Tutto il fascino delle Suite orchestrali di Bach

Applausi per l’esecuzione delle quattro Suite per orchestra di Bach nella brillante lettura dell’Akademie für Alte Musik Berlin

AR

27 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura

Akademie für Alte Musik Berlin (foto Andrea Mazzoni)
Akademie für Alte Musik Berlin (foto Andrea Mazzoni)

Reggio Emilia, Teatro Valli

Akademie für Alte Musik Berlin – Johann Sebastian Bach

24/02/2026 - 24/02/2026

Il corpus rappresentato dalle quattro Suite – o anche Ouverture – per orchestra di Johann Sebastian Bach custodisce un fascino che l’esecuzione proposta l’altra sera a Reggio Emilia dall’ Akademie für Alte Musik Berlin ha saputo rinnovare e reinventare con piglio brillante e coinvolgente.

Guidati dal brio trascinante – per quanto elegantemente misurato – del violino di Georg Kallweit, concertmaster della compagine berlinese, i componenti di questo ensemble fondato nel 1982 hanno confermato una qualità esecutiva riconducibile a un’identità interpretativa che alla consapevolezza di un approccio storicamente informato – e su un impianto orchestrale costituito da strumenti d’epoca – innesta una sua originalità espressiva nutrita da una trascinante vitalità.

Rimescolando la sequenza cronologica relativa all’ordine di composizione abitualmente adottato, l’impaginato proposto in questa occasione ha incorniciato l’intero concerto nel perimetro “in Re maggiore” disegnato dalla Suite n. 4 BWV1069 – forse la prima a essere composta, se consideriamo una probabile versione originaria rielaborata però attorno al 1725 – proposta in avvio di serata e dalla Suite n. 3 BWV 1068 che ha chiuso il programma, collocando la Suite n. 2 in si minore BWV 1067 e la Suite n. 1 in do maggiore BWV 1066 rispettivamente prima e dopo l’intervallo. Un percorso di ascolto che ha premesso di indagare rimandi e riferimenti differenti, accompagnandoci in una sorta di caleidoscopio stilistico che ha trovato una sua coerenza in una cifra espressiva fluida ed efficace.

Akademie für Alte Musik Berlin (foto Andrea Mazzoni)
Akademie für Alte Musik Berlin (foto Andrea Mazzoni)

Caratteri che sono emersi a partire, appunto, dalla Suite n. 4 che, riprendendo tonalità e organico celebrativo della n. 3 con trombe e timpani, si apre con un avvio solenne al quale segue una sezione concertante ampia e brillante, proseguendo quindi con una serie di danze che culmina nella Réjouissance, dominata dalla fanfara conclusiva. La successiva Suite n. 2 pone notoriamente il flauto in primo piano – con un ruolo concertante che Gergely Bodoky ha interpretato con palese impegno – fondendo le scuole francese e italiana con un approccio che si estrinseca attraverso una significativa alternanza tra “soli” e “tutti” e che questa compagine a restituito con palese efficacia, valorizzando i caratteri delle danze quali, tra le altre, Sarabande, Bourrée e Polonaise con Double, fino alla Badinerie conclusiva, tratteggiata con una scioltezza che ha saputo evidenziare l’intrinseco virtuosismo che la attraversa.

La Suite n. 1 BWV 1066 che ha aperto la seconda parte della serata e stata segnata dalla valorizzazione di una scrittura più sobria, espressa fin da subito dal passo misurato dell’apertura in do maggiore, seguita da una fuga dal profilo cameristico che pone in primo piano il trio di oboi e fagotto – e qui una menzione speciale è dovuta al bravissimo Claudius Kamp, fagottista di mirabile agilità ed eleganza – mentre le danze accostano spesso sezioni contrastanti, proponendo anche una Forlane di atmosfera popolare.

Akademie für Alte Musik Berlin (foto Andrea Mazzoni)
Akademie für Alte Musik Berlin (foto Andrea Mazzoni)

Nella Suite n. 3 BWV 1068 che ha chiuso il concerto abbiamo infine ritrovato il ritmo puntato e il colore delle trombe che colorano fin dall’esordio la pagina bachiana, in questa occasione restituita grazie a un’affinità strumentale in grado di tratteggiare con fluida ma pregnante trasparenza gli intarsi contrappuntistici che sostengono l’architettura compositiva di fondo. Una lettura che non ha mancato di proporre con tratto non scontato il secondo movimento Air – reso celeberrimo dall’ arrangiamento di August Wilhelmj come “Aria sulla quarta corda” – per poi attraversare con piglio trascinante i movimenti successivi, fino alla Gigue finale.

Al termine del concerto il folto pubblico presente ha tributato un meritatissimo successo alla serata a suon di applausi calorosi e ripetuti rivolti ai bravissimi musicisti dell’ensemble berlinese.