One Single Shot #2: The Descendants of Mike and Phoebe

Jazz, Blues, Soul, Gospel per la seconda puntata della nostra serie dedicata ai successi irripetibili (e irripetuti) della popular music

GF

16 giugno 2026 • 3 minuti di lettura

The Descendants of Mike and Phoebe
The Descendants of Mike and Phoebe

Un colpo solo. One Single Shot racconta la storia di quei successi irripetibili – e irripetuti: un solo disco, spesso memorabile, e poi l'oblio. Per scoprirne altri, c'è il libro One Single Shot di Guido Festinese.

Esiste una bellezza dell’imperfezione? Certo che esiste. Molto spesso alberga nei dischi “One Single Shot”, quei lavori che hanno avuto una modesta finestra di visibilità, magari hanno anche innescato grandi aspettative, e poi sono scomparsi nel nulla in una scia di effimera bellezza per pochi.

I decenni che si srotolano pigramente o in maniera convulsa, poi, si occupano di far spuntare fuori legioni di cercatori di pepite d’oro musicali, e allora qualche conto comincia a tornare, anche con quei lavori. Ma, sia ribadito, un disco solitario emana un fascino particolare anche se è imperfetto e qualcosa cigola, nella macchina sonora costruita invece per non avere rumori parassiti e gremlins dispettosi.

A Spirit Speaks è un disco “One Shot” così. Splendido e imperfetto. E imperfetto perché subissato da un ingorgo di emozioni, come diceva De André.

Inciso nel 1973, pubblicato nel 1974 dalla benemerita Strata Records, etichetta fondata da due navigati musicisti come Charles Tolliver e Stanley Cowell, subito tesa a documentare svariate capriole creative delle note afroamericane nel turbinoso e assai prolifico momento di effervescenza musicale degli anni Settanta che non trovavano posto altrove. Nel segnalare che, progressivamente, sono in corso di ristampa tutte le uscite Strata in formato cd e vinile, con accorto remaster delle fonti ufficiali, ecco il disco solitario del mese.

Il nome del gruppo già incuriosisce, The Descendants of Mike and PhoebeI discendenti di Mike e Phoebe, il titolo rincara la dose: Uno spirito parla, l’immagine di copertina, quattro figure afroamericane in piedi, accanto a maestosi alberi, comincia a fornirci qualche indizio. C’è un legame tra i quattro, e non solo musicale. Sono parenti fra loro, parenti stretti: fratelli e sorelle. e sono davvero i discendenti in linea diretta di Mike e Phoebe.

Chi erano costoro? Un uomo e una donna con la pelle scura, una coppia di ferro che, pur nella tragedia delle male esistenze sotto la schiavitù aveva generato diversi figli. Poi le leggi brutali dello schiavismo e dello sfruttamento fecero sì che Phoebe e i suoi figli fossero venduti al proprietario di una piantagione in Alabama, e Mike rimase proprietà dello schiavista che possedeva terreni in South Carolina.

L’uomo, lavorando ai limiti delle possibilità umane, riuscì a comprarsi la libertà, ma quando in qualche modo riuscì a ricongiungersi con la moglie e i figli, morendo poco dopo, era l’ombra di se stesso, evirato per chissà quale colpa dagli schiavisti. Una storia terribile.

Mike e Phoebe di cognome facevano Lee: un altro passaggio, nella catena generazionale, e si arriva al regista Spike Lee e all’attrice Joie Lee.

I “discendenti di Mike e Phoebe” sono dunque gli zii: tutti musicisti. Consuela Lee Moorhead, pianista prodigio, Grace Lee Moms, soprano imperiosa, Cliff Lee, trombettista e Bill Lee, il padre di Spike, bassista. E che bassista: anche con Peter, Paul & Mary e in Mr.Tambourine Man di Bob Dylan.

Quest’unico disco, fremente e discontinuo, intessuto di gospel, di blues, di soul, di melodramma, e il tutto avvolto in una polpa sonora jazz molto anni ’70, si avvale anche del contributo del grande Billy Higgins alla batteria. Che fascino.