Stagione concertistica del Massimo Bellini aperta nel segno della tradizione
Il cartellone del Teatro catanese inaugurato al Metropolitan con la* Messa da Requiem* di Verdi, diretta da Carminati
23 ottobre 2026 • 2 minuti di lettura
Teatro Metropolitan, Catania
Verdi, Messa da Requiem
16/10/2026 - 17/10/2026La stagione di concerti, soprattutto – ma non solo – sinfonico-corali, del Teatro Massimo Bellini di Catania (programma completo a questo link) parte in autunno, a differenza di quella lirica che principia a inizio anno. La manifestazione inaugurale, in linea con un programma attento al repertorio di tradizione, ha previsto un ‘grande classico’ quale la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, affidata alle cure direttoriali della guida artistica del Teatro, Fabrizio Maria Carminati.
Abbiamo apprezzato ripetutamente le doti di Carminati nel plasmare temperature espressive risaltate accanto ad equilibri fonici, caratterizzazione episodica e flusso continuo, nelle partiture melodrammatiche: sono le doti che emergono sostanzialmente anche in questa lettura della Messa da Requiem, soprattutto nel cavare dall’Orchestra del Teatro Massimo sonorità struggenti e sospese (l’inizio) o taglienti, e nel portare i fraseggi dei solisti di canto con sicurezza di condotta. Alcuni stacchi metronomici appaiono temerari – nel Sanctus, per i fugati – per le possibilità della compagine orchestrale, in affanno anche in alcuni dei momenti più insidiosi per l’assieme di sezione, ma appunto non si può dire che manchi un’idea interpretativa informante le proporzioni agogiche dell’esecuzione.
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I solisti se la sono cavata positivamente: il basso Carlo Lepore, già ascoltato nei recenti Puritani , ha ripetuto una prova vocale solidissima, sebbene meno plastica; Marco Ciaponi si è ben difeso nell’impegnativa parte del tenore; Forooz Razavi e Polina Shamaeva, pur molto differenti nella grana sonora (al di là delle rispettive diverse estensioni), si sono coordinate egregiamente nei duetti, senza alcun problema d’intonazione, e han fatto bene nei frangenti solistici.
Il Coro, preparato da Gianbartolo Porretta, si è disimpegnato al meglio possibile, ma è parso sotto organico per una partitura che richiede molto in termini d’impatto fonico (anche in considerazione di divisioni di parti e del doppio coro nel Sanctus), per giunta in una situazione acustica – con l’orchestra sul palco del Teatro Metropolitan – meno favorevole che nella spazialità scenica operistica. Applausi generosi per tutti al termine.