Suggestioni bachiane per tastiera
Hélène Papadopoulos esegue al pianoforte l’Ouverture alla francese, il Concerto italiano e i Duetti dal Clavier-Übung
06 novembre 2026 • 4 minuti di lettura
Hélène Papadopoulos
Bach: As You Set Out for Ithaka
Un luogo comune molto diffuso vuole che la musica di Johann Sebastian Bach sia la musica “astratta” per eccellenza. Eppure per la pianista francese Hélène Papadopoulos, che allo studio di questo repertorio ha dedicato l’intera vita, la musica di Bach evoca continuamente qualcosa: scene di film, paesaggi, poesie, dipinti, monumenti. La vita di Papadopoulos rispetto a Bach è immersiva: oltre ad essere artist-in-residence al CNMAT dell’Università della California a Berkeley, dove studia l’eredità di Rosalyn Tureck per l’interpretazione bachiana, da anni le sue giornate iniziano suonando Bach prima dell’alba. Il suo lavoro su Bach si è sviluppato attraverso importanti cicli di recital e attraverso commissioni a compositori contemporanei, tra cui Carmine-Emanuele Cella, ed è stato sostenuto dal programma Culture Moves Europe e premiato dall’American Bach Society.
Per Martinville, etichetta nata nel 2020 con la mission di integrare tecnologia digitale e cultura analogica e di creare un’alternativa allo streaming di massa, esce “Bach: As You Set Out for Ithaka”, dove Papadopoulos, interprete dell’integrale del “Clavier-Übung” di Bach in una serie di concerti dati in Europa e Nord America, incide il “Concerto italiano” in fa maggiore BWV 971, l’“Ouverture alla francese” in si minore BWV 831 e i quattro “Duetti” BWV 802-805, brani che provengono appunto da due raccolte del “Clavier-Übung” (“Esercizi per strumento a tastiera”), il ciclo in quattro volumi con cui Bach esplorò i generi tastieristici del suo tempo.
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Il “Concerto italiano” e l’“Ouverture alla francese” appartengono alla seconda parte, pubblicata nel 1735 e concepita come un dialogo fra i due stili nazionali dominanti nell’Europa del Settecento; l’Ouverture era nata in do minore e Bach la trasportò in si minore per la stampa. I quattro “Duetti”, per due sole voci, si trovano invece verso la fine della terza parte (1739), costruita intorno ai corali organistici per la messa e il catechismo luterani.
Il disco è accompagnato da un libro “Martinville” di prossima uscita in cui è presente anche un’intervista con David Christoffel, dove la pianista approfondisce la genesi del progetto e il suo rapporto con la musica di Bach, che mette in relazione con le illustrazioni di Victor Paukštelis, pittore e pianista lituano: come Bach, Paukštelis attinge a forme e materiali preesistenti e, attraverso una sottile trasformazione, ne trae un linguaggio nuovo e un nuovo modo di vedere.
Altro artista a cui Papadopoulos si ispira è il poeta greco Konstantinos Kavafis, il cui stile essenziale, in cui pochi particolari risultano evocativi, ricorda i procedimenti compositivi dell’Ouverture alla francese, dove Bach delinea lo stile francese attraverso dettagli cesellati: l'ordine dei movimenti, i ritmi netti, gli ornamenti.
A Kavafis rimanda anche il titolo dell’album, che riprende l’incipit della sua più celebre poesia, “Itaca”, nella traduzione inglese di Edmund Keeley e Philip Sherrard: «Quando ti metterai in viaggio per Itaca, devi augurarti che la strada sia lunga». A proposito del viaggio come forma di conoscenza scrive la pianista nel booklet: “Per me suonare Bach è questo: un viaggio, più che una meta. Ogni volta che mi siedo al pianoforte so che troverò qualcosa di nuovo, e che ciò che conta è l'eccitazione rara che muove insieme lo spirito e il corpo. Questo disco è una tappa di quel cammino, e vorrei che l'ascoltatore lo percorresse con me.”
La qualità migliore di questo disco è il suono del pianoforte: sgranato ma morbido, limpido e netto ma nel contempo diverso per ognuna delle voci che costruiscono l’equilibrio della polifonia. Secondo la pianista, il timbro del pianoforte moderno, la risonanza e anche l’uso del pedale sono rivelati dalla ricchezza della scrittura.
Se l’ascoltatore vuole seguire le suggestioni suggerite da Papadopoulos, l’Andante del Concerto Italiano ricorda il “crepuscolo tra le colline delle Marche”, con i loro dolci pendii rotondeggianti; e i Duetti, la cui purezza richiede “un ascolto assoluto”, luminosi nelle tonalità maggiori e umbratili e schivi in quelle minori, ricordano la cattedrale di Strasburgo. Molti altri rimandi sono suggeriti, non per orientare l’ascoltatore, ma per esprimere ciò che la pianista sente quando suona o ascolta lei stessa queste composizioni.
L’album, disponibile nei formati MP3 320 kbps, WAV 44.1 kHz 16 bit, WAV 96 kHz 24 bit, è stato registrato nel gennaio 2024 al Paliesius Manor, in Lituania; registrazione, editing e mastering sono di Giedrius Litvinas. Papadopoulos ha scelto di lavorare senza direttore artistico: ha deciso personalmente prese e sezioni da conservare, confrontandosi con il tecnico del suono, e in postproduzione non è stato aggiunto quasi riverbero.