The Durutti Column, la forza della dolcezza
16 anni dopo A Paean to Wilson Vini Reilly torna in versione The Durutti Column con Renascent
03 agosto 2026 • 4 minuti di lettura
The Durutti Column
Renascent
Lo ammetto, per qualche minuto sono stato tentato d'intitolare questo articolo come il disco d'esordio di questo gruppo (?), vale a dire The Return of The Durutti Column, poi però ho accantonato questa possibilità, ritenendola scontata, quasi banale.
Però il succo è quello: Vini Reilly (73 anni il 4 agosto), Bruce Mitchell (86 anni) e Keir Stewart (età sconosciuta) sono tornati, e l'hanno fatto in un momento in cui abbiamo particolarmente bisogno delle loro atmosfere misteriose e sognanti. È la Manchester della Factory che torna a parlare a quelli che alla fine degli anni Settanta e all'inizio degli Ottanta erano "ragazzi immaginari", e a lenire le ferite della loro disillusione.
Il 2025 si era chiuso con la ristampa di quel mitico disco in versione rimasterizzata ed espansa - 38 brani, tra quelli originari, versioni demo e incisioni live del 1980-1981 -, davvero un bel regalo di Natale.
E adesso. mentre molti di noi si apprestano ad affrontare le vacanze estive, è la volta di Renascent, titolo che mi piace interpretare come colmo di speranza. Il ventottesimo capitolo in studio del progetto guidato da Vini Reilly — affiancato, come già detto, dallo storico batterista Bruce Mitchell e dal produttore e polistrumentista Keir Stewart — è un'opera intima, notturna e profonda. Registrato con un approccio essenziale (in gran parte tra le mura domestiche di Reilly), l'album riesce nell'impresa di suonare contemporaneamente fedele al marchio di fabbrica della band di Manchester e aperto a nuove sfumature espressive.
Leggi anche
Keir Stewart: Dev Hynes [Blood Orange] è un fan da molto tempo: ha campionato il brano del 1998 "Sing to Me" e ne ha ricavato una canzone, "The Field". Ha chiesto il permesso per il campionamento e, quando ci siamo incontrati, abbiamo parlato ininterrottamente per due ore di The Durutti Column e di ogni altro argomento. The Durutti Column hanno tantissimi fan famosi che non lo danno a vedere: Stewart Lee, Chris Morris, Max Richter, Richard Ayoade, John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers, Chris Martin dei Coldplay, AG Cook, Caroline Polachek e un sacco di artisti della scena hyperpop. È fantastico che Vini sia riuscito a raccogliere questo riconoscimento nel corso della sua vita, ma tiene tutto fuori dalla sua porta. Vuole rimanere incontaminato.Sessione di risposte alle domande dei fan organizzata da The Guardian
Vini Reilly: Non ho mai sentito nominare la maggior parte di queste persone, ma è molto gentile da parte loro.
Il disco si apre con la brevissima "Echoes in the Memory", novanta secondi di arpeggi fluttuanti che impostano subito il tono del lavoro: da lì, l'album si muove tra momenti di puro impressionismo strumentale e tracce dalla struttura più definita.
"Liars" si distingue come uno dei momenti più incisivi, dove la chitarra liquida di Reilly cesella una trama ritmica su cui il musicista a un certo punto recita quasi sommessamente «I'm sorry, I love you».
Scammer conferma questa tendenza narrativa e minimale: il testo è frammentario, costruito grazie a flussi di coscienza surreali recitati a voce bassa.
La presenza della cantautrice Caoilfhionn Rose arricchisce il disco di due tra gli episodi più riusciti: su "Agonistes" la sua voce distorta ed eterea si fonde con la chitarra in uno stile che richiama alla mente i Cocteau Twins, mentre "Sargasso Sea", nuda e malinconica ballata condotta dal pianoforte, regala uno dei punti più alti dell'intero lavoro.
C'è un secondo ospite, Lucas Elliott, nella bonus-track "All They See Is Fire", presente nella versione CD e in quella digitale.
In "Your Shadow at Evening" - c'è anche quella che possiamo considerare la prima parte, vale a dire "Your Shadow at Morning" - l'andatura sferzante della batteria di Mitchell contrasta con le linee di chitarra sommerse nel mix, creando una tensione ritmica inaspettata rispetto alla dolcezza di un pezzo come "Time Present and Time Past".
Quello che possiamo considerare il picco emotivo del disco arriva in chiusura - se acquisterete la versione in vinile - con "For Friends Everywhere", rielaborazione orchestrale dello storico brano del 1980 "For Belgian Friends": il pezzo si veste di archi, vibrafono e fiati, trasformando un ricordo del passato in una celebrazione sinfonica e solare della memoria collettiva.
Renascent è un disco di "sottile potenza": non cerca la ribalta a tutti i costi, ma si affida alla forza struggente del tocco di Vini Reilly e alla coesione dei suoi storici compagni di viaggio.
Un ritorno nostalgico? A tratti, innnegabilmente, ma che riafferma, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, il peso e l'influenza di The Durutti Column nella storia della musica britannica sviluppatasi dopo la frattura causata dal punk.
Le canzoni di Vini sorprendono costantemente , vuoi andare avanti ad ascoltarle ancora e ancora.Bruce Mitchell - Clash Magazine