Fuksas: Da tutta la vita

AC

15 ottobre 2026 • 2 minuti di lettura

Iosonouncane
Iosonouncane
Da tutta la vita
Da tutta la vita

Iosonouncane

Da tutta la vita

Tanca 2026

Jacopo Incani (alias Iosonouncane) ha ormai dimestichezza con le musiche per il cinema, da I diari di mio padre di Ado Hasanović e Lirica Ucraina di Francesca Mannocchi fino a Berlinguer – La grande ambizione di Andrea Segre, le cui appendici discografiche appartengono alla specifica collana Il Suono Attraversato della sua etichetta chiamata Tanca. All’elenco si aggiunge ora la colonna sonora del documentario di Elisa Fuksas (già autrice del ritratto di Ornella Vanoni Senza fine) dedicato al padre Massimiliano, attualmente in anteprima alla Festa del Cinema di Roma: opera in bilico fra pubblico e privato, come dimostra l’origine del titolo (“Quanti anni sono che abbiamo iniziato a girare questo film?”, domanda lei a un certo punto, “Da tutta la vita”, risponde lui).

A rappresentare i soggetti della dialettica familiare sono “Tema di E.” e “Tema di M.”, svolti ambedue al sintetizzatore con tono adombrato, mente l’eloquente “Questo è mio padre” si sviluppa in chiave di minuetto: formula impiegata pure – sfoggiando ariosità orchestrale affine a quella di Andrea Laszlo De Simone – in “Prua”, intestazione che allude a uno degli innumerevoli progetti dell’architetto romano (ad esempio nel restauro del Convento dei Penitenti a Rouen), così come “Vele” (elemento caratteristico della Fiera di Milano), brano guidato da un arpeggio di chitarra acustica su fondale elettronico.

Il ventaglio musicale dispiegato da Iosonouncane nell’arco di quasi 55 minuti è ampio: dalle incalzanti accelerazioni ritmiche di “V-000” e “Ho Chi Minh cha cha cha” a varie sfumature ambient, dolente in “Il giorno dopo” e idilliaca in “Ero al mondo”, passando dal tenebroso groove di “AAR-MNI”, dove la memoria dell’amicizia e della complicità professionale tra Fuksas e lo stilista milanese assume le sembianze di una specie di cetra pizzicata sulle rocce laviche di Pantelleria, isola amata da entrambi. Probabile si riferisca a quei paesaggi “Scogliere”: guizzo pop dall’epico sbocco corale sulla falsariga dei Cani.

Si tratta di uno dei rari episodi nei quali compare la voce, ancorché in quel caso filtrata: gli altri sono “La forma sei tu” e “La fine sei tu”, incantevoli ballate omofone e simmetriche dai testi speculari (la prima termina con “Il cuore capirà quando solcherò nel buio ogni tua città”, la seconda dicendo “Il cuore tuo saprà quando scoprirò nel buio l’ultima città”). Ad aprire la sequenza è invece un accenno di “Quando Calienta el Sol”, ripresa poi in versione completa più avanti: la canzone, portata al successo in Italia da Los Marcellos Ferial agli albori degli anni Sessanta, risorge qui in uno scenario da Twin Peaks ricollocato nella riviera romagnola.

Pubblicato alla vigilia della nuova edizione del “Tanca Fest” di Bologna, dimora adottiva dell’autore, Da tutta la vita è un album dotato di valore intrinseco tale da emanciparlo dalla destinazione d’uso, rendendone l’ascolto apprezzabile in sé, al netto delle immagini.