La Germania di Daniele Gatti
Successo a Bologna con l'Orchestra Mozart in un programma dedicato a Beethoven, Wagner e Schumann
23 settembre 2026 • 2 minuti di lettura
Auditorium Manzoni, Bologna
Daniele Gatti e l'Orchestra Mozart
17/09/2026 - 17/09/2026Daniele Gatti e l’Orchestra Mozart sono tornati a illuminare il palco dell’Auditorium Manzoni, questa volta proponendo al pubblico bolognese un programma interamente dedicato alla tradizione musicale tedesca.
La serata è stata aperta dall’ouverture del Coriolano musicata da Beethoven, che Gatti ha diretto con una tale attenzione e cura del dettaglio da far sembrare un autentico allestimento teatrale quello che, in realtà, è un brano concepito originariamente come musica di scena per una pièce. Costantemente attraversata da sferzate tensive di grande impatto spettacolare, l’ouverture diretta da Gatti ha acquisito presto un carattere narrativo per cui era possibile percepire le psicologie e i drammi dei personaggi dell’opera tratta da Shakespeare.
Il wagneriano Siegfried-Idyll, invece, ha evidenziato la solidissima “dizione” della direzione di Gatti, ben assecondata dall’ottima compagine orchestrale. Il direttore è riuscito benissimo a tessere un equilibrio tra la sua inclinazione squisitamente melodica – di matrice italiana – e il vigore sinfonico che ha voluto conferire a un brano pensato dal compositore come cadeau per la moglie Cosima. L’articolazione tematica dell’idillio, infatti, è risultata di una trasparenza abbacinante, dovuta all’enorme intellegibilità di ogni nota; Gatti è stato talmente abile nel fraseggio (una delle sue migliori qualità) e nell’accomodamento delle dinamiche che l’opera è esplosa in tutta la sua privata ricchezza.
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A tratti pacifica, arcadica e bucolica; a volte triste e pensosa, come se Wagner stesse confessando timidamente alla consorte alcune increspature del suo animo, magari turbato da quelle preoccupazioni dovute all’incertezza del futuro e che sorgono spontaneamente con la nascita di un figlio (l’idillio, come indica il titolo, non si limitava a celebrare il compleanno di Cosima, ma dava anche il benvenuto in famiglia al neonato Siegfried).
Se nel brano wagneriano Gatti ha praticamente “steso” la melodia, nella conduzione della Renana di Schumann ha prediletto una nervosa frammentarietà. La terza sinfonia dell’altro grande pilastro della musica tedesca è risultata, soprattutto nei movimenti esterni, vivacemente attraversata da scosse di vitali “moto a luogo”; l’enfasi su tale direzionalità è stata frutto di quella intensa passione per lo “stringendo e allargando” che contraddistingue lo stile di Gatti.
L’interprete, un autentico narratore, ha presentato un controllo pressoché impeccabile di quella relazione tra crescendo e diminuendo che genera e giustifica la vitalità del brano stesso. A partire da ciò, la vibrante compattezza dell’ensemble fondato da Claudio Abbado nel 2004 ha offerto una resa soddisfacente anche dei movimenti interni, dal Ländler danzerino posto in seconda posizione nell’architettura sinfonica di Schumann al tragico e maestoso penultimo tempo, adeguatamente esaltato nella sua bachiana solennità.
Al termine del concerto, applausi convinti per tutti da una sala misteriosamente piuttosto vuota e che lascia intravedere alcune falle di natura comunicativa e promozionale in seno all’organizzazione dell'evento.