Il morbido pianismo della giovane Sofia Donato
A Bologna inizia la rassegna estiva "Pianofortissimo & Talenti" dedicata alle star del pianismo di domani
11 giugno 2026 • 2 minuti di lettura
Bologna, Cortile dell’Archiginnasio
Sofia Donato
09/06/2026 - 09/06/2026Nella suggestiva cornice del cortile dell’Archiginnasio, in una serata piacevolmente carezzata da una leggera brezza estiva, a Bologna ha avuto inizio la XIV edizione di “Pianofortissimo & Talenti”, la rassegna estiva di concerti all’aperto prodotta da Inedita, ospitata da Bologna Festival e dedicata a presentare le star del pianismo di domani. Il ciclo di concerti curato da Alberto Spano, in veste di direttore artistico, è stato inaugurato dalla giovane Sofia Donato. La pianista bolognese classe 2005 si può dire che sia stata “benedetta” dal grande Evgeny Kissin, che nel corso di una masterclass rivolta agli studenti dell’Accademia Internazionale di Imola ha scelto di ascoltare proprio la musicista ventenne, senza correggerne alcun gesto o nota.
Per il suo recital, Donato ha proposto un programma tutt’altro che facile dal punto di vista tecnico. Ad aprire le danze è stata la Partita n.3 in La minore BWV 827 di Bach, eseguita effettivamente con un ottimo bilanciamento tra le lingue di fuoco barocche che adornano il brano e quella rigorosa sacralità propria dello stile del compositore. Dal punto di vista tecnico, occorre sottolineare il notevole fraseggio dell’interprete, in grado di domare agevolmente e con gusto il gran “vociare” del contrappunto bachiano. In particolare, è sembrata molta buona la gestione della scrittura per la mano sinistra, merito di un controllo dinamico attento ma comunque sempre espressivo.
A seguire, Donato ha immerso il pubblico nel repertorio romantico con la Fantasia in Fa minore op. 49 di Chopin, un brano caratterizzato da una ragguardevole omogeneità formale nonostante l’episodicità umorale dei suoi motivi. La musicista bolognese ha elargito un suono di intrigante morbidezza, scaturito dal tocco sicuro nei passaggi più virtuosistici e dolce in quelli più intimistici. Di bel valore la resa del tema marziale che apre la composizione, scandito da Donato in modo tale da rivelarne una certa misteriosità; subito dopo, ecco dischiudersi tutto il lirismo dello stile chopiniano affrontato dall’esecutrice con una passionalità mai eccessiva e, anzi, molto matura.
Infine, una delle opere più difficili di tutta la letteratura pianistica: Humoreske in Si bemolle maggiore di Schumann, uno schizofrenico e caleidoscopico susseguirsi di invenzioni melodiche e stati d’animo diversi. Complesso non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello interpretativo (appunto per la necessità da parte dell’interprete di esaminare doviziosamente i vari episodi senza risultare troppo freddamente analitico), il brano è stato colto da Donato in tutte le sue sfaccettature. In generale, lo stupore non è stato poco di fronte alla capacità della giovane artista di dispiegare un’interiorità già ben formata e, soprattutto, metterla al servizio della poetica di Schumann. Tra vorticose scalate virtuosistiche e teneri attimi di soffice abbandono lirico, il suono di Donato si è imposto per grazia ed eleganza.
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