Tutta la grandezza di Bach
A Rimini per la Sagra Musicale Malatestiana Daniele Giorgi dirige l’Orchestra Leonore nella Messa in si minore
02 novembre 2026 • 4 minuti di lettura
Teatro Galli, Rimini
Sagra Musicale Malatestiana
01/11/2026 - 01/11/2026
Con una emozionante esecuzione della Messa in si minore di Johann Sebastian Bach la Sagra Musicale Malatestiana di Rimini ha offerto al pubblico uno dei più attesi concerti della stagione 2026. Protagonisti l’Orchestra Leonore & I Solisti di Pavia insieme al Coro Filarmonico “R. Maghini” di Torino, diretti da Daniele Giorgi.
Fondata nel 2014 dallo stesso Giorgi, direttore d’orchestra, compositore e violinista, l’Orchestra Leonore è costituita da musicisti scelti tra le più importanti orchestre ed ensemble cameristici europei e tra i migliori talenti emergenti. L’orchestra si è affermata a livello internazionale ed è il fulcro del progetto Floema, nato a Pistoia sempre per volere di Giorgi, con l’intento di unire musicisti di professione a studenti e ensemble strumentali e corali amatoriali, e di creare nuove opportunità di ascolto mettendo la musica d’arte in contatto con la comunità portandola anche in ospedali, carceri, istituti per anziani e scuole. Nel concerto di Rimini Leonore si è unita a I Solisti di Pavia, duttile e multiforme orchestra da camera di cui Giorgi dal 2025 è direttore artistico e musicale.
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La Messa in si minore, vero e proprio monumento musicale il cui manoscritto è stato incluso nel registro della Memoria del mondo dell’UNESCO e che sembra non essere mai stata eseguita nella sua interezza da Bach, fu composta nell’arco di molti anni- verosimilmente dal 1724, anno della prima esecuzione del Sanctus, al 1746-1748, anni in cui la composizione fu completata e le varie parti assemblate. Il “Credo” (il Symbolum Nicenum) fu probabilmente composto in occasione della solenne riconsacrazione della rinnovata Scuola di San Tommaso, avvenuta il 5 giugno 1732 mentre il Kyrie e il Gloria ebbero la prima esecuzione il 21 aprile dell’anno successivo, come “Messa breve” in omaggio al sovrano cattolico Augusto III di Sassonia, a cui la composizione fu dedicata.
I movimenti successivi – “Osanna”, “Benedictus”, “Agnus Dei” e “Dona nobis pacem” – sono rielaborazioni di composizioni precedenti e vennero inclusi, insieme al “Sanctus”, al momento del completamento dell’intero manoscritto, avvenuto negli ultimi anni di vita di Bach, periodo in cui stava scrivendo L’arte della fuga e L’offerta musicale.
Nonostante una genesi così dilatata nel tempo Bach conferì all’opera un carattere unitario, sia nella tonalità che nella impostazione generale, anche con richiami interni come accade con il riutilizzo del “Gratias” (sezione del “Gloria”) nel “Dona nobis pacem”. Dopo la morte di Bach la partitura passò nelle mani del figlio Carl Philipp Emanuel, che nel 1786 eseguì il “Credo” apportandovi alcune modifiche sostanziali per rispondere alle nuove mode musicali del tempo: aggiunse legature di portamento, inserì indicazioni dinamiche, modificò l’orchestrazione e compose delle introduzioni per alcuni movimenti. Nel corso dell’Ottocento, con la Bach Renaissance, estratti del capolavoro bachiano entrarono nei repertori delle numerose associazioni corali che proliferarono in Germania, rappresentando tuttavia sempre una sfida per la complessità della partitura.
L’esecuzione che ne è stata data a Rimini ha restituito la grandezza della partitura in tutti i suoi molteplici aspetti: la bravura del coro, preparato da Claudio Chiavazza, vero protagonista della composizione, si è evidenziata nell’equilibrio e amalgama delle voci e nella precisione ritmica delle architetture polifoniche; momenti di puro misticismo sono emersi nella evocazione del mistero della incarnazione e nella visione della morte di Cristo (Et incarnatus est , dove l’orchestra esegue uno statico e lamentoso motivo, e il doloroso Crucifixus, su un basso cromatico discendente) eseguiti come languendo, senza forze, in contrapposizione all’esplosione gioiosa del Et resurrexit, mettendo così pienamente in luce la teatralità insita in questo capolavoro.
Le voci solistiche (Anna Veiteberg soprano, Alessandra Visentin contralto, Jorge Navarro Colorado tenore e Mauro Borgioni basso) sono state protagoniste in tutta la loro capacità espressiva delle arie e dei duetti, tutti con strumenti obbligati affidati alle bravissime prime parti dell’orchestra: una nota particolare va riservata a Borgioni, che si è distinto per la bellezza del timbro ed il gusto interpretativo.
La direzione di Giorgi ha reso giustizia alla bellezza della musica valorizzandone la varietà di scrittura: i ritmi serrati ed incalzanti dei “tutti” contrapposti alla rarefazione sonora dei momenti più contemplativi, la complessità del contrappunto imitativo in contrasto con il lirismo del Sanctus e con la cantabilità semplice delle arie. Il suo autorevole dominio delle compagini vocale e strumentale ha creato sempre un perfetto equilibrio sonoro, nel segno della varietà dinamica, agogica ed espressiva. Calorosissime le ovazioni finali del pubblico, per un concerto che ha lasciato una risonanza emotiva anche dopo essere usciti dal teatro.