Le Suite di Bach nella vivace lettura di Prandi
In un doppio disco Miriam Prandi affronta le sei Suite per violoncello di Johann Sebastian Bach
15 marzo 2026 • 3 minuti di lettura
Miriam Prandi
Bach. Cello Suites
Pubblicate in un doppio CD nello scorso mese di gennaio e registrate nell’agosto del 2023 presso la sede dell’Academia Montis Regalis di Mondovì, le Sei Suite per violoncello di Johann Sebastian Bach nell’esecuzione di Miriam Prandi ci propongono una visione del capolavoro del maestro di Eisenach fresca e personale. Volutamente distante da determinati ed espliciti riferimenti interpretativi, la Prandi – che abbiamo seguito anche a confronto con altri repertori e originali interpreti come, per esempio, Teodor Currentzis – pare concentrare la sua lettura su una miscela composta da un saldo virtuosismo strumentale da un lato e una variegata e libera restituzione espressiva dall’altro. Un carattere, quest’ultimo, che emerge dalle scelte agogiche e dinamiche attraverso le quali l’interprete ha dato forma al susseguirsi dei movimenti di danza che compongono queste pagine.
Il percorso di ascolto proposto raccoglie nel primo disco una successione che affianca le prime due Suite, rispettivamente in Sol maggiore e in Re minore, alla sesta in Re maggiore, per poi passare nella seconda parte della registrazione alla quinta Suite in Do minore seguita dalla terza in Do maggiore, chiudendo l’esecuzione con la Suite n. 4 in Mi bemolle maggiore. Una scelta che, se da un lato si colloca nella scia di altre precedenti incisioni – ricordiamo, per esempio, la sequenza scelta da Mario Brunello per la sua interpretazione delle Suite bachiane registrata a Torino tra il 1993 e l’anno successivo e pubblicata nel 1995 – in qualche modo testimonia la libertà ricercata da questa musicista, animata da una personalità interpretativa che permea ogni singolo movimento di queste pagine, restituendo all’ascoltatore non solo la struttura musicale di partenza, ma anche una dimensione espressiva marcatamente variegata, a tratti decisamente vivace e coinvolgente.
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Una approccio originale nell’ambito del quale si colloca anche la scelta dell’impostazione data al suo strumento, un violoncello Giovanni Grancino (datato 1712 circa) e dotato di corde metalliche moderne, le quali garantiscono una proiezione sonora e una chiarezza di articolazione che evidenziano il carattere danzante e intrinsecamente polifonico che contraddistingue numerosi movimenti che compongono questa raccolta, valorizzando comunque la risonanza al tempo stesso densa e luminosa del corpo dello strumento, qui restituita con adeguata profondità acustica dalla ripresa sonora. Una impostazione che consente all’interprete di indagare le potenzialità dello strumento, modulando il suono con una pulizia tecnica che si riflette sul fraseggio, riuscendo a coniugare eloquenza espressiva e controllo tecnico. Il risultato è una tessitura sonora che si fa densa e stratificata, capace di rievocare la complessità dell’ordito bachiano declinandolo in una restituzione espressiva che, in luogo di una indagine condotta sulla scorta di una profondità più analitica, privilegia una cifra comunicativa più brillante e immediata.
Emblematiche, in questo senso, appaiono le “Gigue” che chiudono tutte le sei Suite, qui tratteggiate con una feconda varietà di approccio il cui filo conduttore si può ritrovare in una vivacità dinamica che si rivela quale uno dei segni più caratterizzanti di questa incisione, assieme ad altri momenti interpretativi particolarmente ispirati, tra i quali citiamo, per esempio, le “Bourrées I e II” della Suite n. 3, o ancora il passo significativamente più riflessivo impresso al “Prélude” della Suite n. 5 che apre il secondo disco.
Con questa incisione Miriam Prandi ha dunque affrontato uno dei capisaldi della letteratura del suo strumento – o meglio, di uno dei suoi strumenti, essendo questa musicista anche pianista – con una personalità sicuramente ben delineata, animando queste pagine attraverso un profilo interpretativo capace di coniugare una solida sicurezza strumentale a una vivace freschezza espressiva.