Vistoli il grande

Harmonia Mundi pubblica un’affascinante raccolta di arie affidate da Händel a castrati italiani nei suoi oratori inglesi.

MB

14 settembre 2026 • 3 minuti di lettura

HMM 902795
HMM 902795

Carlo Vistoli. Le Concert d’Astrée. Emmanuelle Haïm.

Handel’s Italians. Italian castrati in the London oratorios.

Harmonia Mundi 2026

È opinione ormai comunemente diffusa che Carlo Vistoli sia oggi il maggior controtenore prodotto dalla scuola italiana, e tra i massimi a livello mondiale, ben accetto anche a coloro che non hanno mai ben digerito la voce di falsetto applicata al repertorio barocco. Questo nuovo disco pubblicato da Harmonia Mundi conferma ogni aspettativa e mette in chiaro le ragioni del suo successo: voce sempre morbida, ad ogni altezza, rinuncia a forzarla oltre i limiti dell’estensione fisiologica, note tutte ben timbrate e senza suoni fissi, linea canora elegante, scioltezza nelle agilità, dizione da manuale con ricaduta sull’effetto espressivo. Tutto è naturale e nulla suona artificioso o sgradevole, come in altri falsettisti.

A questo si aggiunge l’intelligenza nelle scelte musicali, che in questo nuovo disco vanno a rintracciare meandri ancora poco battuti della carriera di Händel: la sua collaborazione con i castrati italiani nel genere dell’oratorio inglese. La documentata presenza di countertenors nei cast originali di tali partiture è ben documentata, al punto da poter legittimare pienamente i moderni falsettisti nelle loro riproposte, senza attivare lo scrupolo filologico che sorge invece in ambito operistico. Meno nota è invece la presenza di cantanti castrati in quegli stessi oratori, in quanto Händel li utilizzò quasi sempre in occasione di riprese, dando corpo in tal modo a seconde e terze versioni dei titoli di maggior successo.

L’ostacolo maggiore da affrontare era per loro quello della lingua inglese, decisamente ostica per un Senesino (già creatore di Floridante, Ottone, Giulio Cesare, Tamerlano, Rodelinda ecc.), al punto che Händel raggiunse il compromesso di affidargli brevissimi recitativi in inglese seguiti da nuove arie in italiano, che nelle moderne edizioni critiche di quegli oratori sono poi finite in appendice e dunque raramente eseguite. L’appassionato conoscitore di Esther, Deborah, Belshazzar, Theodora, Saul, The Messiah e Athalia potrà dunque trovare in questo disco nuove musiche scritte per Senesino, Carestini, Guadagni e Andreoni, oppure già note ma in altra lingua o per altra voce (solo per Guadagni, Händel scrisse la parte di Didymus in Theodora sin dall’origine).

Vistoli affronta con proprietà estrema tutti i brani in programma, perlopiù ristretti in quell’ambito prettamente contraltile che gli va a pennello, senza lesinare tuttavia qualche volata sopra il rigo. Ma anche quando la voce affonda al grave, l’effetto del suo registro basso non è mai grottesco, gonfiato, cavernoso, restando sempre in perfetta continuità timbrica con il settore acuto (si senta il Fa diesis baritonale – Fa naturale per effetto dell’intonazione barocca dell’orchestra – interpolato nell’aria «In the battle, fame pursuing» da Deborah).

Lo accompagna in un paio di duetti (da Esther e Theodora) la voce altrettanto pura ed elegante del soprano Giulia Semenzato, e in tutto l’album uno splendido Concert d’Astrée guidato da Emmanuelle Haïm, impegnata anche a suonare in due arie con organo obbligato (da Deborah e Saul). Senz’altro da leggere la presentazione storica di Luigi Sebastiani, che nel booklet contestualizza con chiarezza estrema la circostanza in cui nacque ogni brano.