Don Pasquale in stile optical

Jesi propone un nuovo allestimento dell’opera di Donizetti, ambientata negli anni ‘60

LF

01 novembre 2026 • 3 minuti di lettura

Bruno Taddia e Nikoletta Hertsak in Don Pasquale (foto Marco Pozzi)
Bruno Taddia e Nikoletta Hertsak in Don Pasquale (foto Marco Pozzi)

Teatro "G.B. Pergolesi", Jesi

Don Pasquale

30/10/2026 - 30/10/2026


Nasce dalla freschezza della creatività giovanile il nuovo allestimento di Don Pasquale della Fondazione Pergolesi Spontini, nato in coproduzione con Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara e Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, dove l’opera andrà in scena dopo la ‘prima’ jesina. Le scene e i costumi sono infatti dei giovani vincitori del Concorso dedicato a Josef Svoboda, giunto alla sesta edizione e riservato agli iscritti al Biennio di Specializzazione in Scenografia delle Accademie di Belle Arti di Macerata, Bologna, Venezia, Carrara, Bari e Brera. I vincitori hanno ottenuto la scrittura artistica nella produzione: Michela Costa per le scene e Simone Dalla Venezia per i costumi.

La regia è firmata da Italo Nunziata, già attivo a Jesi in diverse produzioni di qualche anno fa, che ha voluto ambientare il capolavoro donizettiano negli anni ’60, epoca di grandi cambiamenti sociali e dell’avvento della televisione. Lo scontro generazionale tra Don Pasquale, vecchio e ricco scapolo proprietario di un autosalone che a settant’anni pensa di sposarsi e Norina, giovane e intraprendente vedova che lavora in un salone di bellezza, viene reso attraverso le scene, in stile optical art, e i costumi: austeri e convenzionali, sul nero e grigio, come la televisione di quegli anni, per caratterizzare il protagonista; coloratissimi e postmoderni per Norina, che irrompe nel mondo vetusto di Don Pasquale con la sua vivacità e furbizia.

Bruno Taddia, Don Pasquale (foto Marco Pozzi)
Bruno Taddia, Don Pasquale (foto Marco Pozzi)

Il nipote Ernesto invece si presenta da biker, lontano dall’ambiente delle auto dello zio, e vestito da giocatore di football americano, pronto a partire per gli Stati Uniti, quando lo zio lo scaccia da casa. L’allestimento, complici le luci di Oscar Frosio e Luca Asioli e la regia asciutta ma efficace di Nunziata, è stato brioso e divertente, anche grazie alle capacità attoriali di Bruno Taddia, nei panni del protagonista, Daniele Terenzi come dottor Malatesta, qui chirurgo estetico, e Nikoletta Hertsak come Norina/Sofronia. Francesco Lucii è stato Ernesto, personaggio i cui risvolti patetici non sono emersi in modo troppo convincente: voce ben educata ma di poco spessore, ha interpretato la serenata del terzo atto (Com’è gentil la notte a mezzo april) in modo comunque gradevole.

Hertsak ha voce squillante e duttile: forse solo un po’ aspra negli acuti,  si è trovata a suo agio nelle agilità richieste al personaggio.  Terenzi si è distinto per la dizione chiarissima e la voce ben proiettata, che gli ha consentito di prevalere sempre sull’orchestra che a volte era troppo in evidenza. Proprio per questo Taddia in alcuni momenti risultava in ombra rispetto agli strumenti e un po’ sfocato nella dizione; la  caratterizzazione conferita al personaggio è stata comunque appropriata soprattutto grazie alla perizia nella recitazione.  Completava il cast il giovane Kevin Baliviera come notaro.  

Nikoletta Hertsak, Don Pasquale (foto Marco Pozzi)
Nikoletta Hertsak, Don Pasquale (foto Marco Pozzi)

Le intenzioni ed il gesto della direttrice, Daniela Grassi, che vanta debutti al Festival della Valle d’Itria, alla Staatsoper di Stoccarda e al Wexford Festival Opera (in questi due ultimi con titoli donizettiani) erano senza dubbio interessanti; tuttavia non sempre il Time Machine Ensemble, giovane compagine composta da musicisti under 35, nata sotto l’impulso della Fondazione Pergolesi Spontini, ha recepito le sue indicazioni; l’esecuzione è stata a tratti poco equilibrata nel volume rispetto al palcoscenico e non troppo curata a livello interpretativo, specie negli assoli. Ben concertati e curati i pezzi di insieme vocali, dove si è apprezzato l’equilibrio delle voci e la precisione ritmica della polifonia.

Molto buona la prova, sia vocale che scenica, anche del  Coro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, preparato da Pasquale Veleno, che si conferma compagine vocale di apprezzabile professionalità. Lo spettacolo, che si era aperto con il messaggio delle maestranze del teatro che hanno espresso la loro protesta per il mancato rinnovo del CCNL del settore dello spettacolo dal vivo, ha riscosso molti applausi calorosi per tutti gli artisti.