Un trio d’eccezione per Bach

Il flauto di Emmanuel Pahud, il clavicembalo di Trevor Pinnock e il violoncello di Jonathan Manson alla IUC

MM

19 febbraio 2026 • 6 minuti di lettura

Pahud e Pinnock (Foto Damiano Rosa)
Pahud e Pinnock (Foto Damiano Rosa)

Aula Magna della Sapienza, Roma

La musica per flauto di Bach

17/02/2026 - 17/02/2026

Con due concerti a una settimana di distanza l’uno dall’altro l’Istituzione Universitaria dei Concerti ha offerto un’ampia panoramica della musica per flauto di Bach. Prima l’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone e il flautista Marcello Gatti hanno eseguito i suoi due Concerti in cui il flauto traverso ha un ruolo solistico, ovvero il quinto Brandeburghese e il Concerto in la minore BWV 1044. Entrambi affiancano all’orchestra tre solisti, ovvero flauto, violino e clavicembalo, ma il primo è famosissimo ed è giudicato unanimemente uno dei capolavori di Johann Sebastian, mentre il secondo viene eseguito molto raramente ed è sottovalutato in quanto i suoi tre movimenti sono elaborazioni di tre diverse composizioni di Bach: all’epoca era una prassi abituale ma in seguito è stata considerata una riprovevole e quasi immorale procedura da mestieranti. In quegli anni il flauto traverso si andava affermando come il princeps degli strumenti a fiato, tuttavia Bach non ha scritto altri Concerti per flauto, ma in varie altre composizioni orchestrali ha dato a questo strumento un ruolo solistico, in particolare nell’Ouverture (o Suite per orchestra, che dir si voglia) n. 2 BWV 1067 e in vari movimenti delle sue Cantate. 

Il secondo concerto era invece dedicato a quel gruppo di musiche da camera di Bach in cui il flauto è protagonista. Ne sono stati interpreti Emmanuel Pahud, Trevor Pinnock e Jonathan Manson, che già alcuni anni fa avevano eseguito a Roma una parte di questo settore del catalogo bachiano, che comprende la Suite per flauto solo BWV 1013, le tre Sonate per flauto e clavicembalo BWV 1031, 1032 e 1033 e le due Sonate per flauto e basso continuo BWV 1034 e 1035. Ci si aspettava che ora avrebbero offerto all’ascolto quella parte di questo piccolo gruppo di musiche che era rimasta esclusa la volta scorsa, invece hanno eseguito gli stessi brani, con una sola eccezione. Ma non ce ne rammarichiamo troppo, perché a distanza di quattro anni riascoltare queste musiche è una vera gioia per un appassionato di musica, tanto più nell’esecuzione assolutamente meravigliosa e perfetta di questi tre musicisti. 

Pahud - è il primo flauto dei Berliner Philharmoniker e questo significa che è uno dei migliori flautisti del mondo, per non dire il migliore - suona un flauto traverso moderno, cioè in metallo (a giudicare dal colore, si direbbe che sia d’oro come quello mitico di Severino Gazzelloni) e non in legno come il traversiere del Settecento, con dodici chiavi e non uno, con intonazione a 440 Herz e non a 415. Questo non pregiudica affatto la bellezza e l’attendibilità delle sue esecuzioni bachiane, come d’altra parte l’uso di “strumenti originali” non garantisce esecuzioni fedeli allo stile dell’epoca e ai desiderata dell’autore. Pahud si guarda bene dall’utilizzare l’ampia gamma di colori del flauto moderno e si mantiene all’interno di un timbro omogeneo, morbido e dolce. Anche la gamma delle dinamiche è limitata, come lo era quella dei flauti d’un tempo, e si mantiene sul mezzoforte: Pahud sfrutta il maggior volume sonoro di un flauto moderno soltanto per quel che è necessario per far giungere il suono fino in fondo ad una sala da mille posti quel è l’Aula Magna della “Sapienza”. similmente l’agogica si muove in un range piuttosto ristretto: i tempi lenti non sono mai troppo lenti, perché il flauto dell’epoca aveva difficoltà a tenere una nota molto a lungo, mentre i tempi veloci possono essere velocissimi, perché il traversiere era uno strumento agilissimo.

Prendiamo ad esempio il primo brano in programma, la Sonata BWV 1034, strutturata in quattro movimenti alternativamente lenti e veloci, sul modello della Sonata da chiesa italiana di Corelli. Bach stesso indica che i due movimenti lenti non devono essere troppo lenti (scrive infatti Allegro ma non tanto e Andante) mentre gli altri due sono entrambi Allegro e Pahud li esegue giustamente ad un tempo vivacissimo, perché hanno delle sfilze lunghissime di note brevi, che non devono essere assolutamente spezzate per riprendere fiato, quindi è gioco forza accelerare il tempo per risparmiare fiato. In questi passaggi Pahud è prodigioso, tanto più se si considera che col flauto moderno bisogna immettere nella canna più aria che col flauto antico: sembra non prendere mai fiato e, se lo fa, “ruba” il fiato con tale rapidità che se ne accorge l’occhio dell’ascoltatore ma non l’orecchio, che avverte un flusso ininterrotto di note. I due movimenti Allegro di questa Sonata sono vivacissimi e virtuosistici e il secondo ha anche un carattere giocoso, sorprendendo con interruzioni improvvise e ripetizioni scherzose. Ma allo stesso tempo Pahud - sia con Pinnock e Manson in questa Sonata e nella Sonata BWV 1035, sia con Pinnock nella Sonata BWV 1030, sia da solo nella Partita BWV 1013 - dà sempre a queste composizioni un che di assoluto e trascendente e le trasporta a quelle altezze metafisiche che solo Bach raggiunge, anche quando scrive musiche d’intrattenimento destinate alle corti dell’epoca, come queste. 

Nella Partita per flauto solo BWV 1013 (qui il modello è la musica francese) Pahud rispetta i ritmi delle danze che ne costituiscono i quattro movimenti, ma allo stesso tempo li fa passare in second’ordine, obliterati dalla bellezza e dalla purezza dell’invenzione musicale (pensiamo soprattutto alla lenta e solenne Sarabande, ma lo stesso avviene nella vivacissima Bourrée anglaise). 

Perché si compia questa trasformazione miracolosa sono necessarie esecuzioni appunto miracolose, come quelle offerte al pubblico della IUC da Pahud, Pinnock e Manson, che sono giunti a risultati superlativi grazie all’eccellenza di ciascuno di loro ma anche e soprattutto grazie ad anni di lavoro comune. Ascoltando infatti la loro incisione di questi brani, effettuata una quindicina di anni fa, si resta un po’ delusi, perché non è allo stesso livello di perfezione da loro raggiunto adesso.

Pinnock, che nel 2026 compirà ottant’anni ed appartiene dunque alla generazione precedente a quella degli altri due, suona un clavicembalo dal suono leggero ma ben timbrato, senza nemmeno l’ombra delle sonorità gracili e metalliche di altri clavicembali. E sono limpide, pure e terse anche le sue esecuzioni, sia quando realizza insieme a Manson il basso continuo nelle Sonate BWV 1034 e 1035, sia quando nella Sonata BWV 1030 ha una parte autonoma paritetica a quella del flauto: in quest’ultimo caso potrebbe a tratti instaurare un dialogo più stretto con l’altro strumento, ma probabilmente la scelta di far procedere flauto e clavicembalo su due binari paralleli ma distanti vuole esaltare il lato astratto e trascendente di questa musica. Poi Pinnock suona da solo la Fantasia cromatica e Fuga BWV 903, uno dei monumenti maggiori dell’arte di Bach: la Fantasia rappresenta il momento soggettivo della libera invenzione nel campo della melodia e dell’armonia, mentre la Fuga rappresenta il momento oggettivo della sapienza contrappuntistica e della solidità formale. Pinnock ne mette in luce questi diversi aspetti ma sempre all’insegna di un equilibrio e una morigeratezza già classici, frenando un poco la ricerca barocca della “meraviglia”. Per la cronaca, a poche battute dall’inizio Pinnock si è fermato per una frazione di secondo e si è rivolto al pubblico dicendo “I’m sorry” per un errore di cui ben pochi si sarebbero accorti.

Mentre Pinnock è ben noto ad ogni appassionato di Bach come clavicembalista e soprattutto come fondatore nel 1972 di The English Concert, di cui è stato il direttore fino al 2003, il violoncellista Jonathan Manson non è particolarmente famoso ma, oltre ad aver partecipato impeccabilmente alla realizzazione del basso continuo nelle due Sonate che lo prevedono, ha eseguito in modo non meno che splendido la Suite n. 3 BWV 1009 per violoncello solo. Il suono limpido e perfettamente calibrato, senza mai un’asprezza, era al servizio di un’esecuzione raffinatissima, in cui ogni dettaglio trovava il suo giusto rilievo ma senza alterare l’unità e l’armonia dell’insieme, che erano saldamente al centro dell’interpretazione di Manson.

La grande sala era gremita e alla fine di ogni brano gli applausi sono stati intensi e convinti. Come bis i tre artisti hanno suonata una Siciliana di Bach, non però di Johann Sebastian, come si credeva fino a qualche anno fa, ma di suo figlio Carl Philipp Emanuel.