Britten e Shostakovich ispirati da Michelangelo
In questo interessante disco Milhofer, Palazzi e Scolastra rileggono brani di Britten e Shostakovich su sonetti di Michelangelo Buonarroti
27 giugno 2026 • 3 minuti di lettura
Mark Milhofer, Mirco Palazzi, Marco Scolastra
Britten Shostakovich – Music based on texts by Michelangelo
Questo disco propone un confronto di sicuro interesse tra due significative pagine della lirica da camera del Novecento: i Sette Sonetti di Michelangelo op. 22 di Benjamin Britten e la Suite su versi di Michelangelo Buonarroti op. 145 di Dmitri Shostakovich. Il lavoro, affidato alle interpretazioni del tenore Mark Milhofer, del basso Mirco Palazzi e di Marco Scolastra al pianoforte, mette al centro il rapporto fra musica e poesia, costruendo un itinerario espressivo in cui la parola di Michelangelo diventa materia viva, capace di restituire le tensioni generale da rimandi differenti, tra amore, inquietudine, rabbia e aspirazione all’immortalità. La scelta di riunire nello stesso programma Britten e Shostakovich si rivela particolarmente efficace, perché consente di osservare due risposte artistiche diverse a una medesima fonte poetica: da un lato l’intimità luminosa e tormentata del compositore inglese, dall’altro la visione più grave, teatrale e spesso politica del maestro russo.
Tra i circa trecento sonetti composti da Michelangelo Buonarroti, Britten ne selezionò sette, privilegiando il tema amoroso e scegliendo, caso unico nella sua produzione, di musicare il testo italiano originale. Scritti negli Stati Uniti all’inizio della Seconda guerra mondiale e dedicati a Peter Pears, interprete e compagno di vita del compositore, i Sette Sonetti conservano una impronta privata, quasi confessionale. In questa lettura Mark Milhofer valorizza la linea vocale con chiarezza di dizione e senso della misura, evitando ogni enfasi superflua e restituendo la tensione interna di pagine in cui il sentimento non è mai puro abbandono, ma ricerca di equilibrio fra desiderio, contemplazione e dolore. Il pianoforte di Marco Scolastra accompagna con attenzione al dettaglio, sostenendo la voce senza appesantire il discorso e lasciando emergere la scrittura raffinata di Britten, fatta di trasparenze, accensioni improvvise e sottili inquietudini armoniche.
La seconda parte del disco amplia l’orizzonte con la Suite su versi di Michelangelo op. 145 di Shostakovich, composta dopo l’ascolto dei sonetti britteniani interpretati da Pears a Mosca nel 1966 e completata in una fase estrema della vita del compositore. Qui Michelangelo non è soltanto poeta dell’amore, ma figura di artista in conflitto con il potere, con la storia e con la propria finitezza. La traduzione russa di Avram Efros fu il punto di partenza per una sequenza di undici testi che Shostakovich riorganizzò attribuendo a ciascuno un titolo personale, qui invece proposti con i testi originali di Michelangelo Buonarroti nell’adattamento ritmico di Mirco Palazzi. Lo stesso Palazzi affronta queste pagine con un registro vocale autorevole, capace di dare peso alla parola senza irrigidirla. Nei momenti più cupi, come in Rabbia – quinto brano della serie – o ancora in “Morte” e “Immortalità”, che chiudono la raccolta, la sua interpretazione mette in evidenza la dimensione drammatica dell’opera, mentre Scolastra ne sottolinea la struttura armonica scarna, incisiva, spesso tagliente.
Un disco meritorio, che ci propone Britten e Shostakovich in dialogo con Michelangelo attraverso linguaggi differenti ma complementari: il primo concentra la tensione in una vocalità mobile e lirica, il secondo la trasforma in meditazione esistenziale, quasi testamentaria.