L’Europa musicale attorno al 1600 secondo Laus Polyphoniae
La 33° edizione del festival di musica antica di Anversa dal 21 al 29 agosto
15 luglio 2026 • 4 minuti di lettura
Il programma della 33° edizione del festival di musica antica di Anversa che si svolgerà dal 21 al 29 agosto, pur ruotando attorno alla simbolica data del 1600, non si concentra sull’innovazione propulsiva della monodia accompagnata che segna l’avvento del barocco in senso musicale, e pone invece l’accento sulla continuità della tradizione polifonica nella sua transizione dal Rinascimento verso il secolo seguente.
D’altronde la vocazione principale di Laus Polyphoniae è quella di valorizzare la grande tradizione contrappuntistica franco fiamminga e con il titolo tematico della edizione di quest’anno, “Voices of Europe circa 1600, continent of counterpoint”, il festival vuole disegnare una sorta di mappa dalla quale far emergere gli scambi culturali e la circolazione delle musiche e dei compositori nelle diverse regioni europee, lasciando da parte le questioni che riguardano la contrapposizione tra la prima e la seconda prattica, dove quest’ultima indica l’avvento della monodia in stile rappresentativo accompagnata dal basso continuo.
Per questo nei programmi dei diversi concerti non troviamo i nomi di Caccini (se non di sfuggita soltanto con la sua Amarilli), de Cavalieri, Peri, Marco da Gagliano, e via di seguito, ma c’è quello di Monteverdi con il suo Vespro della Beata Vergine che è una sintesi delle diverse forme compositive dell’epoca e che sarà eseguito dall’ensemble Vox Luminis.
D’altronde come evidenziato nel lungo saggio di Vincenzo Borghetti intitolato “Europe ca. 1600: An Age of Diversity”, che è contenuto nell’elegante e sobrio libretto del programma generale composto da cinquecento pagine di formato verticale 10x15, l’enfatizzazione dell’anno 1600 come simbolico spartiacque tra Rinascimento e Barocco è frutto della prospettiva italiana dell’avvento delle prime favole pastorali in musica, ma su scala europea la situazione è molto più variegata e complessa come Laus Polyphoniae si è proposto di dimostrare quest’anno.
Il festival sarà inaugurato con la polifonia iberica di Tomás Luis de Victoria e il suo Requiem sarà proposto dall’ensemble inglese Tenebrae, per concludersi con un altro gruppo vocale britannico, i Gesualdo Six, che intoneranno una selezione di mottetti di principali compositori inglesi dell’epoca di William Byrd.
Da una parte dei numerosi concerti in programma emerge l’idea della mobilità della circolazione di musicisti in Europa, come “Dowland in Copenhagen” del gruppo Scherzi Musicali, o del franco fiammingo Jehan Titelouze che fu attivo in Normandia presentato da Les Meslanges, e allo stesso tempo anche della circolazione delle musiche, come è il caso della copiosa raccolta di madrigali stampata da Phalése ad Anversa con il titolo “De floridi virtuosi d’Italia” della quale l’ensemble More Maiorum offrirà una selezione.
La musica di autori italiani è molto presente nel programma generale, e a proposito di madrigali Comet Musicke eseguirà quelli di Pomponio Nenna, mentre Stile Antico proporrà una selezione dalle Sacrarum Cantionum di Gesualdo, e nel concerto presentato da Ensemble Irini i mottetti policorali di Giovanni Gabrieli saranno accostati agli inni del bizantino Konstantinos di Aghialos.
Tra i nomi dei diversi compositori spicca quello dell’eclettico e versatile Orlando di Lasso, che ben rappresenta l’Europa musicale del suo tempo, e che è il protagonista dei concerti di Collegium Vocale Gent che eseguirà le sue Lagrime di San Pietro, e di Utopia Ensemble che intonerà le sue Hieremiae prophetae lamentationes, oltre che del film del 2024 Orlando, une vie de compositeur à la Renaissance di Joachim Thôme, che verrà proiettato nella sala cinematografica del centro polivalente De Studio.
Ma c’è molto altro nel programma completo di Laus Polyphoniae che si può consultare sul sito della istituzione concertistica AMUZ nel cui auditorium, la chiesa sconsacrata di Sant’Agostino, si svolgono parte dei concerti che sono presentati anche nelle chiese di San Carlo Borromeo, Sant’Andrea, San Giorgio e San Giacomo. Il cartellone comprende anche la oramai consueta rassegna della International Young Artists Presentation con i gruppi Ossian’s Dream, Ensemble Pampinea, Il Concerto Intempestivo, Primo Getto, Trio Turbulences e KIMA che dopo aver lavorato per tre giorni con i due coach Peter Van Heyghen e Nicolas Achten, presenteranno le proprie proposte musicali al pubblico di Laus Polyphoniae, che è uno dei più importanti e qualificati festival di musica antica presenti sulla scena europea e nel quale la prassi musicale storicamente informata è d’obbligo.
Il senso e la chiave di lettura di questa nuova edizione, per la quale è stata scelta l’immagine della mappa dell’Europa disegnata dal cartografo fiammingo Gerardus Marcator, sono riassunti nella presentazione del direttore artistico Bart Demuyt: «Quando oggi guardiamo intorno a noi, sembra che i confini vengano tracciati in modo sempre più rigido. I conflitti divampano senza alcun riguardo per le conseguenze, le controversie vengono ingigantite e il dialogo tra gli esseri umani è sottoposto a una pressione sempre maggiore. È proprio per questo che ritengo valga la pena guardare indietro a un periodo in cui, nonostante tutte le tensioni politiche e religiose, l’Europa offriva anche spazio all’incontro, allo scambio e alla reciproca influenza. A Laus Polyphoniae 2026, rivolgeremo lo sguardo all’anno 1600 e al periodo circostante. Si tratta di un’epoca affascinante in cui idee, artisti e musica si diffusero in tutto il continente creando nuovi legami. Oltre all’eccezionale qualità del patrimonio musicale che ne è scaturito, ciò che ci affascina particolarmente è l’immagine di un’Europa in cui tradizioni, lingue e prospettive diverse erano impegnate in un costante dialogo».