Il giovane Vivaldi che sorride a Sardelli

L’avvincente scoperta di quattro nuovi ritratti del Prete Rosso

PS

09 ottobre 2026 • 6 minuti di lettura

Federico Maria Sardelli fra i quattro ritratti di Vivaldi nel Museo de' Medici di Firenze © Riccardo Boccardi
Federico Maria Sardelli fra i quattro ritratti di Vivaldi nel Museo de' Medici di Firenze © Riccardo Boccardi

Chi, se non Federico Maria Sardelli avrebbe potuto scoprire non uno, ma ben quattro nuovi ritratti di Vivaldi imparentati tra loro? L’intima conoscenza dell’opera e della biografia del compositore veneziano, e la padronanza di diversi linguaggi artistici, come musica, pittura e letteratura è tale da avergli consentito di districarsi in quello che appare un incredibile sequel del ritrovamento dei manoscritti vivaldiani negli anni Trenta del Novecento e della loro successiva acquisizione da parte della Biblioteca Nazionale di Torino, sapientemente raccontati nel suo libro L’affare Vivaldi pubblicato da Sellerio nel 2015.

Dei ritratti di Vivaldi Sardelli si era già occupato dettagliatamente come dimostra lo studio iconografico Il volto di Vivaldi pubblicato sempre da Sellerio alla fine del 2021, ma con la nuova edizione del libro appena andata in stampa, il poliedrico musicista aggiunge un nuovo affascinante capitolo dedicato alla ritrattistica del Prete Rosso.

La storia è iniziata a partire dalla inaspettata segnalazione di un collezionista che lo ha contattato nei primi mesi di quest’anno, dicendogli che era in possesso di un ritratto di Vivaldi che nessuno aveva mai visto. L’iniziale scetticismo si è trasformato in grande stupore, quando al posto della foto del dipinto, richiesta per poter valutare la veridicità di quanto dichiarato dal possessore del quadro, Sardelli ha ricevuto una copia del “certificato di garanzia” datato 1982, ossia una pagina su carta intestata degli eredi di Leandro Bisiach, liutaio e compositore, nella quale si dichiarava che il padre aveva acquistato il dipinto, insieme a due violini, nel 1924 dai marchesi Durazzo nel castello di Occimiano Monferrato.

È l’inequivocabile associazione tra il nome della famiglia Durazzo e il luogo della compravendita che ha fatto saltare dalla sedia Sardelli, perché i mitici manoscritti vivaldiani dopo una serie di lasciti testamentari erano approdati in questo angolo del Piemonte, e dunque tutto lasciava supporre che anche il dipinto, e i violini che al momento non si sa dove siano finiti, alla morte del compositore fossero usciti insieme alle musiche dalla casa della famiglia Vivaldi di Riva del Carbon, nel sestiere di San Marco a Venezia.

Giuseppe Nogari (attr.), Ritratto di Antonio Vivaldi, olio su tela, cm 41,8 x 54,8. Collezione privata, provenienza Durazzo.
Giuseppe Nogari (attr.), Ritratto di Antonio Vivaldi, olio su tela, cm 41,8 x 54,8. Collezione privata, provenienza Durazzo.

Questo è solo l’inizio di una accurata indagine che ha portato ad altre sorprendenti scoperte, come Sardelli racconta nella nuova edizione del libro, presentata a Firenze nel Museo de' Medici in una conferenza stampa durante la quale sono stati svelati i quattro ritratti, circondati da un’aura di mistero fino a che alle ore 12 del 3 ottobre non è stata aperta la porta della piccola stanza dell’ex monastero di Santa Maria degli Angeli dove erano collocati su altrettanti cavalletti.

Preceduto da un saluto della storica dell’arte Cristina Acidini, che ha definito “una indagine quasi poliziesca” quella della scoperta dei dipinti, Sardelli ha snocciolato la catena di eventi e dei colpi di scena che hanno progressivamente rivelato l’esistenza di più ritratti, fino ad arrivare a ipotizzare l’autore del modello al quale sono ispirate le copie fatte da altri pittori, con le loro piccole o grandi varianti.

Anziché accontentarsi del ritratto attribuito a Giuseppe Nogari dietro al quale c’era il sigillo in ceralacca della famiglia Durazzo e indicato il nome Vivaldi, un dubbio di natura cronologica si è insinuato nella sua mente: «Tutto si incastra bene dal punto storico, ma noto delle dissonanze stilistiche che non mi sembrano della mano di questo pittore veneziano del primo Settecento».

Questo dubbio «salvifico» lo spinge a non riposare sugli allori ma a consultare, cataloghi, repertori, archivi fino ad imbattersi in una immagine della fototeca della Fondazione Cini dove scopre che si tratta dello «stesso identico dipinto con la stessa posa ma più bello, dipinto meglio» appartenente alla collezione Molinari-Pradelli e intitolato “Ritratto di musicista”, sempre attribuito a Nogari.

Felice di questa scoperta e intenzionato ad aggiornare lo studio iconografico vivaldiano attraverso una nuova edizione del suo libro, Sardelli si mette a cercare il quadro e dopo aver superato diversi ostacoli finalmente riesce ad entrare nella villa di Marano di Castenaso, a pochi chilometri da Bologna, dove è custodita la pregevole collezione d’arte del direttore d’orchestra Francesco Molinari Pradelli scomparso nel 1996.

Giuseppe Nogari (attr.), Ritratto di Antonio Vivaldi (già «Ritratto di musicista»), olio su tela, cm 50 x 60. Collezione Molinari-Pradelli,  Marano di Castenaso (BO).
Giuseppe Nogari (attr.), Ritratto di Antonio Vivaldi (già «Ritratto di musicista»), olio su tela, cm 50 x 60. Collezione Molinari-Pradelli, Marano di Castenaso (BO).

È qui che emozionato vede finalmente Vivaldi «che mi sorride, con la camicia aperta, gli occhi chiari brillanti» e comprende da altri dettagli che la qualità più vivida di questo ritratto risale all’epoca giovanile del compositore. Non c’è dettaglio che sfugga all’occhio indagatore di Sardelli che nel nuovo capitolo del libro descrive accuratamente i tratti somatici di questo come del resto delle raffigurazioni vivaldiane che in comune hanno sempre la camicia aperta sul petto, a causa della “strettezza di petto”, quella oppressione toracica dichiarata dal Prete Rosso che gli impediva di celebrare messa e rendeva comunque complicati i suoi viaggi e spostamenti.

Dunque il primo ritratto “piemontese” consente di individuare nel secondo “bolognese” il Vivaldi, ma un nuovo dubbio assale Sardelli e c’è ancora qualcosa che non gli torna con le date: «Nel dipinto Vivaldi ha i capelli biondi rossicci ed è bellissimo e sembra giovane, ma Nogari che nasce nel 1699 è più giovane di lui ed entra nella fraglia dei pittori veneziani nel 1725 o 26. Dunque come aveva potuto ritrarlo da giovane, se il compositore era già un cinquantenne abbondante?».

Mentre continua a riflettere su questa questione, un segno della provvidenza si manifesta di nuovo attraverso la persona del collezionista, dal quale era partita tutta l’avventurosa ricerca, che gli segnala l’esistenza di un terzo ritratto battuto all’asta Cambi a Genova nel 2020 di cui non si conosce il proprietario, che è forse l’aspetto più sorprendente di tutta questa straordinaria vicenda.

In questo dipinto, misteriosamente classificato come “Allegoria della musica”, si tratta si di Vivaldi nella stessa posa, ma non è solo e c’è qualcuno ritratto alle sue spalle. C’è il manico di un violino tenuto con la mano destra, l’immancabile camicia aperta, e inizia a chiedersi chi possa essere quell’uomo: «Ho cominciato a lambiccarmi e quello che questo signore ha in testa dà l'idea di essere un berretto da pittore nel suo studio».

Domenico Fedeli detto il Maggiotto, Antonio Vivaldi e Giovanni Battista Piazzetta (già «Allegoria della musica»), olio su tela. Collezione privata.
Domenico Fedeli detto il Maggiotto, Antonio Vivaldi e Giovanni Battista Piazzetta (già «Allegoria della musica»), olio su tela. Collezione privata.

Il dipinto è attributo a Domenico Fedeli detto il Maggiotto, e non c’è motivo di dubitarne perché Sardelli riconosce la mano del pittore veneziano nato nel 1713, ma si chiede: «Come si esce da questo labirinto cronologico? Non torna Nogari e non torna Maggiotto con l'effigie di Vivaldi giovane? Maggiotto è uno dei tanti allievi della bottega di Giovanni Battista Piazzetta, che è una specie di industria dove si lavora quasi in serie. Piazzetta fa un dipinto, e poi lui e altri discepoli lo copiano,  magari con due diverse versioni, che sono anche difficili da attribuire, perché spesso si prendono per quadri di Piazzetta lavori fatti dagli allievi o viceversa, oppure lo stesso lavoro è di Piazzetta con parti dipinte da altri. Data la situazione, ho pensato che Maggiotto, avrebbe potuto copiare un quadro fatto dal suo maestro, e allora forse potrebbe essere di Piazzetta...».

I dubbi si accavallano e Sardelli ha in mente i tratti somatici del personaggio ritratto dietro Vivaldi: «Questo tipo, con il naso dritto, il mento squadrato, il labbro inferiore un po' prominente, e come mi faceva notare la professoressa Acidini, visto un po' dal basso, con questa aria un po' superba, non dico sprezzante, somiglia agli autoritratti dipinti dal Piazzetta, che era nato a Venezia nel 1682 ».

Quindi ho capito che Maggiotto non dipinge dal vivo Vivaldi, ma copia un dipinto in cui Piazzetta ritrae Vivaldi e ci si mette dentro anche lui. Allora, questo è segno che i due artisti coetanei erano in un stretto contatto amicale, o professionale non so, ma è un capitolo che si apre sulla biografia vivaldiana che dobbiamo ancora indagare, quello di Vivaldi amico di Piazzetta».

A questo punto si potrebbe pensare che con questa nuova scoperta Sardelli avrebbe potuto concludere le sue ricerche, ma non è così. Compulsando altri cataloghi e altri repertori, scopre che esiste un quarto ritratto presente in una foto del catalogo dell’archivio Zeri intitolato “Coppia di giovani” e anch’esso attributo a Maggiotto. È quasi identico a quello precedente ma di qualità pittorica superiore. Anche in questo caso non si conosce il proprietario, ma è la conferma non solo della attività di repliche di bottega, ma anche della fortuna di questo modello.

Maggiotto (o Piazzetta?), Antonio Vivaldi e Giovanni Battista Piazzetta (già «Coppia di giovani»), olio su tela, cm 45 x 60. Ubicazione ignota (Fototeca Zeri, n. 69046).
Maggiotto (o Piazzetta?), Antonio Vivaldi e Giovanni Battista Piazzetta (già «Coppia di giovani»), olio su tela, cm 45 x 60. Ubicazione ignota (Fototeca Zeri, n. 69046).

Davanti alla sola foto in bianco e nero Sardelli si è dovuto fermare, perché in assenza del dipinto è più difficile trarre conclusioni definitive. Si tratta di due repliche di Maggiotto da un originale di Piazzetta che al momento non si conosce, oppure no? Il finale è aperto, ma questi nuovi ritratti di Vivaldi sono una scoperta sensazionale, e nel dipinto di Nogari che campeggia sulla copertina della nuova edizione de Il volto di Vivaldi, il sorriso leggermente enigmatico del compositore è invitante e dalla lettura del libro si apprendono molti altri particolari di questa appassionante storia.