Echi e risonanze secondo Dillon
Nasce "Chigiana Recording Series" per l'etichetta Martinville. Doppia intervista a Michele Fumeo e a Francesco Dillon
15 luglio 2026 • 6 minuti di lettura
Echi e Risonanze, nuovo album di Francesco Dillon al violoncello Stradivari “Il Chigiano” (1682), inaugura la collana Chigiana Recording Series, il nuovo progetto dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena che intende valorizzare la propria importante collezione di strumenti musicali e il patrimonio custodito nei suoi archivi.
Per un progetto così ambizioso, dove l’ascolto deve essere impreziosito da contenuti che rendano all’ascoltatore la dimensione di ricerca da cui nasce, niente di meglio che affidarsi alla giovane etichetta discografica Martinville, promotrice di un nuovo modello di ascolto che oppone allo streaming di massa e al consumo rapido della musica una curatela fatta di contenuti editoriali come note artistiche, biografie, testi, immagini, video, che danno all’ascolto una dimensione meno “consumistica” e veloce e più ragionata.
Il programma di Martinville è già contenuto nel nome, ispirato all’editore Édouard-Léon Scott de Martinville, inventore del fonoautografo, che nel 1857 per la prima volta registrò l’immagine del suono. Lo fece nella sua tipografia al numero 9 di rue Vivienne, a Parigi, vent'anni prima che Edison brevettasse il fonografo: un primato rimasto nell'ombra per oltre un secolo e mezzo. Da quella strada prende il nome RueVivienne.music, l’ecosistema culturale digitale fondato nel 2026 da Martinville Srl.
Progetto editoriale e discografico indipendente con sede a Pesaro, RueVivienne riunisce due etichette, Martinville e Zeer, in una piattaforma pensata per chi vuole affiancare l’ascolto della musica a dei contenuti editoriali esclusivi. Martinville è dedicata alla musica classica e contemporanea d’arte, mentre Zeer, parola araba che significa “il vaso dentro il vaso”, ovvero il contenitore usato nel deserto per mantenere il cibo al fresco, oltre alla classica ha un ambito eclettico: jazz, sperimentazione, tradizione popolare, cantautorato. Criterio unico, per entrambe le etichette, che la musica abbia dietro un pensiero e nasca da una ricerca.
Ne abbiamo parlato con Michele Fumeo, amministratore delegato di RueVivienne da fine 2025:
Da dove nasce l’esigenza di creare una piattaforma come questa?
«I soci fondatori di Martinville, per la maggior parte musicisti e tecnici del suono, [Paolo Marzocchi, Marco Messa, Andrea Lambertucci, Andreina Bruno, Associazione Wunderkammer orchestra, n.d.r.] sono partiti dalla constatazione della crisi della discografia e dalle trasformazioni in corso nelle attuali abitudini di consumo musicale: lo streaming facilita sì l’ascolto, ma quest’ultimo ne esce impoverito; oltre ad essersi persa la fisicità del supporto, non esiste più neppure l’unità dell’album, perché esistono piuttosto le singole tracce. L’idea è quindi quella di ridare alla musica dei contenuti ma mantenendosi al passo con i tempi, quindi il progetto è digitale ma con un’ anima analogica. Dare importanza ai contenuti, alle storie che stanno dietro alla musica permette di costruire con l'artista un rapporto di collaborazione che va oltre la pubblicazione. Spesso ci sentiamo dire "non pubblico più perché il disco nasce già morto, una volta uscito finisce tutto e l'investimento è stato inutile". Hanno ragione, spesso accade così. Quindi abbiamo pensato ad un processo esattamente opposto: per noi la pubblicazione è il primo passo, dopodiché, grazie ai contenuti, ho la possibilità di raccontarti nel tempo e quindi continuare a parlare della tua musica. Però la cosa funziona se siamo in due a fare questo lavoro, spesso invece gli artisti sottovalutano la comunicazione. Per questo abbiamo pensato di offrire loro dei pacchetti aggiuntivi ("noleggio a tempo" di un social media manager, comunicati stampa specifici, servizi di artist branding) per aiutarli a crescere sotto questo aspetto e rafforzare così la comunicazione dei progetti».
Ma a questa cura editoriale corrisponde una analoga qualità nella risoluzione audio?
«A chi chiede il supporto fisico e teme che il digitale offra un ascolto impoverito, Rue Vivienne risponde con tre formati audio: MP3 320 kbps per la mobilità, WAV 44.1 kHz 16 bit in qualità CD, e WAV 96 kHz 24 bit in formato audiophile, ossia il master originale senza alcuna conversione, alla frequenza di campionamento e con la profondità dinamica con cui gli ingegneri del suono hanno lavorato in studio. Chi vuole il cd può masterizzarlo direttamente dal file WAV; chi sceglie l'alta risoluzione ha a disposizione qualcosa che il supporto fisico tradizionale non può offrire. La natura transmediale del progetto prevede poi la realizzazione di un prodotto editoriale concreto da poter scambiare, un libro, o anche una semplice cartolina con un Qrcode che rimanda alla piattaforma e a tutti i suoi contenuti. Per l’album di apertura della collana in collaborazione con l’Accademia Chigiana di Siena, abbiamo pensato ad un libro, che uscirà in autunno, con testi a cura di Stefano Jacoviello che, insieme alle parole di Francesco Dillon e Salvatore Sciarrino, invitano l’ascoltatore ad entrare nel cuore del progetto artistico di Echi e risonanze, corredato dalle foto di Daniela Neri».
Un progetto, quello di questo album, che ha avuto una lunga fase di maturazione, nel concepimento, nelle sedute di registrazione e nella disposizione dell’ordine delle tracce, e che prevede un ricchissimo booklet con testi sulla genealogia del violoncello e sulle prime scuole italiane di letteratura per questo strumento.
Protagonisti assoluti sono Francesco Dillon e lo splendido violoncello Stradivari “Il Chigiano” del 1682, in un repertorio che mette a confronto musica barocca e contemporanea, due estremi lontani trecento anni: l’opera completa per violoncello di Salvatore Sciarrino, qui registrata per la prima volta, e musiche del secondo Seicento di provenienza bolognese, modenese e napoletana che rappresentano i primi esempi di emancipazione del violoncello dal suo ruolo di basso continuo, con autori come Domenico Gabrielli, Giovanni Battista Degli Antonii, Domenico Galli, e alcuni più tardi come Giulio de Ruvo, Francesco Paolo Supriani, Joseph Marie Clément Ferdinand Dall'Abaco.
Abbiamo chiesto a Francesco Dillon di parlare di questo album:
Da dove nasce questo accostamento tra musica barocca e musica del Novecento?
«In realtà i compositori del tardo Seicento presentati in questo album hanno qualcosa in comune con Sciarrino: le loro sono pagine sperimentali in cui le forme non sono ancora definite, dove il violoncello per la prima volta non accompagna ma è in solitudine, esplorato nelle sue possibilità sonore proprio come accade nella musica contemporanea. Per affrontare queste musiche occorre certamente una consapevolezza stilistica e anche filologica, ma poi sono voluto uscire dalla semplice riproposizione di un repertorio e dalle anguste rigidezze dello specialismo, che non è mai stata una mia dimensione, e ho rimescolato le carte, rimesso in discussione, cercando dei riflessi e delle risonanze sia all’interno dello stesso repertorio barocco, sia con la contemporaneità. Molti brani sono eseguiti così come scritti dagli autori, ma su altri sono intervenuto con delle rielaborazioni, sovrapponendo due o più registrazioni, creando echi di altre musiche che risuonano come fantasmi sonori emergenti dalla memoria, polifonie che si muovono nello spazio come spettri. Ho voluto per così dire radicalizzare la dimensione sperimentale da cui è nato questo repertorio del tardo Seicento, talvolta anche giocando con i suoni; d’altra parte Sciarrino, mio maestro di composizione, paradossalmente è molto vicino all’antico: basti pensare alla sua grande ammirazione per compositori come Stradella e Scarlatti, tanto che nella sua musica trovano spazio vari elementi stilistici legati al barocco. I due percorsi quindi si vengono incontro».
Nel booklet allegato all’album lei scrive che ha disposto le tracce come le tessere di un mosaico. Che cosa intende dire?
«L’ordine delle tracce è il prodotto finale di una serie di esperimenti. Ho suonato i brani in vari ordini, ho riascoltato le registrazioni, discusso, e alla fine deciso per un ordine che seguisse non soltanto un criterio di alternanza tra brani antichi e moderni, monodici e polifonici, danzanti e più meditativi, ma anche che creasse un gioco di riflessi piacevole e stimolante. L’ascoltatore è invitato a seguire anche altri percorsi di ascolto, al di là di quello proposto nell’album, rimescolando le tracce, come in una sorta di gioco combinatorio, o di quell’ “opera aperta” immaginata negli anni 70!»
Un’altra cosa che mi ha colpito e che lei scrive nel booklet riguarda lo strumento, appartenuto al conte Guido Chigi Saracini e forse costruito da Antonio Stradivari per il re d’Inghilterra James II Stuart. Lei dice che questo violoncello ha voce mutevole da un giorno all’altro. Che cosa ha sentito?
«Mi ha sorpreso ed enormemente ispirato constatare che nelle lunghe sedute di registrazione, da un giorno all’altro, ma anche nel corso della stessa mattinata, il suono dello strumento si trasformasse ed acquisisse tridimensionalità, arricchendo il timbro di armonici in modo affascinante, come se il legno si risvegliasse attraverso le sue vibrazioni».
L'album è stato registrato a Siena, Palazzo Chigi Saracini.
È possibile accedere alla piattaforma qui.