Cristiano Burato per l'integrale dei valzer di Chopin

A Bologna un concerto più unico che raro nell'ambito di "Pianofortissimo & Talenti"

GD

03 luglio 2026 • 4 minuti di lettura

Cristiano Burato (Foto di Dino Russo)
Cristiano Burato (Foto di Dino Russo)

Bologna, Cortile dell’Archiginnasio

Cristiano Burato

02/07/2026 - 02/07/2026

La rassegna “Pianofortissimo & Talenti”, ospitata da Bologna Festival e che si svolge nella suggestiva cornice all’aperto del cortile dell’Archiginnasio di Bologna, ha offerto al suo affezionato pubblico un concerto davvero particolare, per unicità e rarità. L’esperto e autorevole pianista Cristiano Burato si è infatti imbarcato in un viaggio alla volta dell’esecuzione integrale di tutti e ventuno i valzer attribuiti a Fryderyk Chopin, compreso il cosiddetto “The Newyorker” in La minore ritrovato nel 2024 alla Biblioteca Morgan di New York dal musicologo Robinson McClellan. Un programma del genere non si ascolta tutti i giorni, non solo a causa delle elevate doti tecniche richieste all’esecutore, ma anche in virtù della sensibilità interpretativa necessaria onde fornire una tavolozza cromatica sufficientemente variopinta e che riesca a connotare ogni brano in modo diverso, rifuggendo dunque l’eventuale monotonia uditiva suscitabile da un intero concerto esperito solo in tempo di valzer. La chiave del successo di una serata invero entusiasmante è stata, oltre all’eccezionale performance di Burato, quella di collocare i valzer attribuiti postumamente all’autore polacco (e pubblicati da Julian Fontana) nella prima parte e i grandi capolavori editi in vita nella seconda.

Il concerto si è aperto con il riscoperto “The Newyorker”, un brano di appena ventiquattro battute (o il doppio se consideriamo anche il ritornello) composto da Chopin probabilmente come regalo per qualche sua ammiratrice e sicuramente di cui non era prevista la pubblicazione. Il carattere ombroso, invernale e ventoso del pezzo è stato ben evidenziato dal fraseggio di Burato, che ha voluto riproporre il valzer come bis al termine del concerto, questa volta sottolineando un interessante abbandono funereo che soggiace all’opera.
I valzer postumi dell’op. 70 e quelli targati “KK” (il riferimento è al catalogo curato dalla musicologa polacco Krystyna Kobylańska) hanno poi permesso a Burato di stupire il pubblico con il suo pianismo raffinato, in cui il controllo sulla partitura (che consente di ascoltare effettivamente uno Chopin “in purezza”) non limita mai un’espressività libera e appassionata, la quale si schiude – correttamente da un punto di vista filologico e ammirevolmente sul fronte interpretativo – nell’ordine della ricreazione di un’esperienza di ascolto simile a quella riscontrabile in un salotto borghese ottocentesco, ambito per cui questi valzer furono scritti.
A margine della prima parte del concerto, il Grande Valse op. 42 (pubblicato per la prima volta nel 1840, con Chopin ancora in vita) ha illuminato le mura affrescate dell’Archiginnasio con la brillantezza del suono di Burato, a partire dal trillo iniziale sino allo sviluppo danzante della celebre melodia saettante che caratterizza il brano. Di pregiato livello l’esecuzione dell’ipnotica e galvanizzante coda finale, il cui virtuosismo è risultato perfettamente equilibrato con la dolce leggerezza del tema binario della mano destra ascoltato fino a poche battute prima.

Dopo l’intervallo, l’incanto nostalgico e struggente del Valse-Etude Mélancolique in Fa diesis minore ha aperto le porte alle pietre miliari del catalogo valzeristico di Chopin, come le bellissime pagine dell’op. 69, a partire dalla ragguardevole esecuzione del trasognante “Valse de l’adieu”, che Burato ha trasformato in una lezione sul colore e sul fraseggio, e del valzer in Si minore, candidamente scivoloso verso i reami di un sentimentalismo giovanile che il pianista non ha mai reso stucchevole.
A seguire, i Trois Valses Brillantes dell’op. 34, sicuramente una delle vette artistiche della produzione chopiniana: il primo brano in La bemolle maggiore, dotato di una travolgente energia luminosa, ha messo in mostra l’ottimo uso del pedale da parte di Burato e la sua ottima gestione dinamica; il secondo valzer in La minore, con il suo tempo lento, ha invece rappresentato uno degli apici della serata, dimostrando la straordinaria musicalità (doverosa nell’esecuzione di Chopin, soprattutto a fronte della possibilità di scorgere quegli echi belliniani di cui spesso si parla e che, come in questo caso, risultano piacevolmente evidenti) del tocco di Burato e la sua indiscutibile capacità nel passaggio, nel giro di poche battute, da scenari sfarzosamente salottieri ad atmosfere più meditative e intime. I toni svolazzanti e ballabili (esaltati da un bellissimo staccato) dell’allegro valzer in Fa maggiore hanno poi lasciato spazio alla sublime op. 64.

Per il famoso “Valse Minute” (conosciuto anche come “Valzer del cagnolino”, poiché forse ispirato dall’animale di George Sand), Burato ha attinto allo splendore del suo sgargiante fraseggio, in grado di equilibrare gli spasmi pindarici della mano destra (impegnata vorticosamente tra diversi registri) e il robusto accompagnamento della sinistra. Il valzer in Do diesis minore, poi, ha beneficiato della preziosa condotta agogica di Burato, la quale, insieme al solito nitore della linea melodica elargito dal pianista, ha evitato la superficialità spesso riscontrabile nell’esecuzione di questo brano, apparso più vivo del solito.

A conclusione di un concerto davvero speciale, Burato ha proposto un’esecuzione colorata e tagliente del Grande Valse Brillante op. 18: le carismatiche sporcature dissonanti e staccate della mano destra erano spesso ricondotte all’ordine dal marziale sostegno armonico della sinistra; eppure, Burato non ha mai perso l’occasione di esibire una certa libertà esecutiva, che gioiosamente – e talvolta pure con dei divertenti e piacevoli eccessi rutilanti – ha guidato il pubblico non solo verso meritate ovazioni, ma anche attraverso un emozionante viaggio nel tempo alla volta dell’eleganza di un salotto ottocentesco e propria, in verità, anche del pianismo di Cristiano Burato.