Il risveglio incantato di Charles Silver

Un’opéra féerie dimenticata torna alla luce in una raffinata incisione della Bru Zane Label tra eleganza orchestrale e gusto teatrale

SN

26 aprile 2026 • 3 minuti di lettura

La registrazione de "La belle au bois dormant" al Müpa di Budapest (Foto Riccardo Pittaluga)
La registrazione de "La belle au bois dormant" al Müpa di Budapest (Foto Riccardo Pittaluga)
La copertina del CD+Libro
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Charles Silver

La belle au bois dormant

Bru Zane Label 2026

C’è qualcosa di profondamente emblematico nel destino di La Belle au bois dormant di Charles Silver: un’opera che, come la sua protagonista, sembra essersi addormentata per oltre un secolo prima di ritrovare finalmente voce e corpo sonoro. La nuova incisione, realizzata al Müpa di Budapest nel gennaio 2025 nel quadro delle riscoperte promosse dal Palazzetto Bru Zane, marca infatti la prima registrazione mondiale di questa favola lirica, restituendo un nuovo, prezioso tassello al mosaico del teatro musicale francese fin de siècle. Presentata la prima volta al Grand-Théâtre di Marsiglia nel 1902, l’opera di Silver fu accolta da un successo di critica e pubblico, cui contribuì in maniera non secondaria la bravura degli interpreti. Malgrado il successo, tuttavia, l’opera non arrivò mai sui palcoscenici parigini ma raccolse consensi a Lione nel 1903 e a Bruxelles nel 1904 prima che mutasse il gusto del pubblico e che la Prima guerra mondiale decretasse un oblio durato oltre un secolo.

Allievo di Massenet e vincitore del Prix de Rome, Charles Silver (1868-1949) si colloca in una linea estetica ben riconoscibile: la sua scrittura fonde il lirismo esasperato di inizio Novecento con una sensibilità orchestrale raffinata, non estranea alla lezione wagneriana e capace di evocare atmosfere cangianti e quasi impressionistiche. L’opera, strutturata in quattro atti e nove quadri, si nutre della dimensione spettacolare tipica dell’opéra féerie, alternando episodi fiabeschi, corposi inserti coreografici e momenti di cantabilità più intima.

Charles Silver
Charles Silver

La trama ricalca quella della celebre favola di Charles Perrault. Protagonista è la principessa Aurore, colpita alla nascita dalla maledizione della fata Urgèle: se conoscerà l’amore prima dei vent’anni, morirà. A diciannove anni Aurore si innamora di un cavaliere e cade in un sonno incantato, mitigato dalla fata Primevère in attesa di un risveglio futuro. Cento anni dopo, un principe, affascinato dalla leggenda, decide di salvarla sfidando incantesimi e ostacoli. Superate le insidie di Urgèle, riesce a raggiungere il castello e a rompere il sortilegio con un bacio. Aurore si risveglia, la natura rifiorisce e l’opera si conclude con il trionfo dell’amore e le nozze dei protagonisti.

Il libretto di Michel Carré e Paul Collin introduce elementi comici e personaggi secondari che attenuano la linearità del racconto originale, aggiungendo all’opera a una vena quasi tragicomica. Ed è proprio questa ambivalenza di toni a emergere con grande evidenza nell’esecuzione diretta da György Vashegyi alla testa dell’Orchestra Filarmonica Nazionale Ungherese e del Coro Nazionale Ungherese. Vashegyi privilegia una lettura fluida e molto attenta al dettaglio timbrico. L’orchestra restituisce con efficacia la ricca tavolozza sonora di Silver, fatta di colori brillanti e trasparenze leggere, mentre i numeri più spettacolari – dal preludio al celebre Sonno di Aurore fino ai divertissements di corte – trovano un equilibrio convincente tra slancio narrativo e precisione formale.

Sul piano vocale, la compagnia si distingue per omogeneità e adesione stilistica. Guylaine Girard, impegnata nel doppio ruolo di Aurore e della Regina, offre un’interpretazione di notevole freschezza, con un fraseggio elegante e una linea vocale luminosa; accanto a lei, Julien Dran disegna un Principe credibile e partecipe, mentre Kate Aldrich (la fata Urgèle / la Dama Gudule) e Thomas Dolié (il re) contribuiscono a definire con efficacia il versante più drammatico della vicenda. All’opposto, particolarmente riuscite sono anche le caratterizzazioni di Matthieu Lécroart (Barnabé), Clémence Tilquin (Jacotte, il paggio, la fata Primevère) e Adrien Fournaison (Éloi, il grande Sénéchal, un Signore) dei ruoli buffi, che danno corpo a quella dimensione ibrida, sospesa tra fiaba e teatro di carattere, che costituisce uno degli aspetti più originali dell’opera di Silver.

Se nel complesso La Belle au bois dormant non ambisce forse alle vette inventive dei capolavori coevi, la sua riscoperta non appare un semplice recupero museale. Al contrario, proprio nella sua natura di opera minore si coglie il gusto di un’epoca e un modo di intendere il teatro musicale oggi lontani ma non per questo meno affascinanti. Questa prima registrazione curata dal Palazzetto Bru Zane ne valorizza i pregi senza nasconderne le convenzioni, offrendo all’ascoltatore un’esperienza tanto godibile quanto significativa sul piano storico.

Un risveglio, dunque, che non ha nulla di effimero: Silver torna a parlare, e lo fa con una voce che merita attenzione.