I Puritani al Bellini International Context

Dal 23 settembre al Teatro Metropolitan di Catania, il nuovo allestimento di Renato Bonajuto con Fabrizio Maria Carminati sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo Bellini.

23 settembre 2026 • 4 minuti di lettura

In collaborazione con Bellini International Context

Carminati
Carminati

La VI edizione del Bellini International Context, manifestazione che celebra il compositore catanese attraverso un articolato programma di concerti, opere e appuntamenti culturali, quest’anno ruoterà intorno alla messinscena de I Puritani. Da mercoledì 23 settembre, a giovedì 1 ottobre, l’opera seria di Bellini andrà in scena con un nuovo allestimento al Teatro Metropolitan di Catania, per un totale di sette recite.

Con I Puritani, la rassegna celebra dunque non soltanto il genio di Bellini, ma il legame indissolubile tra il compositore e la sua città natale, riportando a Catania un’opera che, a quasi due secoli dal debutto parigino, continua a rappresentare una delle massime espressioni del melodramma romantico.

L’ultimo capolavoro teatrale di Vincenzo Bellini, nonché culmine della sua breve ma straordinaria parabola creativa, vedrà la direzione di Fabrizio Maria Carminati sul podio dell’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo Bellini, mentre il maestro del coro sarà Massimo Fiocchi Malaspina.

Fiocchi Malaspina
Fiocchi Malaspina

Nel ruolo di Elvira si alterneranno Jessica Pratt e Irina Lungu; Lord Arturo Talbo sarà interpretato da Dmitry Korchak e Valerio Borgioni; nei panni di Sir Riccardo Forth si alterneranno Christian Federici e Janusz Nosek. Sir Giorgio sarà interpretato da Carlo Lepore e Dario Russo, mentre Enrichetta di Francia vedrà alternarsi Anna Pennisi e Sofia Janelidze. Completano il cast Gaetano Triscari nel ruolo di Lord Gualtiero Valton e Marco Puggioni in quello di Sir Bruno Roberton.

Il nuovo allestimento

La nuova produzione proposta a Catania intende riportare al centro la forza teatrale e musicale dell’ultimo capolavoro belliniano, attraverso un allestimento nel quale regia, scene, video e costumi concorrono a costruire una dimensione scenica capace di valorizzare il rapporto tra la vicenda privata dei protagonisti e il grande conflitto storico nel quale essa è immersa.

La regia è affidata a Renato Bonajuto, autore di un nuovo allestimento, con scene e video di Arcangelo Mazza, e costumi di Giovanna Adelaide Giorgianni. Assistente alla regia Luigia Frattaroli.

Pratt_MicheleMonasta
Pratt_MicheleMonasta

La genesi dell'opera

Scritta durante il soggiorno parigino del compositore, l’opera debuttò il 24 gennaio 1835 al Théâtre-Italien, affidata a un quartetto vocale destinato a entrare nella leggenda del melodramma: Giulia Grisi, Giovanni Battista Rubini, Luigi Lablache e Antonio Tamburini.

Il successo fu immediato e travolgente. Lo racconta lo stesso Bellini in una delle pagine più celebri dei suoi carteggi, scrivendo allo zio Vincenzo Ferlito all’indomani della prima: «Mio caro zio, mi trovo all’apice del contento! Sabato sera è stata la prima rappresentazione dei Puritani: ha fatto furore che ancora ne sono io stesso sbalordito».

Il compositore racconta lo stupore davanti all’entusiasmo del pubblico parigino, fino al trionfale finale: «Al mio sortire, tutte le signore applaudirono sventolando i loro fazzoletti e gli uomini agitando i cappelli in aria».

Una settimana dopo quel debutto, Bellini avrebbe ricevuto le insegne e il collare di Cavaliere della Legion d’onore, riconoscimento prestigiosissimo che oggi fa parte del tesoro di Sant’Agata a Catania.

La genesi dei Puritani si lega strettamente all’esperienza parigina di Bellini. Arrivato nella capitale francese alla fine dell’estate del 1833, dopo un breve soggiorno londinese e dopo la delusione di Beatrice di Tenda, il compositore costruì con grande attenzione la propria posizione nel vivace ambiente culturale della città. Frequentò il salotto di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, uno dei centri più importanti della vita intellettuale e artistica parigina, dove entrò in contatto con scrittori, musicisti e patrioti italiani in esilio. Tra questi vi era Carlo Pepoli, destinato a diventare l’autore del libretto dei Puritani.

Korchak
Korchak

Bellini chiedeva al nuovo collaboratore una drammaturgia capace di aderire pienamente alla sensibilità romantica del tempo. Il principio estetico al quale affidava il nuovo progetto è racchiuso in una frase divenuta celebre: il dramma per musica deve «far piangere, inorridire, morire cantando».

Da questa idea nacque un’opera nella quale la straordinaria bellezza della linea melodica belliniana si intreccia con una vicenda di passioni, conflitti politici, follia e redenzione.

La sua essenza

Ambientata nell’Inghilterra del Seicento, durante la guerra civile tra i sostenitori dei Puritani e gli Stuart, l’opera mette al centro la tormentata storia d’amore tra Elvira e Arturo.

Il destino dei due giovani viene sconvolto dalla decisione di Arturo di mettere a rischio la propria vita per salvare Enrichetta di Francia, destinata al patibolo. Elvira, convinta di essere stata abbandonata, precipita nella follia. La celebre scena della pazzia di Elvira rappresenta uno dei vertici assoluti del belcanto e della scrittura vocale belliniana: una pagina nella quale fragilità psicologica, dolore e bellezza musicale si fondono in maniera indissolubile.

Federici
Federici

Ma I Puritani non è soltanto una tragedia. Il lieto fine restituisce ai protagonisti la possibilità della riconciliazione e della felicità, trasformando la sofferenza vissuta nel presupposto di una nuova speranza. È anche in questo equilibrio tra dolore ed esultanza, tra conflitto e riconciliazione, che risiede la modernità dell’opera: un messaggio di fiducia nella possibilità di superare le divisioni attraverso la compassione e la capacità di riconoscersi nell’altro.

Maggiori informazioni sul sito del Bellini International Context (www.belliniinternationalcontext.it)