L’arte pianistica di Stephen Kovacevich in dieci registrazioni

Da Beethoven a Bartók per conoscere il pianismo intenso e anticonvenzionale di un grande interprete del nostro tempo

SN

06 novembre 2026 • 3 minuti di lettura

Stephen Kovacevich (Foto: EMI)
Stephen Kovacevich (Foto: EMI)

La scomparsa di Stephen Kovacevich è l'occasione per tornare a una discografia che attraversa oltre mezzo secolo di storia dell’interpretazione pianistica. Il pianista americano – allievo di Myra Hess e a lungo legato a Martha Argerich – ha costruito un percorso nel quale lucidità analitica e intensità espressiva non sono mai state in contraddizione. Beethoven è stato il suo territorio d'elezione, ma anche Brahms, Schubert, Bartók e Mozart hanno trovato in lui un interprete di rara personalità. Ecco dieci registrazioni, non necessariamente le sole imprescindibili, ma certamente capaci di restituire le diverse anime del suo pianismo.

1. Beethoven, Variazioni Diabelli op. 120

È l'incisione che nel 1968 impose Kovacevich sulla scena internazionale. Una lettura di straordinaria lucidità, nella quale la complessità architettonica delle trentatré variazioni non sacrifica mai la varietà del carattere e l'invenzione ritmica. Lontana da ogni esibizionismo virtuosistico, rimane una delle interpretazioni di riferimento del capolavoro beethoveniano.

2. Beethoven, Sonate per violoncello n. 3 e n. 5

Una delle collaborazioni cameristiche più felici della sua carriera. Accanto al violoncello ardente e generoso di Jacqueline du Pré, Kovacevich offre un pianismo diretto, energico e mai subordinato. Il dialogo fra i due strumenti conserva una tensione quasi orchestrale, senza perdere la naturalezza della conversazione musicale.

3. Brahms, Variazioni e fuga su un tema di Händel op. 24

Una prova magistrale nel repertorio brahmsiano. Kovacevich governa la successione delle variazioni con un senso infallibile della costruzione, senza appiattirne i contrasti. Particolarmente impressionante la fuga conclusiva, affrontata con una combinazione di densità sonora, energia e chiarezza polifonica. Una delle sue interpretazioni più convincenti di Brahms.

4. Schubert, Sonata in si bemolle maggiore D 960

Nell'ultima Sonata di Schubert Kovacevich evita ogni tentazione contemplativa. Il suo è un racconto inquieto, attraversato da improvvise accelerazioni emotive, contrasti dinamici e ombre che incrinano la serenità apparente della partitura. Una lettura di grande intensità, annoverata da molti fra le sue registrazioni più importanti.

5. Bartók, Sonata per due pianoforti e percussioni

Una delle rare testimonianze discografiche della collaborazione fra Kovacevich e Argerich. La Sonata di Bartók diventa un confronto ad alta tensione, nel quale i due pianisti moltiplicano energia ritmica, aggressività e precisione. Una prova trascinante, che mostra il volto più fisico e combattivo del pianista.

6. Beethoven, Sonata n. 29 in si bemolle maggiore op. 106 "Hammerklavier" 

La monumentale Hammerklavier rappresenta una delle sfide più impegnative del repertorio pianistico. Kovacevich la affronta senza cercare scorciatoie: la sua lettura è muscolare, rigorosa, talvolta persino aspra, ma sempre guidata da una visione complessiva dell'opera. Un Beethoven combattivo, che non teme di esporre le asperità della scrittura.

7. Grieg, Concerto per pianoforte in la minore op. 16

Con Colin Davis Kovacevich ha realizzato alcune delle sue migliori registrazioni concertistiche. Il Concerto di Grieg ne è un esempio eloquente: accanto alla brillantezza virtuosistica emerge una cantabilità generosa, sostenuta da un dialogo orchestrale di grande efficacia. Una faccia meno austera e più estroversa della sua personalità.

8. Brahms, Intermezzo in la minore op. 118 n. 1

Nel Brahms della maturità Kovacevich rivela una sensibilità particolarmente raffinata. L'Intermezzo iniziale dell'op. 118, con la sua malinconia trattenuta e le sue continue trasformazioni espressive, trova un interprete capace di evitare tanto il sentimentalismo quanto l'eccesso di cerebralismo. Una piccola perla, esemplare della sua capacità di dare peso a ogni dettaglio.

9. Beethoven, Sonata n. 32 in do minore op. 111

L'ultima Sonata di Beethoven è uno dei vertici della ricerca interpretativa di Kovacevich. Nell'Arietta conclusiva, soprattutto, il pianista trova un equilibrio raro fra semplicità del canto e complessità delle variazioni ritmiche, senza perdere la tensione che attraversa l'intera composizione. Una lettura che restituisce tutta la modernità di questa pagina estrema.

10. Mozart, Concerto per pianoforte n. 21 in do maggiore K. 467

Un Mozart lontano dalle convenzioni galanti, nel quale Kovacevich privilegia la naturalezza del discorso e la trasparenza della scrittura. Il celebre Andante del Concerto K. 467 è particolarmente eloquente: il pianoforte canta senza indulgere, mentre la direzione di Colin Davis accompagna con discrezione. Un'interpretazione che completa il ritratto di un musicista capace di affrontare il classicismo con la stessa serietà riservata a Beethoven.