Con Antonio Ballista la paura fa 90

Alla IUC di Roma un concerto speciale per Hallowen

MM

02 novembre 2026 • 5 minuti di lettura

Antonio Ballista (Foto © Damiano Rosa)
Antonio Ballista (Foto © Damiano Rosa)

Aula Magna dell'Università "Sapienza", Roma

Antonio Ballista

31/10/2026 - 31/10/2026

Da circa sette decenni Antonio Ballista collabora con l’Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, dove quasi ogni anno torna sia per recital solistici sia in duo con Bruno Canino o con altri partner. I programmi dei suoi concerti sono sempre particolari e stuzzicanti e rivelano un’acuta intelligenza e una vastissima conoscenza della musica, spaziando dai capolavori più noti ai brani più appartati e remoti. Questa volta ha proposto al pubblico dell’Aula Magna della Sapienza un recital, il cui ironico titolo “La paura fa 90” era proponibile soltanto in questo preciso anno, perché nel 2026 Ballista ha compiuto novant’anni, e in questo preciso giorno, al momento del calar del sole e dell’inizio della notte più spaventosa dell’anno, ovviamente quella di Halloween.

Erano in programma quindici brevi pezzi, quasi tutti noti o notissimi, ma che non sono certamente i primi a venire in mente in relazione alla paura. Mancavano proprio i brani musicali più esplicitamente “paurosi”, che evocano maghi maligni (L’apprendista stregone di Dukas), streghe (Sogno di una notte di Sabba di Berlioz), danze di scheletri (Danse macabre di Saint-Saëns), luoghi spaventosi (La gola del lupo di Weber) e così via.

Il pezzo d’apertura, la Marcia funebre per una marionetta di Charles Gounod, era l’unica scelta prevedibile nel programma di Ballista - che riprendeva con vari ritocchi un suo progetto già eseguito altrove - ma soltanto perché un maestro del brivido come Alfred Hitchcock l’ha usata come sigla dei suoi telefilm. Però di per sé non sarebbe affatto una musica paurosa. Ballista, che ha introdotto ogni pezzo con brevissime spiegazioni, ha colto il suo elemento “pauroso” nell’essere allo stesso tempo stesso tempo “scanzonata” e “terrificante”. Seguiamo allora tutto il programma del concerto attraverso le fulminee e fulminanti introduzioni di Ballista e proviamo a riascoltare (mentalmente o con un cd o su Youtube) ogni brano alla luce delle sue parole.

Dopo Gounod due Preludi op. 28 di Chopin: il n. 2 (una “lugubre melodia” sorretta da “dissonanze lancinanti”) e il n. 14 (“delira a perdifiato… sono soltanto poche righe ma gela il sangue”). Ascoltati tante volte, ma questa volta il respiro sembrava bloccarsi: suspense in senso letterale. Poi Der Dopplegänger (Il sosia) di Schubert, un “appuntamento al buio con te stesso”, forse il brano più spaventoso del concerto: ma qui c’è anche lo zampino di Liszt, che ha trascritto questo Lied. Sorprende incontrare in tale consesso Rossini, con Marche et Réminiscences pour mon dernier Voyage (Marcia e reminiscenze per il mio ultimo viaggio) ma Ballista vi vede giustamente un “sopravvissuto al proprio tempo” che “cita alcune sue opere”, come riandando ai tempi passati e “raccontandosi con un umore nero come la pece”.

Il Mephistowalzer IV  di Liszt è “musica disincarnata, senza meta, in lotta con le regole della musica, un depistamento assoluto”. Di Schumann si sono ascoltati due brani dalle Waldszenen (Scene della foresta). Luogo maledetto è “una selva oscura, fra urlo e bisbiglio”, L’uccello profeta è “una profezia nient’affatto rassicurante”, che sembra dirci: “Attenzione, guai in vista”. Due anche i brani di Musorgskij, dai Quadri di un’esposizione. Prevedibile che uno fosse Gnomus, “accordi sinistri, smorfie, silenzi, agguati, uno dei pezzi più cattivi della storia della musica”. Meno prevedibile che l’altro fosse Samuel Goldenberg e Schmuyle, ma Ballista ci fa giustamente notare quanto sia spaventoso questo “dialogo fra il ricco e il povero”, con il ricco che “atrocemente ha sempre ragione” e il povero “flebile, lamentoso, schiacciato dalla vita e dal mondo”.

La Ballata op. 10 n. 1 di Brahms non sembrerebbe avere nulla di pauroso ma, ascoltando attentamente, anche qui c’è qualcosa di molto cupo: per Ballista questo è il “ritratto di un parricida [in senso metaforico, ovviamente] tra ammirazione e disperazione”. Poi La Cathédrale engloutie (La cattedrale sommersa) di Debussy, la cui “campana fantasma, ammonitrice, suona per tutti noi”.

Quelli ascoltati fino a qui erano pezzi che per incutere paura si servivano dei mezzi tradizionali del linguaggio musicale e più che paurosi erano visionari, oscuri, tetri. Gli ultimi tre brani erano invece terrificanti come risultato di un effetto puramente acustico, perché dalla tastiera del pianoforte suscitavano sonorità catastrofiche, apocalittiche. Musica ricercata n. 1 di György Ligeti è “una discesa agli inferi… disperazione, orrore, apocalisse”. Groping in the Dark - in prima esecuzione assoluta - è stato composto da Alessandro Lucchetti apposta per Ballista, che vi riconosce “calcolata crudeltà… catastrofico”. Infine, come epilogo, Tora! Tora! Tora!  dal secondo volume dei Makrokosmos di George Crumb: l’autore stesso l’ha definito “cadenza apocalittica” e Ballista non ha ritenuto necessario aggiungere altro.

Nel modo di Ballista di accostarsi al piano non c’è traccia dell’atletismo e della meccanicità che dominano le esibizioni dei sempre più giovani e immaturi prodigi della tastiera sfornati a getto continui dai grandi concorsi internazionali. Le sue dita sono ancora incredibilmente agili per un novantenne ma, quando lo si ascolta, a catalizzare l’attenzione non sono le dita ma la sua intelligenza musicale, da cui nascono interpretazioni rispettose del testo eppure sorprendenti. In questo viaggio musicale nella paura ha messo in evidenza il lato pauroso di queste musiche senza bisogno di bistrare i bassi o trasformare i ‘forte’ in ‘fortissimo’ o ricorrere a altri simili mezzi esteriori e scoprendo invece gli angoli inquietanti, funerei, cupi, desolati, angosciosi, dove si cela la paura nell’accezione più profonda del termine. Senza precludersi qua e là uno sguardo leggermente ironico.  

Alla fine molte chiamate per Ballista, che - dimenticavo - era vestito completamente di nero, coma anche la voltapagine. Ha esaudito le richieste di bis con una Fantasia di Alessandro Lucchetti su musiche tratte da celebri film horror (si riconoscevano Dario Argento e Lo squalo): Ballista le ha definite “le melodie più terrificanti che siano state scritte”, ma a mio giudizio non reggevano il confronto con quelle apparentemente meno terrificanti di Chopin, Schubert e compagni.