L’integrale per violino e pianoforte di Brahms del duo Luciani-Motterle

Fulvio Luciani illustra il recente progetto realizzato per Quantic Production con la regia del suono di Michael Seberich

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01 novembre 2026 • 4 minuti di lettura

Massimiliano Motterle e Fulvio Luciani (foto Fulvio Lacitignola)
Massimiliano Motterle e Fulvio Luciani (foto Fulvio Lacitignola)

L’integrale delle musiche per violino e pianoforte di Johannes Brahms, interpretata da Fulvio Luciani (violino) e Massimiliano Motterle (pianoforte), è disponibile in streaming e download sulle principali piattaforme musicali, tra cui Amazon Music, Apple Music, Deezer, Idagio, Qobuz, Spotify, Tidal e YouTube. Il progetto riunisce le cinque Sonate per violino e pianoforte e lo Scherzo, offrendo agli ascoltatori un percorso organico attraverso una delle pagine più significative del repertorio cameristico brahmsiano.

La registrazione nasce dalla collaborazione tra il duo italiano e Quantic Production, con il sostegno della Fondazione Teatro Grande di Brescia e la regia del suono di Michael Seberich. Al centro dell’incisione non c’è soltanto la presenza di due interpreti affiatati, ma il personale profilo interpretativo di questo duo scaturito da un sodalizio artistico costruito nel tempo. Luciani e Motterle collaborano, infatti, dal 2008, quando si incontrarono in occasione di un progetto dedicato a Schubert, sviluppando da quel momento una concezione del dialogo “a due” come autentico organismo da camera, più che come semplice somma di due personalità musicali.

Michael Seberich, Fulvio Luciani e Massimiliano Motterle (foto Fulvio Lacitignola)
Michael Seberich, Fulvio Luciani e Massimiliano Motterle (foto Fulvio Lacitignola)

Questa impostazione è particolarmente adatta alla scrittura di Brahms, nella quale violino e pianoforte condividono responsabilità, tensioni e slanci espressivi. Le cinque Sonate richiedono infatti un dialogo costante, fatto di ascolto reciproco, equilibrio e capacità di costruire una narrazione comune. La scelta di presentarle insieme allo Scherzo restituisce la compattezza di un progetto rivolto tanto agli appassionati quanto a chi desidera avvicinarsi al repertorio cameristico del compositore tedesco attraverso un’unica proposta discografica.

La nuova integrale si inserisce nel percorso che Luciani e Motterle hanno dedicato, negli anni, ai grandi cicli della musica per violino e pianoforte. Dal 2013 al 2019 il duo ha curato un proprio cartellone per laVerdi di Milano, affrontando le integrali di Brahms, Schumann, Bach e Beethoven e accostandole a opere di epoche e linguaggi differenti.

Questa pubblicazione rappresenta dunque il naturale approdo di un’esperienza maturata soprattutto nella dimensione dal vivo. Il duo ha già lavorato con Naxos e Brilliant Classics, realizzando anche prime incisioni di opere di Sivori e Castelnuovo-Tedesco, oltre a una produzione video per Sky Classica. In questo nuovo progetto, l’integrale Brahms per violino e pianoforte amplia ulteriormente una discografia fondata sulla ricerca dei cicli completi e sulla continuità dell’interpretazione. Una prospettiva che abbiamo approfondito rivolgendo alcune domande su questo progetto a Fulvio Luciani.

Come è nata questa registrazione integrale delle 5 Sonate e lo Scherzo per pianoforte e violino di Brahms?

«Massimiliano Motterle ed io abbiamo un grande amore e una certa consuetudine con la musica di Brahms, che spesso abbiamo inserito nei nostri programmi. La nostra collaborazione con laVerdi – ora Orchestra Sinfonica di Milano –, a cui proponemmo di fare un ciclo cameristico quando non ne faceva più da anni, è nata proprio con un ciclo brahmsiano nel 2013. Più avanti abbiamo ripetuto qualcosa di simile al Teatro Grande di Brescia, con le integrali di Brahms e Schumann intrecciate. Chi non vorrebbe suonare la musica di Brahms, che è insieme così dotta e così umana?».

Una giovane casa di produzione ha accettato il nostro progetto e il Teatro Grande di Brescia, […], quasi in una sorta di residenza, ci ha permesso di realizzare i progetti a cui tenevamo di più…

«Dopo aver suonato quel che è scritto per pianoforte e violino, comprese le due meravigliose Sonate op. 120, volevamo fissare, per così dire, il punto dove eravamo arrivati. Una giovane casa di produzione ha accettato il nostro progetto e il Teatro Grande di Brescia – con cui avevamo nel frattempo stabilito una collaborazione molto stretta – quasi in una sorta di residenza ci ha permesso di realizzare i progetti a cui tenevamo di più, accogliendoci e sostenendoci per le registrazioni».

Quali sono i riferimenti e i caratteri interpretativi che vi hanno guidato nella realizzazione di questa nuova registrazione?

«Affrontare un’integrale è, di per sé, come aprire un piccolo laboratorio di ricerca, perché obbliga a mettere in relazione le composizioni tra loro, senza considerarle isole separate, mondi conchiusi in sé stessi, come si fa quando se ne sceglie una per un concerto. Sono, invece, un tutto organico, l’intero orizzonte che un compositore ha voluto esplorare per il tramite della voce di quell’organico strumentale, e tutte insieme disegnano un percorso che è bello poter abbracciare con un unico colpo d’occhio, anche nelle sue possibili incongruenze. Si capiscono più cose e si possono scoprire capolavori dimenticati, com’è il caso delle Sonate op. 120, che i violinisti solitamente non suonano, ed è un peccato».

Michael Seberich (foto Fulvio Lacitignola)
Michael Seberich (foto Fulvio Lacitignola)

Dal punto di vista della resa acustica, come avete condiviso l'impostazione della regia del suono di Michael Seberich?

«Il suono degli strumentisti è come la voce delle persone, una cosa un po’ disciplinata dall’autocontrollo e un po’ proveniente dall’interiorità. Il suono di una registrazione è la stessa cosa. Non c’è una regola, “farlo” è un processo creativo profondo. Michael Seberich, che è un ingegnere del suono riconosciuto nel mondo, è particolarmente sensibile nell’accompagnare e stimolare questo processo. Non saprei dire come siamo arrivati al suono di questa registrazione e non lo avrei saputo descrivere in anticipo, ma non lo vorrei diverso da com’è, e senza di lui non sarebbe stato lo stesso».