Henze, dieci sinfonie per una sola voce
Nell'anno del centenario del compositore Wergo riunisce in cinque CD l’integrale delle Sinfonie affidata a Marek Janowski e al Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin
16 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura
Hans Werner Henze
Sinfonia
Ci sono compositori che costruiscono un proprio ciclo sinfonico come capitoli di un unico libro. Per altri, il genere diventa piuttosto un laboratorio aperto. Hans Werner Henze appartiene decisamente alla seconda categoria. Le sue dieci sinfonie, composte nell’arco di quasi mezzo secolo, dal 1947 al 2000, non formano un ciclo compatto come per Mahler o Šostakovič ma rappresentano piuttosto una biografia musicale per episodi, attraverso cui passano il dopoguerra tedesco, il neoclassicismo, l’avanguardia, il teatro, la letteratura, la politica e una personalissima idea di sensualità sonora. È significativo che proprio con “Sinfonia” si sia inaugurata l’Hans Werner Henze Edition con cui Wergo celebra nel 2026 il centenario della nascita del compositore (ed è già disponibile anche la raccolta “Orchestra”, che ripropone suoi lavori orchestrali e i concerti per strumenti solisti).
Il cofanetto, cinque CD per quasi cinque ore di musica, non propone nuove incisioni ma riunisce quelle realizzate da Marek Janowski con la Rundfunk-Sinfonieorchester di Berlino tra il 2008 e il 2014 e già pubblicate separatamente da Wergo, alcune delle quali nel frattempo divenute di difficile reperimento. È così un’operazione di ricomposizione editoriale che restituisce unitarietà a un progetto nato per tappe. Un booklet di 60 pagine completa una confezione sobria, più funzionale che celebrativa.
A un primo ascolto ciò che colpisce è l’eterogeneità del materiale musicale. La Prima, composta nel 1947, porta ancora con sé la necessità di ricostruire un linguaggio dopo la catastrofe; la Seconda, del 1949-50, spinge più avanti il rapporto fra tensione espressiva e costruzione formale. Con la Terza, del 1950, Henze trova una fisionomia più personale, mentre Quarta e Quinta mostrano quanto rapidamente la forma sinfonica possa diventare una estensione del teatro: la Quarta rielabora materiali della sua opera König Hirsch del 1956, la Quinta, del 1962, porta il linguaggio verso una maggiore asprezza e concentrazione. Non è dunque difficile capire perché Henze, compositore teatrale per eccellenza, non sembri mai del tutto a proprio agio dentro l’idea di una sinfonia “pura”.
La Sesta, del 1969, rappresenta il punto di rottura più vistoso: due orchestre contrapposte e una scrittura aspra, conflittuale, che risente anche del clima politico e rivoluzionario di quegli anni. Poi i tempi cambiano. La Settima, del 1983-84, guarda a Hölderlin e alla memoria della cultura tedesca con una scrittura ampia, mobile, visionaria. L’Ottava, ispirata al Sogno di una notte di mezza estate, trasforma Shakespeare in un gioco orchestrale di grande mobilità e luminosità.
La Nona porta invece il teatro della storia direttamente dentro la sinfonia: il romanzo Das siebte Kreuz (la settima croce) di Anna Seghers del 1942 diventa un grande affresco corale dedicato agli eroi e ai martiri dell’antifascismo tedesco. La Decima, infine, composta fra 1997 e 2000, sembra ricondurre molti fili all’interno di una scrittura tarda più concentrata, senza per questo rinunciare alla ricchezza timbrica che resta una delle cifre di Henze.
È proprio questa disponibilità a cambiare pelle che rende le Sinfonie di Henze un caso singolare nel secondo Novecento. Il compositore assorbe Stravinskij e l’espressionismo, il teatro musicale e la letteratura, la musica politica degli anni Sessanta e una sensibilità mediterranea che finirà per distinguere sempre più nettamente la sua voce. Ma non si tratta di semplice eclettismo. Dietro la varietà dei linguaggi resta una concezione drammaturgica della musica: tensioni, conflitti, apparizioni, ritorni. Anche quando non c’è una scena, Henze tende a pensare per situazioni. La sinfonia non è allora tanto un genere da rispettare quanto uno spazio nel quale mettere alla prova diversi modi di raccontare.
In questo senso il progetto di Janowski acquista un rilievo che va oltre la semplice completezza discografica. Il direttore non cerca di uniformare dieci partiture così diverse, ma nemmeno indulge nella loro componente più spettacolare. La sua lettura privilegia nitidezza, proporzioni e continuità del discorso, mettendo a fuoco la costruzione anche quando la superficie sonora si fa densissima. La Rundfunk-Sinfonieorchester risponde con precisione e trasparenza, qualità tutt’altro che secondarie in una musica nella quale l’accumulo dei dettagli rischia facilmente di trasformarsi in opacità. Un risultato ottenuto soprattutto grazie alla capacità di Marek Janowski di ricondurre a una traiettoria leggibile materiali apparentemente eterogenei.
Il risultato più convincente non è dunque necessariamente la singola lettura di ogni sinfonia. Alcuni ascoltatori potranno continuare a preferire altre registrazioni della Nona, come quella di Ingo Metzmacher ad esempio, o confrontarsi con le testimonianze storiche dirette dallo stesso Henze. Il vantaggio di Janowski sta altrove: per la prima volta l’ascoltatore può seguire senza soluzione di continuità l’intero arco sinfonico, dal giovane compositore del 1947 fino all’autore maturo della Decima. E ascoltando in sequenza queste dieci opere diventa difficile considerarle semplicemente un capitolo secondario del vasto catalogo henzeiano.
È anzi uno dei modi migliori per ridimensionare l’immagine, ancora resistente, di Henze come autore soprattutto teatrale. Le Sinfonie mostrano un compositore capace di fare del genere sinfonico non un monumento alla continuità, ma una forma di libertà. Dentro ci sono il Novecento tedesco e la sua memoria, il mito e la politica, Shakespeare e Hölderlin, la violenza della storia e il piacere quasi fisico del suono. Un corpus irregolare, certo, ma proprio per questo straordinariamente rivelatore. A cent’anni dalla nascita di Henze, questa ristampa non aggiunge nuove interpretazioni ma qualcosa forse più utile: la possibilità di ascoltare finalmente il suo percorso sinfonico come un unico grande paesaggio di suoni.