One Single Shot # 5: Polite Force - Canterbury Knights
Un piccolo capolavoro irripetuto (e irripetibile) del Canterbury Sound inglese
08 ottobre 2026 • 3 minuti di lettura
Un colpo solo. One Single Shot racconta la storia di quei successi irripetibili – e irripetuti: un solo disco, spesso memorabile, e poi l'oblio. Per scoprirne altri, c'è il libro One Single Shot di Guido Festinese.
Canterbury è una deliziosa cittadina nella contea del Kent, Inghilterra sudorientale che fu, in tempi remoti, insediamento celtico, poi presidio romano e infine luogo di pellegrinaggio per tutto il Medioevo. Tre motivi per i quali Canterbury è celebre nel mondo sono area di pertinenza della religiosità, della storia dell’arte e della letteratura: la splendida cattedrale gotica, sede dell’arcivescovado che presiedeva le sorti della chiesa anglicana, e gli altrettanto celebri Racconti di Canterbury ad opera di Geoffrey Chaucer. Per i cultori della parte più raffinata e colta delle musiche popular, però, il nome Canterbury evoca tutt’altre glorie inscalfibili, che consegnano un testimone di valore e di bellezza che ormai ha passato i cinque decenni: il rock di Canterbury, appunto.
Nome collettivo per una serie di situazioni sonore disparate, ma con un collante tenace di sostanza vitale: la capacità di creare memorabili melodie, ed al contempo l’intuizione di mettere assieme le stesse con schegge vive di jazz di ricerca, tempi musicali composti e dispari, avanguardie sonore varie, patafisica e quant’altri approdi vogliate individuare, fino a creare, per dirla con un titolo canterburyano simbolo, la “terra del grigio e del rosa”. Il tutto senza seguire la strada maestra del British rock, che si era orientato invece verso le matrici blues e rock ‘n' roll.
I nomi del canone “Canterbury Rock”? Robert Wyatt, Caravan, Hatfield & the North e Matching Mole, Gong, Soft Machine, Egg tra gli altri. C’è anche qualcuno che possa rientrare nelle nostre investigazioni “One Shot”, gente che ebbe dalla sorte un solo disco canterburyano, e poi più nulla? C’è, ed è, mestamente, un disco magnifico ed ex post , quando l'ensemble non c’era già più. Ma la mestizia si dissipa come neve al sole, al riascolto di questa chicca.
Loro scelsero di chiamarsi Polite Force, e “forza educata” era, guarda caso, il titolo di un disco degli Egg di qualche anno prima. Autoesplicativo il titolo per il disco: Canterbury Knight, i cavalieri di Canterbury. In azione, per quanto riguarda la durata totale di vita, per tre anni, e due, fra 1976 e 1977, per quanto riguarda le registrazioni sopravvissute. Gruppo a geometria variabile, per la formazione, ma con alcune delle più belle teste sonanti e pensanti di Canterbury: ad esempio il tastierista Dave Sinclair, nome prezioso nei Caravan e nei Camel, e Graham Flight, bassista e gran compositore, che i più incalliti seguaci del suono di Canterbury ricorderanno nei progenitori di queste note spaziose e flessuose, i Wilde Flowers in cui militava anche Robert Wyatt. E tanti altri.
Fu una gran palestra di prove, risate, bevute e session in cui guizzavano di volta in volta il tenore di Max Metto e l'alto di Geoff Corner, la chitarra dolce e spiritata di Mark Hewins, il flauto di Jon Rowe. Per fortuna alla benemerita Voiceprint trent’anni fa venne in mente di recuperare i nastri sopravvissuti: che ora ci regalano un magnifico altro mattone del morbido muro di suono canterburyano.