I Puritani a Catania per il BIC, tre anni dopo

Assai valido il livello dell’interpretazione musicale nella nuova produzione del Massimo Bellini, in trasferta in altra sala cittadina

AM

29 settembre 2026 • 3 minuti di lettura

I Puritani (foto Giacomo Orlando)
I Puritani (foto Giacomo Orlando)

Teatro Metropolitan, Catania

Bellini, I Puritani, Catania, produzione Teatro Massimo Bellini per il Bellini International Context 2026, recita del 25.9.26

23/09/2026 - 01/10/2026

La proposta più consistente nella corrente edizione – la sesta – del BIC Bellini International Context, un mese circa di programmazione sull’orizzonte belliniano concentrata a Catania ma estesa ad altre città siciliane, era sicuramente quella di I Puritani, in un nuovo allestimento curato dal Teatro Massimo Bellini ma collocato, dati i lavori in corso nell’edificio del Sada, nel Teatro Metropolitan . Solo tre anni addietro, lo stesso titolo era stato oggetto di una lettura registica molto articolata nella tramatura dei segni teatrali intorno alla situazione di drammatico smarrimento dell’Io da parte della protagonista .

Le oggettive ristrettezze dello spazio, privo di buca, con boccascena e profondità di palco limitati, hanno forse consigliato di confezionare una produzione dalla regia (a cura di Renato Bonajuto, con scene/video di Arcangelo Mazza e costumi di Giovanna Giorgianni) decisamente tradizionale ma onesta, e attenta per quanto possibile alla variatio gestuale delle ripetizioni formali, per puntare il più possibile sullo spessore dell’interpretazione musicale a servizio della matura grandezza parigina del Bellini drammaturgo del suono.

L’operazione è riuscita molto positivamente, a partire dalle voci: gli impervi ruoli principali per soprano (Elvira) e tenore (Arturo) sono stati padroneggiati assai bene, in particolare da Jessica Pratt; forse incappata in una serata di leggera stanchezza, che ha in qualche momento tolto qualcosa in potenza, la Pratt ha comunque cantato a livelli buonissimi per precisione del suono, chiarezza del fraseggio ed espressività; Dmitry Korchak tende a risolvere di forza gli acuti più impegnativi, soprattutto il temibile cantabile di sortita, ma risolve con più equilibrio, non privo di calore interpretativo ed ottima sostanza, il resto della parte, meritando menzione speciale per la bella resa della ‘canzone del pellegrino’. Non per caso il pubblico ha applaudito più volte i due a scena aperta, con una lunga ovazione al termine del duetto dell’atto finale.

Un momento del III atto di I Puritani, Teatro Metropolitan di Catania, Bellini International Context 2026 (foto Giacomo Orlando)
Un momento del III atto di I Puritani, Teatro Metropolitan di Catania, Bellini International Context 2026 (foto Giacomo Orlando)

Ragguardevole il sir Giorgio di Carlo Lepore: voce ottimamente poggiata e proiettata, intonata, fraseggio sensibile eppure scolpito, dizione nitida, sono qualità che hanno contraddistinto la sua notevole prova, ben presente in tutte le fasi e le situazioni – anche quelle più collettive – dell’opera. Positivi anche gli altri interpreti, compresi quelli (Gaetano Triscari e Marco Puggioni) delle parti secondarie: Christian Federici è stato un Riccardo duttile, ora umbratile, ora ardimentoso, comunque sempre sicuro nella parte; Anna Pennisi, con una pasta vocale mezzosopranile solida e una parola sempre netta, ha ben disegnato una Enrichetta compartecipe di elegante nobiltà e tragici affanni.

Gli organici del Teatro Massimo Bellini si sono disimpegnati egregiamente, sotto la guida oculata e insieme fluida di Fabrizio Maria Carminati: sempre efficaci – nelle agogiche – gli stacchi e le proporzioni tra un episodio e l’altro, il direttore ha saputo registrare le sonorità dell’Orchestra del Teatro Massimo in modo da lasciar campo alla proiezione delle voci (problema delicato, in una sala senza buca), ma pure di dar sempre risalto drammatico alle figure della strumentazione di Bellini, per nulla corriva e sempre dosata. L’allestimento segnava anche l’esordio alla testa del Coro di Massimo Fiocchi Malaspina: prestazione convincente e molto promettente, per compattezza e complessiva tenuta dei sincronismi.

Applausi finali estremamente prolungati, generosi per tutti, con picchi di entusiasmo per alcuni interpreti. Lo spettacolo resta in scena fino a giovedì 1 ottobre.