Zampa, il Don Giovanni che venne dal mare
La Bru Zane Label riscopre l’opéra-comique di Ferdinand Hérold in una prima registrazione mondiale, con la direzione di Erik Nielsen e un cast di primo piano
29 settembre 2026 • 6 minuti di lettura
Un pirata che arriva dalla Sicilia, una giovane donna costretta a rinunciare all’uomo che ama, una statua di marmo che prende vita e un seduttore destinato all’inferno: sono gli ingredienti di un melodramma fantastico che fu anche una delle opere più fortunate di Ferdinand Hérold, compositore oggi ricordato soprattutto per il balletto La fille mal gardée e, più marginalmente, per l’ouverture di Zampa. È proprio Zampa ou La Fiancée de marbre a tornare ora al centro dell’attenzione grazie alla nuova uscita della Bru Zane Label, il volume 48 della collana «Opéra français»: due CD e un libro di 168 pagine, frutto di una registrazione dal vivo realizzata al Prinzregententheater di Monaco nel novembre 2025. Si tratta della prima registrazione integrale mondiale dell’opera.
La riscoperta ha un particolare interesse perché Zampa non appartiene affatto alla categoria delle opere nate nell’indifferenza e subito dimenticate. La prima rappresentazione, all’Opéra-Comique di Parigi il 3 maggio 1831, fu un successo: nella prima annata arrivò a 56 rappresentazioni. La sua popolarità si estese rapidamente alla Germania e all’Italia, poi all’Inghilterra, al resto d’Europa e agli Stati Uniti. Rimase nel repertorio dell’Opéra-Comique fino al principio del Novecento e conobbe ancora una ripresa parigina nel 2008, sotto la direzione di William Christie. È dunque una classica parabola di popolarità e successivo oblio: un titolo che per decenni apparteneva al patrimonio corrente dell’opéra-comique e che oggi sopravvive soprattutto attraverso la sua brillante ouverture.
La vicenda è costruita attorno a Zampa, conte di Monza diventato pirata dopo avere dissipato il patrimonio familiare e abbandonato Alice Manfredi, morta di dolore. A Melazzo, in Sicilia, la figlia di Lugano, Camille, sta per sposare Alphonse quando Zampa irrompe nel castello: ha catturato il padre della ragazza e pretende Camille come riscatto. Durante il banchetto dei pirati, riconosce nella statua di marmo di Alice la donna che aveva tradito. Per scherno le mette un anello al dito e la proclama sua fidanzata; quando tenta di riprenderselo, la mano della statua si chiude. È il primo segnale di una vendetta che Zampa si ostina a ignorare.
Il giorno delle nozze, Alice ricompare e minaccia il corsaro, ma Zampa porta comunque Camille all’altare. Intanto Alphonse scopre che il misterioso pirata è in realtà suo fratello maggiore, che non aveva mai conosciuto. Nel terzo atto, mentre Zampa tenta di imporsi definitivamente alla sposa, la statua prende il posto di Camille e si rivela come la vera «fiancée de marbre». Alice trascina il seduttore nell’abisso dell’Etna, mentre gli altri personaggi possono finalmente sottrarsi alla sua violenza. Il riferimento a Mozart è evidente, ma il meccanismo drammatico viene adattato alle esigenze dell’opéra-comique francese e alla sensibilità fantastica dell’età romantica.
Il successo originario si spiega anche con la capacità di Hérold e del librettista Mélesville di intercettare il gusto del 1831. Zampa guarda evidentemente a Don Giovanni, ma al libertino sostituisce un corsaro, alla statua del Commendatore quella della vittima abbandonata Alice Manfredi, mentre il mondo dell’opéra-comique viene dilatato con elementi spettacolari e romantici. L’azione alterna tragico e comico, colore locale siciliano e momenti intimi; la vocalità mescola elementi francesi e italiani, mentre l’orchestrazione assume un peso drammatico crescente. L’eruzione dell’Etna porta inoltre nell’opéra-comique una spettacolarità vicina a quella della grande opéra, in un rapporto non casuale con la contemporanea affermazione di Meyerbeer e del suo Robert le Diable.
La critica parigina dell’epoca non fu unanime, e proprio questa varietà di giudizi restituisce bene la posizione dell’opera. Alcuni recensori ne sottolinearono con entusiasmo la qualità musicale e la funzione quasi inaugurale nella rinascita dell’Opéra-Comique. Fétis nella Révue Musicale lodò il carattere drammatico della musica, le melodie, l’orchestrazione e soprattutto il finale del secondo atto; un altro recensore parlò di un successo «très-distingué» per la musica e «complet» per l’esecuzione.
Non mancarono tuttavia le riserve. Il confronto con Mozart era una trappola critica dalla quale Hérold difficilmente poteva uscire vincitore: alcuni giornali notarono che cavatina, finale del primo atto e altre situazioni musicali richiamavano troppo da vicino Don Giovanni. Berlioz, da parte sua, rimproverò alla partitura l’abbondanza del cromatismo e quegli «accords de sauvage et fantastique apparence» che testimoniano però la volontà di Hérold di spingersi verso nuove forme espressive.
La parabola di Zampa coincide in parte con quella del suo autore. Nato nel 1791, Hérold entrò nel 1806 al Conservatorio di Parigi, dove studiò pianoforte, violino, armonia e composizione. Nel 1812 ottenne il Premier Prix de Rome, soggiornò in Italia e vi maturò la vocazione al teatro musicale. Tornato a Parigi, lavorò al Théâtre-Italien e fu poi chef de chant all’Opéra. La sua produzione comprende opere, opéras-comiques, musica strumentale e balletti. Solo negli ultimi anni, con Zampa e Le pré aux clercs, arrivò la piena gloria, interrotta dalla morte prematura nel gennaio 1833, a soli 41 anni.
A restituire oggi Zampa alla sua dimensione teatrale è una compagnia riunita dalla Bru Zane in una versione concertante registrata a Monaco il 28 e 30 novembre 2025. Sul podio c’è Erik Nielsen, alla guida della Münchner Rundfunkorchester e del Chor des Bayerischen Rundfunks. Nei ruoli principali figurano Julien Henric come Zampa, Hélène Carpentier come Camille e Cyrille Dubois come Alphonse; completano la compagnia Héloïse Mas, François Rougier e Pierre Derhet, rispettivamente Ritta, Daniel e Dandolo. La scelta di un cast francofono e di un direttore esperto del repertorio permette di affrontare una partitura nella quale parola, dialogo parlato, numeri chiusi e grandi scene d’insieme sono parte sostanziale dell’identità teatrale.
Come sempre, il progetto non si esaurisce nel doppio CD. La registrazione è infatti accompagnata da un volume di 168 pagine che trasforma la riscoperta sonora in uno strumento di approfondimento. Vi compaiono contributi di Alexandre Dratwicki, Agnès Terrier, Pierre Sérié e Gianmarco Rossi, dedicati alla fortuna e alla natura dell’opera, al contesto storico-estetico, al fantastico di Zampa e alla questione vocale legata al protagonista. Seguono sinossi, libretto integrale, cast e tracklist. La partitura utilizzata deriva dall’edizione Lemoine nella revisione curata anch’essa dal Palazzetto Bru Zane.
La nuova uscita nella collana «Opéra français» non è la semplice aggiunta di un titolo alla discografia, ma la restituzione di un’opera nella sua interezza, là dove per decenni era rimasto disponibile soprattutto il frammento più celebre, l’ouverture. Zampa permette di osservare da vicino un momento in cui l’opéra-comique francese sta cambiando pelle, assorbendo il fantastico romantico, la spettacolarità della grande opéra, il virtuosismo vocale e una nuova concezione del colore orchestrale. La nuova edizione offre per la prima volta la possibilità di ascoltare questo progetto teatrale nella sua continuità, insieme agli strumenti necessari per comprenderne genesi, fortuna e progressiva scomparsa dal repertorio.
La pubblicazione, diffusa il 18 settembre 2026, si propone come sempre tanto per l’ascolto quanto per lo studio: una delle caratteristiche che rendono queste riscoperte particolarmente preziose è proprio la possibilità di non separare la registrazione dal contesto storico e critico che le rende leggibili. Nel caso di Zampa, un’opera che ha conosciuto un successo europeo prima di scivolare progressivamente ai margini del repertorio, la distanza fra oblio e nuovo ascolto è forse l’aspetto più significativo.