Studiare Canto Gregoriano

Intervista a Giovanni Conti e a Guido Milanese

La 44° edizione del Corso Internazionale di Canto Gregoriano
La 44° edizione del Corso Internazionale di Canto Gregoriano
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La 44° edizione del Corso Internazionale di Canto Gregoriano che si svolgerà in due distinte sessioni, una estiva ad Arco (Trento) e l’altra invernale a Cremona, è stata preceduta da due weekend di studio organizzati all’inizio di marzo a Bologna e a metà maggio a Catania, che hanno offerto la possibilità di conoscere nel primo caso i testi evangelici del repertorio gregoriano della Settimana Santa e nel secondo le differenze tra i neumi bizantini e quelli latini.

Tutti gli eventi sono curati e organizzati dalle sezione italiana della Associazione Internazionale Studi Canto Gregoriano (AISCGre), e il programma estivo dal 24 al 29 luglio 2023 prevede tre corsi fondamentali svolti rispettivamente da Riccardo Zoja (origini e repertorio del canto gregoriano e libri liturgici), Claudio Accorsi (neumi, modi e semiologia ed elementi di storia della messa) e Luca Ronzitti (semiologia avanzata e storia delle forme), un corso superiore curato da Giovanni Conti (analisi, interpretazione ed elementi di direzione) e il corso monografico di Franz Karl Prassl sul futuro della semiologia. A fianco delle attività teorico storiche ci sono quelle della pratica con le esercitazioni corali guidate da Johannes Berchmans Goeschl e Alessandro De Lillo e il laboratorio vocale di Franco Radicchia per i piccoli dagli otto anni in su.

Nel programma di Arco è prevista anche la lectio magistralis di Guido Milanese intitolata “Prima del canto gregoriano. Il canto alle origini della liturgia della Chiesa d’Occidente” che rispecchia la collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, grazie alla quale i partecipanti ai corsi potranno ottenere crediti formativi riconosciuti dal MUR.

Dopo un terzo weekend di studio a Brescia dal 10 al 12 novembre 2023, la sessione invernale di Cremona che si svolgerà dal 2 al 5 gennaio 2024 comprende due corsi dedicati ai diversi aspetti della modalità, uno di primo livello di Riccardo Zoja e uno di secondo livello di Claudio Campesato, con le esercitazioni corali curate da Marco Marasco e Marco Merletti.

Sul sito della sezione italiana dell’AISCGre (https://www.aiscgre.it/) sono presenti tutte le informazioni sui corsi diretti dal prof. Giovanni Conti, al quale abbiamo chiesto un breve commento su questa nuova edizione.

«Con questa edizione abbiamo ripreso appuntamenti che erano divenuti tradizionali negli anni passati ma che avevamo rallentato nel tempo, anche se erano stati accolti molto favorevolmente. Ora nell’arco dell’anno praticamente a mesi alterni ci sono delle attività importanti, e chi non ha una intera settimana libera, può frequentare uno dei weekend in programma. Quello di Catania è stato un grande successo, e così si preannuncia quello di novembre a Brescia.

Ma la differenza sostanziale rispetto agli anni precedenti è che gli insegnanti possono ottenere i permessi e il sostegno per frequentarli e gli studenti possono ottenere  crediti formativi riconosciuti a livello ministeriale.

Non bisogna dimenticare che il gregoriano è un  fenomeno musicale che è alla base della nostra cultura occidentale, e che coinvolge sia il mondo ecclesiastico che quello monastico, in una maniera completamente diversa dagli altri periodi storici, perché trasmette e porta nella musica un pensiero di origine antica che risale ai padri della chiesa, ed è  una base imprescindibile per tutto quello che è venuto dopo...».

 

 Foto concerto finale 43° edizione

Per approfondire il tema delle origini del gregoriano abbiamo chiesto al prof. Guido Milanese di anticipare alcuni contenuti del suo intervento previsto nella sessione estiva di Arco.

Quali sono gli aspetti più importanti di cui parlerà nella sua lezione?

«In un tempo ragionevole cercherò di dare indicazioni e inquadrare il gregoriano che viene sempre visto in forma sbagliata, come un fenomeno che vive solo per un breve periodo al quale seguono diversi secoli di decadenza. Vorrei sfatare questo, perché il gregoriano non va pensato come uno strano prodotto che vive cento anni e poi decade per altri mille».

 

Dunque oltre la nascita, la lunga vita del canto gregoriano.

 

«Non nasce dalla testa di Zeus [risata] e c’è un lungo periodo della costruzione del franco romano che io amo definire imperiale. Il gregoriano trova la sua forma quando nasce l’impero carolingio, quando si riscopre il latino come lingua europea e insieme al latino e alla unità politica nasce la necessita di una unità culturale e quella più forte era quella liturgica che voleva dire musicale, perché la liturgia non si può staccare dalla sua componente musicale. È un processo che porta alla unificazione delle esperienze musicali e liturgiche che vi erano state fino a quel momento».

 

Quali sono i tempi di questo processo?

«In sostanza seguirò questo percorso iniziando dalle testimonianze musicali che abbiamo della tarda antichità romana e franca, quindi dagli scritti dei padri della chiesa sia di area romana che della Gallia. Poi parlerò del poco che sappiamo delle altre regioni europee. Sappiamo molto della Spagna ma peccato che non leggiamo i neumi, e sappiamo che c’erano molte esperienze diverse nell’Italia settentrionale, una molteplicità e un mondo complesso. Cercherò di far vedere come in un breve tempo, non più di cinquanta anni, grazie a un progetto politico culturale, tutte queste vengono assimilate in quello che chiamiamo gregoriano.

Ma ci sono le isole di resistenza che sono delle finestre aperte su quello che c’era prima, come l’ambrosiano di Milano, e Roma stessa che per almeno trecento anni  resiste al gregoriano. Tutta la retorica parla del canto di Roma, che invece si è difesa finché ha potuto, poi c’è il beneventano che resiste per circa trecento anni, e naturalmente la Spagna che isolata dal resto del continente vive questa sua condizione.

Inoltre specificherò che nonostante la retorica degli studiosi irlandesi, noi non sappiamo nulla del canto celtico. Sei o sette anni fa su una rivista inglese ho scritto un articolo  nel quale facevo vedere che un presunto brano di musica celtica era in realtà diffusissimo in tutto l’occidente...[accenna al Sanctus XVIII intonando la prima frase musicale]. In sostanza sappiamo molto a livello liturgico ma non a livello musicale.

Tutto il tema della lezione verte sulla formazione del canto gregoriano che riconduco all’unificazione tra esperienze romane e gallicane, con un forte apporto iberico attraverso la Francia meridionale. Baroffio da giovane l’aveva osservato ma senza più tornarci, e questo rimane un discorso  fondamentale.

Alla corte di Carlo Magno c’erano anche spagnoli e questo viene spesso dimenticato.

Un aspetto che deve ancora essere compreso, perché francamente non ci capisco niente, è l’apporto del mondo orientale, ossia greco. Certamente la corte carolingia aveva rapporti con la corte d’Oriente, ma quanto grande sia questo apporto rimane un problema di ricerca aperto…».

 

L'Abbazia Benedettina di Tyniec

 

Oltre ai corsi della sezione italiana, va segnalato anche il congresso internazionale dell’AISCGre che si riunisce ogni quattro anni. La sua 12° edizione intitolata "La Salmodia nella Messa e nella Liturgia delle Ore. Passato e presente" (https://www.aiscgre.org/it/programma-congresso-2023/) si svolgerà dal 4 al 9 settembre 2023 in Polonia nella abbazia benedettina di Tyniec.

 

 

 

 

 

 

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