Il Requiem di Cherubini a Reggio Emilia

Sul podio Herreweghe con la Orchestre des Champs-Elysées e il Collegium Vocale Gent

GD

20 marzo 2026 • 3 minuti di lettura

Philippe Herreweghe (foto Andrea Mazzoni)
Philippe Herreweghe (foto Andrea Mazzoni)

Reggio Emilia, Teatro Valli

Philippe Herreweghe, Orchestre des Champs-Elysées e Collegium Vocale Gent

18/03/2026 - 18/03/2026

La stagione sinfonica del Teatro Valli di Reggio Emilia ha presentato un appassionante concerto che ha visto protagonista l’autorevole Orchestre des Champs-Elysées, nota per l’esecuzione storicamente informata su strumenti d’epoca di un repertorio che va da Haydn a Mahler, guidata dal podio dal suo direttore artistico Philippe Herreweghe. Invero, gli effetti timbrici che l’impiego di tali strumenti implica sono apparsi molto evidenti fin dalla resa, alquanto trascinante, della Terza Sinfonia di Beethoven. Il direttore belga, contraddistinto dalla rigorosa fermezza dei suoi gesti, ha proposto una lettura profonda e articolata dell’opera del compositore tedesco, innanzitutto a partire dalla manifesta comprensione del significato di ogni nota della partitura (la Terza è, non a caso, sempre presente nei programmi “turistici” dell’orchestra nata nel 1991). In virtù di una concertazione semplicemente encomiabile, Herreweghe ha restituito alla perfezione ciò che davvero anima la sinfonia: l’equilibrio tra l’accademica piacevolezza dello spirito classicista e, congiuntamente, il suo superamento in direzione di un’estetica pre-romantica, che alla fine del Settecento illuminista poteva anche scomodare il senso del “Brutto”. Se il primo elemento si presentava attraverso il bellissimo fraseggio tra le parti (generalmente di alto livello, soprattutto per quanto concerne l’intonazione), volto alla ricerca di una musicalità vivida e cantabile, ecco che il secondo appariva nelle lucide indicazioni dinamiche e agogiche del direttore. Pertanto, si è avuta l’impressione che l’interpretazione di Herreweghe avesse l’obiettivo di palesare – secondo il principio dell’esecuzione storicamente informata, appunto – la natura composita della Terza, autentico ponte sonoro (e culturale) tra l’estetica musicale della fine del XVIII secolo e quella dell’avvenire, in seno al Romanticismo. Dunque, un‘opera fatta di contraddizioni, improvvisi squarci ritmici e altrettanto subitanee distensioni liriche: vere e proprie montagne russe acustiche per il pubblico dell’epoca.

Dopo l’intervallo, Herreweghe e l’ensemble parigino sono stati raggiunti sul palco dall’esperto Collegium Vocale Gent (fondato dallo stesso direttore belga nel 1970) per una catartica ed esaltante esecuzione del Requiem in Do minore di Luigi Cherubini. Solitamente apprezzato per la sua austera compostezza (l’opera non prevede l’intervento di solisti, né qualsivoglia enfasi di natura teatrale), stavolta il requiem è stato, invece, infuso di un’insolita e ammirevole energia, seppur sempre rispettosa delle prerogative programmatiche della composizione. La tragicità dell’opera non è stata restituita in base a notazioni lagrimevoli e lamentose, bensì a partire dal pathos della stessa, tutto costruito sul dialogo tra strumenti e coro, spesso capace di realizzare un’autentica narrazione emotiva. Se il manto orchestrale appariva opportunamente sommesso e luttuoso, ecco che la controparte canora (ottima la prova dell’organico belga, omogeneo e tecnicamente solidissimo) sprigionava tutta la sua magniloquente potenza espressiva, come si è avuto il piacere di riscontrare durante il lungo ed entusiasmante Dies Irae e lo speranzoso Agnus Dei conclusivo.

In sintesi, un concerto molto interessante e che attesta nuovamente il valore assoluto di questi grandiosi artisti, tutti applauditi molto calorosamente al termine della serata.