La Jam Band di Beppe Gambetta
Torna per la ventiseiesima volta la Acoustic Night del chitarrista genovese
28 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Teatro Nazionale Ivo Chiesa, Genova (Genova)
26° Acoustic Night - Jam Band
21/05/2026 - 23/05/2026Ogni anno l'Acoustic Night è una festa, per chi ama la musica nordamericana (e oltre) di corde, una festa che richiama appassionati da ogni angolo d’Europa, e da parecchi angoli del pianeta, perfino.
Servono tre sere per accogliere tutti, perché le tre ore di concerto sono sempre assai ambite, paradosso curioso, in un mondo sempre più distratto per l’ascolto attento.
Beppe Gambetta, virtuoso della chitarra flatpicking, per molti versi vicino ormai a diverse famiglie di musica acustica e d’autore, è il motore di tutto. Ogni anno assieme alla moglie Federica Calvina Prina si inventa un progetto guida diverso, raccoglie la disponibilità e le energie dei migliori musicisti scelti per il tema individuato, e infine ne affida il commento visuale alle splendide scenografie di Sergio Bianco.
Quest’anno il tema era Jam Band: mettere assieme un gruppo che, nello spirito e sicuramente nella pratica richiamasse le pacifiche, ininterrotte sedute di improvvisazione creativa della California libertaria anni Sessanta e Settanta, base operativa la San Francisco dei Grateful Dead, dei Jefferson Airplane, dei Quicksilver Messenger Service. Un bel modo per rammentare oggi il grido di pace che sorgeva da quei ragazzi, in un momento storico in cui sembra che le ragioni della guerra assomiglino molto alla guerra sistematica alla ragione. E un bella maniera, anche, per ricordare che Genova è stata la patria di Paganini, uno dei più formidabili improvvisatori di tutti tempi.
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Gambetta ha scelto musicisti eccezionali: Trey Hensely, premio 2025 della IBMA (International Bluegrass Music Association) come miglior chitarrista acustico al mondo, l’incantevole Maddie Denton, identica premiazione ma per il violino, Hayes Griffin, polistrumentista delle corde cresciuto proprio alla scuola di Gambetta.
Clima festoso e rilassato come sempre, e parecchi momenti speciali: una versione di "Blue Sky" di Dicky Betts, pregiata ditta Allman Brothers, da parte di Hensely, voce gonfia di armonici, un tocco sulla chitarra da brividi con una velocità impareggiabile nel fraseggio solistico da suonatore di flamenco, inframmezzato alle strofe, bending volanti sulle corde, discese vorticose sul manico. Esperienza ripetuta in una superba versione di "Up On Cripple Crek", cavallo di battaglia della Band di Robbie Robertson.
I Grateful Dead hanno fatto capolino con una versione debitamente bluegrassizzata di "Friend Of The Devil", Gambetta è riuscito a far suonare il mandolino a Hayes Griffin sul complesso "La doccia" di Pasquale Taraffo, storie di virtuosismo acustico tra Italia e Americhe di cent’anni fa.
Splendido l’approccio antispettacolare, tutto sostanza ed eleganza di Maddie Denton, anche limpida vocalist: attacco preciso e sognante, giochi d’archetto su doppia corda, una chiarezza espositiva che per molti è un miraggio.
Per Gambetta anche qualche succosa anticipazione dal prossimo album: un brano in genovese, "Garibaldi dune t’è" (Garibaldi dove sei), ad evocare una figura vitale che abbiamo imbalsamato troppo presto in datate agiografie, e il nuovo splendido strumentale "Who rings the bell".
Finale sulle note dell’indimenticabile chitarrista Doc Watson, col quale Beppe una bella amicizia, e appuntamento al prossimo anno.
Il tema? top secret, per ora.